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SPEDIZIONE MEDICI

Disertano però egualmente e si arruolano nella seconda spedizione Medici, della quale facevano pure parte lo Zio materno Avv. Giacomo Bortolotti ed altro nostro parente, Francesco Asquini, studente in legge.

Tutti quanti il 22 giugno approdano a Palermo.

Di Palermo, nostro Padre, riceve una buona impressione: "V'era tanta gente per le strade, come a Buja nel giorno di S. Ermacora,, scrive nella sua buona ingenuità in un libretto di ricordi, perduto purtroppo durante la recente invasione austriaca. Suo cugino Domenico-Valentino era invece l'uomo dalle scoperte strabilianti: "Lamban j hai ciatât un miez e miez c'al fume la beche „ (Lamban, nome di guerra di nostro Padre, ho trovato un taglio di vino mezzo d'una qualità e mezzo d'un'altra, eccellente). Ed un altro giorno: "Cioh!! Lamban, ho hai ciatât un ostarie la che si bêf il vin tal bocal come in Friul „.

A loro si unirono Domenico ed Eugenio Tuzzi, figli di una Merluzzi di Magnano e quindi procugini di nostro Padre e di nostro Zio, e Checo Rizzani, tutti uomini di statura vantaggiosa di oltre 1.80, tarchiati e dalle folte e lunghe barbe. Quando passeggiavano per le vie di Palermo erano guardati con curiosità dai passanti e quando venivano interrogati sul loro paese d'origine, Meni Tuzzi dalla voce cupa e cavernosa soleva dire: Siamo gli abitatori delle caverne del Monte Canin.

La loro compagnia era assai ambita da Ippolito Nievo, che quantunque Ufficiale di Garibaldi passava delle ore con quella accolta di mattacchioni.

Essi facevano la guerra in letizia, ma quando fu da combattere, combatterono e bene, questo per giudizio di tutti i loro commilitoni, che sono concordi nel magnificare il loro coraggio.