1955   N° 5 

Il corredo della sposa

di Andreaina Ciceri

 

 

Catinute e ha fàt la coltre e Masut i cavalèz.

(Ost. V. in F. pg. 350)

Insieme alla iconografia in generale (ex voto, affreschi, ecc. ) e alla ritrattistica in particolare, gli inventari e patti dotali sono un buon aiuto per ricostruire, nella sua esatta fedeltà, il costume della donna friulana attraverso i tempi. Questo preciso e dettagliato inventario è di epoca relativamente recente, del 1830: non passerà molto tempo e il « costume » friulano andrà pian piano perdendo quelle caratteristiche che permettevano di definirlo tale, avvicinandosi sempre più alla uniformità del vestire medioborghese.

La nostra sposa, Lucia Pezzetta della famiglia soprannominata Testôr, tuttora esistente in Tomba di Buia, era di condizione contadina: ce lo mostra, senza possibilità di dubbi, quella « zappa da sapàr il sorgo » che, inventariata insieme con gli oggetti personali, acquista un crudo significato, quasi di simbolico viatico per la futura sposa.

Difficile è fissare un valore comparativo degli oggetti stessi col loro prezzo odierno, allo scopo di definire quella somma di Lire austriache 581, 13 e di rapportarne il potere di acquisto.

Tuttavia, dal numero e dal tipo degli oggetti inventariati, si può senz'altro affermare che la dote di Lucia è esemplare e tipica di una popolana di media possibilità economica.

Ci fa sorridere perciò, o per lo meno ci fa pensare che doveva essere di parecchio posteriore quel popolano smargiasso che cantava:

Tu tu cros di fami gole cun chêi quatri rizzotins, 'o'nd'ai une a Vilegnove cun cinquantemil florins.

(Fonte orale: D. Virgili - Ceresetto)

Il valore di ciascun oggetto è concordato ed enunciato scrupolosamente e scrupolosamente sottofirmato dai testimoni (uno per la sposa ed uno per lo sposo, in questo caso) oltre che dagli interessati e dall'estimatore-mediatore.

Un tempo questa operazione inventariale veniva più di frequente fatta, o per lo meno firmata, davanti al Notaio (uso che ancora sussiste, per esempio, nel meridione). Infatti la dote non è un dono, ma una liquidazione dei diritti della figlia uscente. Nei tempi antichi (sec. XIII, XIV), la dote costituiva la sola parte spettante del patrimonio famigliare, perciò doveva essere congrua, cioè tale da corrispondere alla legittima: «Dos succedit loco legitimae » !

Poi, man mano che la donna va giuridicamente emancipandosi ed acquistando diritti, decade la « exclusio propter dotem » e la legittima delle figlie, nell'asse dell'eredità paterna, diventerà sempre maggiore.

L'inventario che presento giace nell'Archivi privato del defunto geometra nh Umberto Barnaba di Buja. Penso che vi si trovasse in connessione agli atti di divisione della famiglia Testòr, ma non posso fare illazioni arbitrarie circa la possibilità o meno che Lucia abbia ricevuto altre spettanze dell'eredità paterna.

Antonio Bortolotto, che dal cognome sembra maianese, quindi compaesano dello sposo, compila e sottofirma l'inventario, avvallando le grosse e tremolanti croci segnate dagli altri « tutti iliterati ». Pare di sentire un segreto compiacimento in questa dichiarata superiorità!

Nel suo italiano di intonazione veneta (i friulani impararono prima il veneto che l'italiano; e di ciò ci si accorge ancora, quando parlano in « lingua » i vecchi delle nostre campagne!), condito di friulanismi, sentiamo però anche la presenza viva della sposa; dev'essere ben lei che suggerisce, con femminile competenza e compiacenza, i nomi delle stoffe, i particolari, i colori: rosson moderno... marasco... color copi... turchin con rosete...

Tutte quelle vesti, quei fazzoletti, quelle lenzuola dovranno servirle per lunghi anni o per tutta la vita, senza contare che spesso si passavano di madre in figlia molti oggetti, come par di indovinare sia avvenuto qui per le scarpe, che infatti son dichiarate vecchie.

