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Visita in casa Monassi

 ad Avilla nel 1789

di Gemma Minisini Monassi

 

FOTO

 

«Divisioni trà Messer Francesco Monasso dà una,

e

Messer Giacomo suo Fratt. o, e Nipoti

tutti Monassi

dall'altra.

1789»

Così è scritto sulla prima carta di un fascicolo di mm. 290 x 200, composto di 25 pagine e piut­tosto ben conservato, appartenente ai Monassi di Avilla. La stima è frutto di una accurata e scru­polosa perizia dei beni di famiglia, redatta nel marzo del 1789 dai Pubblici Periti Francesco Aita e Francesco Tonino, per conto del notaio Rodolfo Barnaba.

La divisione, fatta «cum onere, et honore in due uguali parti», riguarda le «case di muro solarate, coperte di coppi, con piccola porzione di paglia, pezzetto cortivo à fronte, e fondi delle case medesme». Partendo dalla «stanza terranea chiamata la cucina sin al sollaro», tutto vien misurato, quantificato, valutato, persino le pietre delle finestre, le cerniere delle porte, le serrature, le chiavi. Come la maggior parte delle case rurali friulane, anche quella dei Monassi aveva pianta allungata, le stanze erano disposte a «L» ed il rustico era incorporato.

Al piano terreno c'erano la cucina, con a mezzodì la «cameruzza», la «caneva» (cantina), «l'area» per i carri e gli attrezzi agricoli e la stalla, con vicino il «suinaretto». Al primo piano si trovavano le camere «con sollaro di travi, a tolle e poggiolo à fronte con collonette». Sopra la stalla il «fenil con coperto di paglia per colmo», l'ultimo piano, invece, era tutto occupato da un vasto «grannaro», dove venivano conservati i prodotti della terra, soprattutto granoturco e patate, ma anche dove venivano allevati i bachi da seta. Una scala esterna, fatta parte con gradini di sasso e parte di legno, portava ai piani superiori.

Lungo tutta la casa correva un «cogolado» (acciottolato) ed il «cortivo, delimitato à mezodì e à ponente da un muro chiusorio, tratto il vacuo della porta». Qui, un «morraro vecchio à levante delle case», un altro «appresso al suinaro», «un figaro nell'angolo di mezodì», «viti in pergola attacco il muro della casa», «due morraretti piccoli ed altri due principianti», garantivano verde, fichi, uva e more.

A questo punto, tenendo sempre sotto gli occhi il documento relativo alla divisione tra i fratelli Francesco e Giacomo, entriamo... nella parte più importante della casa, la più vissuta: la cucina. C'è un «pavimento con lastre mal condicionate, un armaretto sul muro di mezodì con portelle in lacci, un altro nel muro di levante, una gratticola per li piatti à due ordini, un tavolino longo di nogaro con scancello, altro piccolo tondo con trepiedi di nogaro, careghe e una pannara d'albeo vecchia con serratura senza chiave».

C'è poi il focolare con «una nappa con riquadro di tolle, a legno», posta sopra una «pietra in scotto piccola», il «cavedon» con la «catena da fuoco», a cui è appesa una «caldara di rame» per la polenta. Vicino un «paletto dà fuoco», un «tira bronze di ferro» e, naturalmente, «la banca dà seder». Appesi alle pareti «una padella di rame con manico, la stadiera e due fressore», completano l'arredo «una secchia ferrata per aqua» con «cazza di rame» ed il «grattapan».

Tra i «Benni di campagna» da dividere, il documento riporta pezzi di terra destinati a colture promiscue: prati, boschi e orti dislocati un po' in tutta Buja, ma anche fuori i confini del Comune, come ad esempio «un pezzo di terra arrativo, nudo posto in pertinenza di Mels, loco detto Paludo di Mels, che confina à mezodì l'alveo del Corno... ». Sul Quel Ponzal, sul Quel di Guarda, su la Mont, sul Quel Villan, sul Quel Chiapat, appartenevano alla famiglia Monassi «castagnaretti», «talponi» (pioppi) e boschi «parte d'ampollini e parte d'olnari», i prati, invece, erano posti soprattutto nella campagna di Campo (loco detto Graves), tra il fiume Ledra a levante ed il Rio Gelato a ponente. Altri terreni arativi si trovavano in Contrada Sottocostoia, a Strambons, ad Ursinins Grande ed a Santo Stefano.

Chiara e precisa è sempre l'identificazione dei fondi, grazie alla toponomastica della zona, in gran parte ancora esistente, al riferimento del corso di alcuni fiumi (Ledra, Rio Gelato, Corno), al sistema viario (strada pubblica, strada consortiva), non manca poi un'accurata segnalazione dei proprietari confinanti.

A questo punto, sul documento, segue un lungo inventario dei beni «mobbili e semoventi».

LA CUCINA

 

Catena da fuoco dà noi stimata

 

(1)

L. 3: - -

Cavedon dà fuoco

L. 4: - -

Paletto dà fuoco

L. 1: - -

tira bronze di ferro

L. -: 10

Un secchio di rame di peso lib. 3 onc. 5 a L. 2 val. (2)

L. 6: 16. -6

Altro n° 1 pesa lib. 5 onc. 3 a L. 2 val.

