INDIETRO

Il corredo delle spose 

a Buja nell'800 

di Gemma Minisini Monassi

 

FOTO

 

Per farsi un'idea della storia dell'abbigliamento e della condizione femminile nel Friuli collinare dell'800, particolarmente interessante è l'analisi degli inventari dotali, nei quali è facile veder scorrere il fluire della vita: uno spicchio della realtà di ieri per gli uomini di oggi.

Quando una giovane andava sposa, il corredo era tutto quanto portava con sé nella casa del marito; era il corredo, più o meno ricco, che le garantiva una certa indipendenza in un ambiente spesso per lei completamente nuovo e, a volte, anche ostile. La consistenza del corredo dipendeva strettamente dalle condizioni economiche della famiglia della sposa ed anche da alcune tradizioni locali.

Se le ragazze ricche di città ricevevano in dote abiti in seta con ricami e pizzi e molto spesso anche gioielli importanti, le giovani spose dei nostri paesi di campagna mettevano nella casa nuziale soprattutto abiti di rigatino, di cotone stampato a colori vivaci come le tele indiane, le persiane o i calancà, vestiti di cambrì, di stopitta, di mezzalana, di bombasina. Un tempo, in Friuli, la coltivazione di piante di lino, ma soprattutto di canapa, era piuttosto diffusa e non c'era famiglia in cui non ci fosse qualche donna capace di filare e di tessere queste fibre con abilità e maestria.

Le stoffe così ottenute servivano per fare camicie, grembiuli da lavoro, lenzuola e federe. In ogni casa, poi, si allevavano i bachi da seta, lavoro faticoso che impegnava per parecchi giorni tutti i componenti il nucleo familiare, ma alla fine il filo lucente veniva trasformato in abiti e grembiuli per i giorni di festa, fazzoletti da testa e da collo.

Sempre di seta, ma di seconda scelta, era la "bavella", che spesso veniva unita con la canapa, con il lino o con il cotone per ottenere tessuti più consistenti chiamati "stopolini". I colori erano vari, ma sempre brillanti.

 Dall'inventario dotale che "Domino Giovanni qm. Giuseppe Monasso consegna alla di Lei Figlia Maria che è per incontrar il matrimonio con ser Domenico di mistro Angelo Barachino" risulta che l'abito "noviziale" è di bavella "però fina", mentre Caterina Monasso, andata sposa nel 1857 ad Antonio di Pietro Calligaro, ha indossato per l'occasione "un abbitto noviziale Orleans negro, una traversa noviziale (e) un fazoleto (di) tul bianco".

 Anche la lana veniva filata e tessuta in casa, se unita ad un filo di canapa o di lino, prendeva il nome di "mezzalana" ed era usata soprattutto per confezionare abiti e giacchette. Lenzuola e federe nuove, ma spesso anche usate, di ruvida canapa o di lino, camicie, tovaglie, vestiti, fazzoletti e grembiuli, tutto veniva preparato con particolare cura dalla futura sposa durante le lunghe serate invernali, nella stalla, al riparo dai rigori del freddo.

 Accanto agli animali, le donne filavano, ricamavano, rammendavano le loro povere cose cantando villette o recitando il Rosario, mentre gli uomini sgranavano le gialle pannocchie o aggiustavano gli attrezzi da lavoro. Spettava alla sposa anche preparare i materassi (nei quali la madre metteva un pezzettino di cera benedetta o qualche fogliolina di ulivo pure benedetto), le coperte, i cuscini e, se le condizioni della famiglia lo permettevano, veniva aggiunto anche qualche altro bene mobile, un paio di orecchini, un filo d'oro, di coralli o di granati, un piccolo cuore o una croce...

Era compito dello sposo, invece, pensare al letto nuziale che, fino all'800, era formato da semplici cavalietti e tavole oppure da sponde con tavole incassate. Stando agli inventari dotali in mio possesso, Maria Monasso, sui "cavaléz" preparati da Domenico, ha messo "un pajarizzo di tella stopitta casalina" e sopra "un letto da penna con lentima casalina", più fortunata Caterina che sul "pagliarizo di canavo a quadraloni" ha steso Lìgio Bolzòn e Silvana Perescine di nuviz (1941) "un letto di Tarlise a opera con lana nuova, capezale cussini". Nella camera degli sposi, anche la più povera, un posto importante era sempre riservato alla cassapanca o cassa nuziale, nella quale ogni ragazza che si preparava alle nozze riponeva da anni i capi del suo corredo.