Molti altri indumenti sono usati e persino «assai» usati: eppure tutto quello che la figlia si portava via, veniva elencato. Soltanto le spese per il banchetto nuziale e per gli sponsali, non venivano conteggiate.

Il « prestamento », come era detto un tempo l'insieme dei « vestimenti, bellisie e mobili », contemplava, anche per Lucia, alcuni ornamenti, un cassettone, la tipica cassapanca, la biancheria da letto e da tavola e, accanto a molti fazzoletti, abiti ecc., assai pochi indumenti intimi, infine « cinque para calcie », gran lusso, giacche le calze cominciarono ad essere largamente usate solo nel tardo '700.

Dopo il lungo elenco, par proprio di sentire la sposa sospirare:

 

Si savessis vò chèl zòvin

Ce che i ûl par là a marît...

I ûl un jèt e un pâr di chazzis

E un burò chalchâl pulît.

(Ost. pg. 116)

 

REGNO LOMBARDO VENETO COMUNE DI BUJA

«li 13 Febraro 1830 e trenta

« Ricercato io sottoscritto da m/r Filippo « q/m Angelo Pezzetta det Testòr a stimare « li mobili che consegna alla di lui figlia di « nome Lucia in conto di parte paterna che « a per Contrar in matrimonio con Pietro « del fu Santo Natulin ora domiciliato nella « Comune di Majano col intervento assenso « del sudeto Pietro ed alla presenza de qui « sottoscritti Testimonij e segue l'inventario.

N° un Buro di nogaro con tre casetoni e due casetini con serature e fornito d'otone di costo Austriache lire trentauna C/mi quaranta e tre diconsi

31: 43

N° un Letto da penne con Entima nuova Rigata capezal e cusini il suo valore è lire
- una Coperta imbotida di Regado di lino la fodra di tella di stoppa e stoppa fra mezzo di valore

46: 29 20: 29

N° un Abbito Noviziale di setta mezza filatta e meza tirata fornito di veludo negro il suo valore
N° un Fazioletto Noviziale Ricamato di costo