L. 10: 10: -

Caldara grande pesa lib. 9 a L. 2: - compresa la tara val.

L. 18: - -

Detta piccola pesa lib. 5 onc. 6 a L. 1: 15 val.

L. 8: -7: -6

Secchia ferrata per aqua n° 1 val.

L. 1: --

Cazza di rame con manico di val.

L. 1: 10

ferro, due fressore, di cui si pren-

 

derano una per parte La stadiera resterà commune Così pure il Pal di ferro Padella di rame con manico, e trepiedi di ferro pesa lib. 1 onc.

 

9 a L. 1: 16 val.

L. 3: - 3

Banca dà seder presso il fuoco val.

L. 3: -

Le careghe si dividerano per mittà Pannara d'albeo vecchia con serratura senza chiave

L. 4: -

Tavollino longo di nogaro con scancello

L. 10: - -

Altro piccolo tondo con trepiedi di nogaro Il grattapan resterà commune, come pure la mastella di lavar

L. 2: -

NELLA CUCINA FU' DI M° GIOSEFFO MONASSO

 

Tinazzo piccolo in stato mediocre stimato dà messer Pietro Barnaba resta separato per compenso d'altro di donna Maria consumato val.

 L. 8: -

Altro tinazzo val.

L. 6: - -

Una brentella val.

L. 3: - -

Un conzo in buon stato

L. 3: 10

Un coperchio di tinazzo di tol-le d'albeo

L. 2: -

NELLA STANZA A' TRAMONTANA DI DETTA CUCINA

 

Tellaro vecchio per tesser, con suo gorlo

L. 10: -

Due rode di carro nuove con quatro vere di ferro senza cerchi, ambedue val

L. 20: -

Il legno del volzedore

L. 2: -

Versore d'aratro pesa lib. 10 onc. 2 a sol. 10

L. 5: -1. -6

Altro più grande di peso lib. 21 onc. 6 a sol 15

L. 16: -2: -6

Ferro longo pesa lib. 8 onc. 8 a sol. 10 val

L. 4: -6: -6

Un cerchio di roda vecchio lib. 15 onc. 6 a sol. 10

L. 7: 15: -

Una cadena per anatro con una vera, ed un onzia pesa tutto lib. 8 onc. 4 a sol. 15

L. 6: - 5

NELLA CAMERUZZA

 due carattelli, di cui si prenderanno uno per parte Vene di feno n° 8, e boccoli n° 4, pesa tutto lib. 10 a sol. 10 val

L. 5: - -

NELLA CANEVA

 

un tinazzo grande di tenuta conzi 14 nuovo (3)

L. 30: -

Altro tino: quasi nuovo di miglior qualità

L. 30: -

Una brentella in buon stato di conzi 4

L. 9: -

Una botte nuova di conzi 13

L. 30: -

Un carattello di conzi 5

L. 13: -

Un carattello di conzi 2

L. 6: -

Un carattello di comi 1 val

L. 2: -

Altro di comi 2 val

L. 4: -

Un carattellino di conzi 1 val

L. 2: -

Due cenghioni con catena per attaccar animali

L. 8: -

Un Pradel colla catena di ferro

L. 1: 10

Cattene d'attaccar animali alla grippia par collana di legno n° 2 ambe

L. 1: 10

Detta di collana di ferro n° 2 val

L. 3: - -

Serraglia di carro

L. 3: -

Una mannara di pic

L. 2: -

Martello di chiodi, e Tenaglie

L. 1: 10

Mazzoletta di batter corame n° 1

L. 1: 10

Massango grande, e massanghetta piccola

L. 2: 10

Massango  piccolo, e  massanghetta grande

L. 2: - 5

Pestalardo, ed altra massanghetta vecchia

L. 1: -

Sappone

L. 6: -

Battadore para trè a L. 3: - una per l'altra

L. 9: -

Forche di ferro piccole n° 2 a L. 1

L. 2; -

La zappa, e li badili furon divisi e consegnati alle parti d'accordo. La molla d'aguar resterà commune.

 

NELL'AREA

 

La brazzadura del carro d'avanti con due rode ferrate, ed il suo timone

L. 70: -

Brazzadura di dietro ferrata senza rode compresa la cazzola con una vera ed il Rili (?)

L. 22: -

Una bena

L. 5: -

Un scallaro con traversa di ferro di lama con scalletta

L. 6: -

Carodiello con due rode ferrate mal'in ordine

L. 4: -

mobbili summano

L. 445: 12: - 6

 

 Per avere un quadro completo, desidero aggiungere che tutto ciò che veniva portato in dote dalle donne (gli abiti, la biancheria da tavola e da letto, i materassi, le cassepanche ecc. ) non entrava negli inventari del tipo descritto, in quanto rimaneva di esclusiva proprietà della donna.

 

NOTE

(1)  La valutazione è fatta in lire venete, soldi e bezzi.

(2)  Unità di misura per i pesi era la libbra: libbra grossa di Venezia = gr. 477 libbra sottile di Venezia = gr. 301

L'oncia era la dodicesima parte di una libbra.

(3)  Unità di misura per i liquidi era il conzo: conzo= 1. 79, 30

secchia = un quarto di conzo

conzo «a misura di mosto» = 1. 83, 94.