Più tardi la cassa nuziale sarà sostituita con un Burò o Comò. Maria Monasso, infatti, ha portato la sua dote in casa di Domenico Barachino in "2 casse con serratura usata", Caterina, invece, quarant'anni dopo, ha avuto in dote "un Burò di nogaro con tre casselloni e diversi cassettini a segretti con feratura fornita di Otone" ma anche "una cassa pure di nogaro".

In occasione del matrimonio, veniva steso il "patto dotale" che fissava precisi impegni tra le famiglie degli sposi. Parte integrante del patto era "l'inventario dotale", un lungo e minuzioso elenco di tutto ciò che la famiglia consegnava alla futura sposa (abiti, biancheria, ori, altri beni mobili). Questo elenco era steso con grande minuzia e pignoleria proprio perché costituiva la liquidazione alla donna di tutto o parte dell'asse ereditario che le spettava, liberando così i fratelli da ulteriori possibili obblighi.

 Mattia Monasso, per fare la dote alla figlia Caterina ha speso Austriache Lire 710: 79, perciò a chiusa dello inventario dotale che la riguarda si legge: "... (Caterina) qual somma di valore la ritiene come effettivo saldo essendo stato speso nelli mobili ed effetti sudetti con ciò a rinuncia di stima delli medesimi par cui acorda e ritiene che doppo la mancanza a vivi del predetto di lei Padre vengali imputata nell'eredità ad essa spetante senza alcun reclamo". Gli inventari, generalmente, nei nostri paesi erano stesi dai sarti o da altri stimatori alla presenza dei genitori della sposa ed erano sempre sottoscritti dagli interessati e da due testimoni.

Non si deve, però credere che l'usanza degli inventari dotali sia una tradizione unicamente dei secoli scorsi, ho qui tra le mani un inventario molto più recente, porta la data del 27 febbraio 1941. E in carta da bollo da Lire 6 e contiene il lungo elenco di "Oggetti dotali consegnati a Aita Silvana di Francesco all'atto del suo matrimonio con Tessaro Eligio di Riccardo". Pur essendo in periodo di guerra la dote è formata da ben 10 paia di lenzuola, da 12 federe, da due materassi di lana, non mancano poi parecchi capi di biancheria intima, capi spesso totalmente sconosciuti alle spose dell'800. Questo inventario testimonia come fino a pochi anni fa le tradizioni abbiano sottolineato e reso più solenni i momenti fondamentali della nostra vita.

Oggi la cassa nuziale non esiste più, come non esiste più il carro ornato con fiori e rami verdi che pochi giorni prima delle nozze portava alla casa dello sposo il "prezioso" corredo, dopo che la madre della sposa aveva posato un ramo d'ulivo sulla cassapanca, oppure aveva gettato del sale benedetto davanti al carro o tracciata una croce. Oggi la sposa non spezza più con un ginocchio una verga davanti ai buoi per poi lanciarla dietro a sé il più lontano possibile... A ricordo di questo Friuli più vero, dall'anima antica, rimangono solo i freschi versi di Zanetto: ....

Cjariat il cjâr, la zovine

va donge il cjaradôr

e chest culì i presente,

cun t'un inchìn d'onôr

un biel bachet scussât:

apene lu à guantât

 

je fâs la crôs in tiare

denant il cjâr e i bûs;

po cui zenoi lu spache,

e come al puarte l'ûs,

cun t'un gran sfuarz di man

lu bute vie..... lontan......

 

________________________________________

 

Regno Lombardo Veneto 

Provinzia del Friuli

Comune di Buja li 21

Febraro 1819 mille ottocento e diecinove

 

Inventario, e stima delli mobbili qui sottoscritti che Domino Giovanni qm. Giuseppe Monasso consegna alla di Lei Figlia Maria che è per incontrar il matrimonio con ser Domenico di mistro Angelo Barachino ambi di questa comune; e segue rinventario.