24: 37

4: 16

N° una Traversa noviziale di costo

5: 74

N° un Mezo fasioleto da collo di setta di costo

8: 57

- una Croce doro di costo

4: 37

N° 5 Fili di coragli rossi di costo

4: 37

N° un paro di Ruchini d'oro di costo

8: 57

N° un fasioletto a stampo con fascia oscuro

1: 75

N° 2 detti quadrelati di costo

2: 06

Prima suma

155: 69

Oltre scrita suma

155: 69

N° un fasioleto da testa grande quadrato di costo

2: 66

- un d° mezo di costo
- un mezo di fondo Gialo con franza di costo

—: 63 1: —

- un d° quasi simile un poco usato di valore

2: 20

- un d° di bombaso usato assai di valore

—: 30

- un deto quasi simile usato assai di valore

—: 30

- un d° intiero bianco Ricamato un poco usato

2: 29

- un d° con franza di costo

1: 37

- un deto con franzeta dì costo

1: 43

- un d° con franza un poco usato di valore

3: 43

- un d° con franza gialo di costo

4: —

N° una traversa di Andiana Turchina con rosete

3: —

- una d° di cotonina rosso e turchin quadrelati minuto

2: 50

- una deta di mezo Cambrì di fondo verde usata vai

2: 25

- una d° di cambrì fondo turchin di valore

4: 30

- una deta di cambri Rosson a fiori e righe val

5: 86

- una d° di cambri fondo gialo un poco usato di valore

4: —

- una d° di cambri con rosete di val

4: —

- una deta di lino quadrelatta con porciona di bombaso

3: 43

N° 2 d° mita di lino e stoppa rigato turchin di valore

6: 30

- una d° di canevo usatta assata (1) assai di valore

1: 25

- una deta di canevo un poco usatta di valore

1: 75

- una d° di canevo un poco usata di valore

2: 87

N° un Abbito di lino con porcione di bombaso usato

8: 87

- un d° di lino usato di lin rosso e un filo bianco

8: 37

N. un abbito di Andiana turchin con rosete celeste val

10: —

N° una cotola color marasco senza busto di costo

3: 14

N° un abbito di bavela color copi di costo

8: 37

N° un d° di bavella a tre colori rosso verde e giallo

14: 29

- un deto quasi simile di costo

12: 37

- un d° di Cambri Rosson moderno di valore

17: 87

- un d° di bavela e lana a uso spagnoletto (1) di valore

15: 25

- un d° di lino con bombaso rigato di valore

14: 30

- un d° di meza bavela mita filo a diversi colori

12: 37

- un d° di meza lanetta casalina di colori rigata

11: 23

N° una cotola cioè cotolo di bombaso rosso e bianco

2: 30

- una d° di lino e stopa rigata turchin e bianco

7: —

- una d° di stopa rigata bianca e turchin usata di vai

3: 25

N°3 cotole a uso mutanda una nuova di stopa l'altra usata

7: —

N° 2 camisiole di laneta meza diversa di valore

7: 70

- una d° di meza laneta verde usata assai

1: 75

- una di regado di diversi colori con fodera val

3: 85

- una di andiana turchina con rosette nuova val

3: 14

N° 5 para calcie parte nuove di bombaso parte vechie scapinete parte di bavele parte di lana

8: 50

N° una Tovaglia longa di capi Braza N° 31/4 con filati rossi

3: 43

- 2 d° di Braza un 1/4 cadauno vàlino

2: —

- una di stopa di grandeza simile alle altre di sopra

—: 87

N° 2 para Entimele di canevo parte fin parte ordinarie

2: 77

N° 4 camise di canevo fin due da uomo due da donna

23: 57

- una di lino un poco usata di valore

4: 57

N° 3 di canevo ordinario di valore

14: 86

- una di vuagliadizza usata di valore

2: 30

N° una zappa da sapàr il sorgo di valore

1: 73

N° un paro di lenzuoli di canevo fin di Braza 282/4

28: 30

- un para d° più ordinari di valore

22: —

- un para detti di due telli e mezo di valore

18: 29

N° un para di lenzuoli di vuagliadizza a due telli e mezo di valore

16: 50

- un detti di lino ordinari a due telli e mezzo

19: 43

N° un abbito di mezalane verde usata la vita nuova

4: 87

- un paro zocole di costo

—: 87

- un paro zocole di costo

-: 87

N° una cassa vecchia stimata dal marangone

8: 57

Quarta suma

581: 13

 

 

M° Filipo Pezzetta afferma quanto sopra col segno della presente Cr X ce

Lucia Pezzetta Testôr essendo illetterata afferma per la sudetta suma di austriache L 581: 13 col seguente segno di Croce X

Pietro del fu Santo Natulin essendo illi-terato aferma per la sudetta suma di Austriache L 581: 13 col seguente segno di Croce X

Io Bortolo Batigello fui Presente testimonio alla facitura delle crosi

Io Antonio Bortolotto fui presente e tisti-monio alle sudette firme di Croce di Lucia

Pezzetta e di Pietro Natulin e di mr. Filippo Pezzetta tutti iliterati e scrisi li loro nomi e feci la presente stima Così pregato da mr Filippo Pezzetta - M. pp

 

* * *

 

I tessuti erano quasi tutti di lavorazione nostrana, del tipo detto « casalino ».

Anche la lavorazione della seta era, fin dal '700, diffusa in Friuli.

Salvo qualche variante da zona a zona, i tessuti sono da intendere come segue:

Andiana — tela di indiana

Bavella = tela di cascami di seta; anche mezza bavela, cioè mista

Bombaso = tela di cotone

Cambrì = tela di cotone fine (spesso a festosi disegni e colori)

Canevo = tela di canapa

Cotonina = tela di cotone

Lino == tela di lino

Mezzalana o mezalane o meza lanetta = tessuto misto di lana con altro filato (più spesso con canapa o con cotone)

Regado o rigadin = rigatino, tela di cotone

Setta = tessuto di seta

Stoppa = tela grossa di canapa

Veludo = velluto

Vuagliadizza = tela di cascame di canapa

L'insieme degli oggetti dotali è detto « aventari » dalle nostre popolane, passando così, per traslato, il termine « inventario » da un concetto astratto di elenco ad uno concreto di corredo.

(1) Di questi termini non conosco il significato esatto.