La nobile famiglia Comoretto di Buja di Pier Lodovico Ursella
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Il cognome Comoretto ha origini nobili che provengono dalla famiglia Arisperch, originaria della Carniola. Si dice che un nobile cavaliere della Carniola, membro della casata degli Arisperch, verso il 1200, sostando nel Comune attuale di Rivignano, attratto dall’ideale posizione della zona, costruì un castello denominandolo con il nome della sua famiglia, cioè Ariis. La casata degli Arisperch fu molto importante al tempo del feudalesimo e da quella stirpe uscirono molti personaggi dotati principalmente nell’arte delle armi. Da un documento del 1287 sappiamo che Asquino di Arisperch ebbe la concessione di “trahere unam Roiam de aqua Ledrae” a Buja per erigervi un mulino. Un documento del 26 febbraio 1292 registra l’investitura a feudo d’abitanza di Asquino e di suo figlio Comoretto (della nobile famiglia degli Arisperch), da parte del Patriarca Raimondo della Torre, di una terra libera “sita sub castro Buja quam tenebat se cum tegia domini Patriarchae et olim fuit dicti Asquini de feudo abitantiae”, cioè una terra posta tra il muro interno del castello e la cinta che il padre aveva già da tempo ottenuta in abitanza. Questa ricompensa venne data a Comoretto per l’aiuto assai rilevante dato al Patriarca nel corso delle guerre trascorse. Il castello di Buja dipendeva nel secolo XIII° unicamente dal Patriarca che là vi teneva un gastaldo o capitano che, oltre alla custodia del luogo, rappresentava il Patriarca nei consigli e nei giudizi, amministrava le rendite della gastaldia, che oltre a Buja, si estendeva nelle vicine ville di Carvacco, Farla, Majano, Treppo Piccolo e Vendoglio. Fra i diversi gastaldi o capitani di Buja, nei documenti consultati, si legge che nel 1372 Nicolò di Comoretto fu gastaldo di Buja e nel 1425 Antonio Comoretto fu notaio e gastaldo. Negli archivi della Pieve di S. Lorenzo M. di Buja si trovano diverse pergamene con atti di questo notaio. Le nobili famiglie di Buja, “Barnaba, Rizzardi e Comoretto”, dai nomi dei loro capi, acquistarono il cognome; così scrive lo storico Vincenzo Joppi nel 1877 su “Notizie del castello di Buja”. Sotto la Serenissima Repubblica Veneta, l’investitura dei Comoretto venne riconosciuta, infatti questa famiglia era tenuta a dare alla “Patria” in tempo di guerra, il contributo di un “pedem equi”, cioè un cavaliere con cavallo, che veniva poi completato dai Pezzetta di Tomba, dai Mantica di Udine e dai Di Vendoglio. Da un documento del 10 agosto 1430, sappiamo che Nicolò di Antonio Comoretto di Buja acquistò da Giacomo di Vendoi, per il prezzo di 81 monete d’oro il molino di Grava in Buja con le sue pertinenze. Il 15 dicembre 1755 troviamo una notifica del Sindaco, del Massaro e dello Scrivano del Comune di Buja, dove dice che i molini che sono piantati sopra le acque del torrente Ledra, causa le frequenti esondazioni sono continuamente danneggiati, non solo da detto torrente ma anche dai rivoli chiamati Dobbis. Di questi quattro molini, due erano di proprietà dei Comoretto, cioè: 1 molino chiamato Sposlis di Valentino fu Antonio e figli Comoretti di mole n° 4 e un molino chiamato Grava di Valentino fu Gio: Lonardo et consorti Comoretti di mole n° 6. In diversi atti di locazione del 1700, troviamo i Comoretto di Monte sacrestani della chiesa di S. Lorenzo, che in compenso dell’assistenza che dovevano prestare alla chiesa suddetta ed a quella di S. Sebastiano (ora demolita), avevano in godimento la casa vicino la chiesa (canonica vecchia) e i terreni adiacenti. Successivamente i Comoretto di Monte acquistarono questa casa con i terreni circostanti (ora di proprietà di una famiglia udinese). Tra il 1871 e il 1883, la chiesa matrice di Monte fu allargata ed allungata più del doppio, per questo dovettero espropriare i terreni adiacenti che erano di proprietà di Leonardo Comoretto (1830-1894). Secondo il racconto di diversi anziani di Monte, Leonardo nonostante facesse tutto il possibile per evitare l’esproprio, dovette cedere alle forze ecclesiastiche, ma dopo la benedizione della prima pietra, avvenuta il 14 dicembre 1871 da parte dell’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Casasola (originario di Buja), con solenne cerimonia, ancora in collera, Leonardo fece i suoi bisogni sopra quella pietra durante la notte, imbrattandola sacrilegamente. Venuto a conoscenza del fatto, l’allora pievano mons. Pietro Venier, gli mandò la maledizione, così si diceva, per questo tre dei suoi figli morirono a circa vent’anni di età, mentre altri morirono improvvisamente. Leonardo Comoretto, che aveva sposato l’aristocratica Anna Nicoloso “Cavalèt”, era proprietario oltre che della sua casa d’abitazione in Monte, anche della casa dietro la chiesa e possedeva molti campi e boschi. Dal capostipite Comoretto, insediato in Monte di Buja nel 1292, questa famiglia proliferò e si sparse in vari borghi di Buja con soprannomi diversi. Borgo di Monte: Comoretto Culau (di Nicolò), Di Agnul di Mont, Di Nard di Mont, Di Mont, Di Toni, De Rosse. Borghi di Madonna, Solaris, Sopramonte: Comoretto di Jorz, Gjalòt, Joachin, Nan, Peonass, Pezzet, Biss, Burlàn, Cesarìn, De Garzine, De Todeschie, De Zae, Di Marco, Gal, Masìn, Menòs, Parùss, Tòful, Zus, Mocj. Borghi di S. Stefano, Caspigello, Casella: Comoretto Bracènt, Burlàn, Cavalèt, De Bàcule, De Casèle, Di Rose, Di Vissense. Borghi di Avilla, Sottocolle, Andreuzza, Tonzolano: Comoretto Burlane, Zus, Pulzàn. Borgo di S. Floreano: Comoretto Gal. Borghi di Tomba, Saletti, Campo: Comoretto Quargnâl, Di Marco, Zus. _________________ Notizie tratte da: Castello di Buja - G.C. Menis, 1984. Stemmi Buiesi - Pietro Menis, 1951. Annali vol. III°, Manzano. Documenti n° 602 e 629 – Bianchi pag. 153 - Paschini, 1930. Notizie del castello di Buja - Vincenzo Joppi, 1877. Notizie varie ed opere scritte da letterati friulani, tomo IV°, pag. 506 - Liruti. Rivignano, un secul di vite, storie di popolo, di feudi e di signori - Mario Giovanni Battista Altàn, 2003. Archivio della Pieve di S. Lorenzo Martire. Archivio di Pier Lodovico Ursella. |