N°. un Letto da penna con lentima casalina val L.49: 12

N°. un pajarizzo di tella stopitta casalina val L.13:82

N°. una coperta di letto val L.21:49

Un abito di Cambrì val L.17:35

Un detto di mezza lanetta verde L 7:16

Un d. di mezzi stupolini rigato e passato val L.3:11

Un d. (di) mezi stupolini ad ochiali un po usato L. 4:60

Un detto con giachetta di lino fino di color turchino L. 12:79

Un detto simile di bombasina turchina val L.13:81

Una detta simile di stopitta con turchino e bianco L 9:21

Un d. simile di canevo bianchizato val L 3:58

Una d. di stopitta turchina con fil bianco L 3:11

Un abito noviziale di bavella però fina L.22:-

Un d. di stopitta rigata e passata val L.7: 16

Una giachetta di pano blu val L. 8: 69

Una detta simile usata L. 2:55

Una detta di stopita rigata e passata L. 2:55

Una detta di basè L 4:09

Una traversa di sessa a fiori L 6:65

Un fassioletto ricamato L 5:11

N°. 4 fassioletti da naso L7:67

Una traversa di sessa rigata val L 4:09

Una d. cambrì fino val L 6: 14

Una detta di coton rigata e passata L 3: 58

Un fassioletto fino straalto. con facia attorno L 4: 09

Un mezzo di cambrì da colo L 1: 02

Un fassioletto di sessa con ricamo val L 2: 04

Un d. simile assai usato L: 51

Due detti simili L. 3: 58

Una traversa di persiana L 3: 58

Un fassioletto di coton di color cremise L 3: 07

N°. 4 camise di canevo valgiono L23: 56

N°. 3 dette un poco usate L 9: 21

Una detta di voadizza L 4: 60

Una cotola di stopita L 2: 04

Una giachetta rigata e passata L 1: 02

N°. 4 traverse rigate e passate valgono L 7: 67

N°. 2 linsioli di canevo di due telle l'uno L 14: 32

Due detti simili di due telle e mezza l'uno L 30: 70

Un detto un po usato L 10: 23

N°. tre tovaglie di canevo L 7: 16

Due intimelle di canevo L 2: 29

Una cotola scura con giachetta L 12: 28

Una traversa nera constanzetta L 3: 58

Una d. indiana L 4: 60

Una giachetta di mezzalana L 5: 11

Un linsiolo di voadizza L 7: 16

N°. due para di scarpe usate L 5: 11

Un mezzo fassioletto di collo di sessa fina L 2: 55

N°. 2 casse con serature usate

L15: 35 Un pajo ruchini d'oro L 12: 28

Un fillo coragli L 6: 14

somma totale Austriache L 448: 28

 

Maria figlia di ser Giovanni Monasso per non saper scrivere afferma con segno di croce jo Domenico di Angelo Barachino affermo man propria

 Mistro Zuane Filipuzzo stimator ricercato dalle parti afferma col segno di t jo Domenico filgio del qm. Battista barachino fui testimonio alla facitura e segni di croce

jo Mattia di Antonio Barachino fui testimonio alla facitura della presente stima e segni di croce.

 

Regno Lombardo Veneto

Provincia del Friuli

Distretto di Gemona

Comune di Buja li 28 aprile 1857

 

cinquantasette Inventario delli mobili che consegna Matia del fu Giovanni Monasso alla di lui figlia Caterina che e per contrar in Matrimonio in Antonio figlio di Pietro Caligaro e segue Primo un Buro di Nogaro con tre casseloni e diversi cassitini a segretti con feratura fornita di

Otone di valore.

Austriache cinquanta dicensi L 50: -

una cassa pure di nogaro di valore L 17: -

un letto di Tarlise a opera con lana nuova capezale e cussini di valore L 100: 79

un Pagliarizo di canavo a quadraloni di valo(r) L 25: -

una coperta imbotida di Bagado di lino e rosso fodra di Cotonina con Bom(b)aso fra mezo di valor unito L 29: -

una copertina da letto di costo L 18: -

un paro di lànzuoli di Canevo fin a tre telle di valore L 30: -

un paro detti più ordinari a tre telle di valore L 27: -

un paro detti simile di valore simili L 27: -

un paro detti simili di valore simili L 27: -

un paro detti simili ma picoli di Braza 2 L 22: -

Braza n° 45 di tella di canavo di valore L 43: -

un lanzuolo di lino usato con merlo fra mezo L 7: -

un Abbitto noviziale Orleans negro di valor e costo L 24: -

una traversa noviziale di costo L 8: 50

un fasioletto di setta di costo L 8: 50

un fazoleto tul bianco L 5: 50

N°. 3 Abbitti di Cotonina diversa di valore unito L 35: 74

altro Abbito di Bombasina a stampe di valore L 13: 50

N°. 3 traverse diverse di valore L 5: -4

Braza cinque Cambrich di costo L 3: 75

Braza 6 Cambrich per traverse di valore L 4: 87

una sottoveste di dimito rigato di costo L 6: 30

fazoletti n°. 6 in sorte diversi di costo L 4: 50

un fasioletto vale di costo L 2: 75

due detti Rosso di costo L 2: 50

un detto da testa di costo L 7: 00

un Identico usato divalore L 2: 50

due detti da sotto usati assai di valore L 2: 25

due detti quasi simili usati di valore L 3: -

un detto rosso usato di valore L 1: 15

due fazoletti da sudore di valore L 1: 10

una traversa usata oscura di valore L 1: 25

due dette usate oscure di valore L 2:00

una detta di Cambrich L 2:00

una detta bala colo(r) negro L 2:50

un Abbito di Bombaso e lana usato di valore L 15:00

un detto di Cambrich a stampo di valo(r) L 9:50

un detto di Cotonina a quadrati di valore L 9: -

altro detto di Cambrich a stampo di valore L 10:75

una sottoveste di bombasino L 3:-

ltre dette di canevo un poco usate di valore L 2:75

due dette di Cambric usate assai L 1:30

N°. 2 Camise da Dona di lino L 11:-

2 dette una con Bombaso di canavo L 10:50

1 di lino usato di valore L 2:75 N°.

3 dette di canevo poco usate di valore unite L 13:-

N°. 3 tavuajoi di lini sipinadi di valore L 4: -

2 dette di canavo con filatti rossi di valore L 3:50

due Abbitti diversi usati di valore L 4: -

para n°. 5 calze parte nuove e parte usate vale L 5: -

Coragli a passetto croce doro L 11:75

Ruchio d'oro di costo L 15:-

una camisa di uomo di lino di valore L 6:50

Austriache L 710: 79

 

Regno Lombardo Veneto

Provinzia del Friuli

Distretto di Gemona

Comune di Buja li 28 Aprile 1857 cinquantasette

 

Dichiara la qui sotto firmata con croce Caterina figlia di Maria Monasso di aver ricevuto dal di Lei Padre Matia in conto in parte ad essa spetante al momento del di lei coloccamento in matrimonio) in Antonio figlio di Pietro Caligaro in tanti mobili importanti come dal distinto riscontro fatto in altro foglio mediante vestiti biancheria e letto e suoi accesori effetti d'oro ed altri mobili importanti e necessari che unito la soma di Austriache Lire sette cento e dieci centesimo setantanove qual somma di valore la ritiene come effetivo saldo essendo stato speso nelli mobili ed effetti sudetti con ciò a rinuncia di stima delli medesimi par cui acorda e ritiene che doppo la mancanza a vivi del predetto di lei Padre vengali imputata nell'eredità ad essa spetante senza alcun reclamo per la ripetuta somma di Austria(che) lir(e) 710: 79 in conferma di che essendo iliter(ata) col segno ordinari(o) di croce afferma col nominato futuro suo sposo Antonio Caligaro ed alla presenza delli due radunati testimoni t Croce di Caterina Monasso essendo iliterata ha pregato me Antonio Bortolotti a scrivere il suo nome e cognome Antonio filgio di Pietro Calligaro affermo a quanto di catarina sopra monasso Ganziti Angelo qm. Domenico fui presente testimoni(o) alla croce et alla sottocrizione di Antonio caligaro jo Antonio Bortolotti fui testimonio alla di due parti cioè Caterina Monasso e di Antonio Caligaro.

 

OGGETTI DOTALI CONSEGNATI a AITA SILVANA

di Francesco all'atto del suo matrimonio

con Tessaro Eligio di Riccardo.

 

N° 10 (Dieci) paia lenzuala

N° 12 (Dodici) fodere per cuscini

N° 12 (Dodici) asciugamani

N° 5 (Cinque) sottovesti

N° 6 (Sei) paia mutande

N° 7 (Sette) camicie di giorno

N° 5 (Cinque) camicie da notte

N° 12 (Dodici) fazzoletti da naso

N° 1 (Una) tovaglia

N° 12 (Dodici) tovaglioli

N° 2 (Due) farsetti maglia

N° 3 (Tre) abiti

N° 6 (Sei) paia calze

N° 1 (Una) coperta di lana

N° 1 (Uno) copriletto

N° 2 (Una) imbottita di lana

N° 2 (Due) materassi di lana

N° 2 (Uno) armadio con tiretti per biancheria

N° 1 (Uno) abito sposa

Tutti gli oggetti sopraelencati sono stati pagati dal padre nella cifra di L. 4. 878 (Quattromilaottocentosettantotto) ed in segno di conferma questo atto viene sottoscritto dalla figlia Silvana in presenza dei firmati testimoni.

 

 Buja, li 27 Febbraio 1941 XIX°

Aita Silvana

Tessaro Giosué

Zuccato Agostino teste

Di Gioseffo Giovanni teste

Aita Francesco