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Questo disordinato comune... 

di Andreina Ciceri

 

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A Buja le case "non sono riunite frà loro formanti un solo paese, ma separate secondo le disperse borgate [...] che formano come corpi distanti di diversi cascinaggi...". Questo e molto altro si può leggere negli Atti Preparatori del Catasto Austriaco (Arch.di Stato di Venezia; copie alla S. Filologica Fr.).

Questi Atti, come per altro paese, vennero stesi in base ad un preciso formulario; per Buja tale pratica fu espletata dai delegati censuari Barnaba Ermanno quondam Federico, Barnaba Pietro qm Giacomo, Galligaro Giovanni in Francesco e Giacomo Pezzetta Perito Comunale.

Ciò per il 1826, mentre in atti successivi compaiono anche Gion Batta Tondo qm Filippo Pratico; nel 1827 anche Gion Batta Fort e Gion Batta Tonin Esperti Comunali; nel 1835 come Perito Comunale appare Barnaba Vincenzo. Tali Atti sono ricchi di informazioni di tipo agrario ed offrono l'opportunità per misurare i grandi mutamenti intervenuti da allora ad oggi.

Le stagioni con i relativi lavori agricoli ritmavano la vita; buona parte del peso della campagna era in mano alle donne, perché oltre 400 maschi in età valida emigravano da primavera ad autunno; una cinquantina di uomini era dedita "al trasporto venale di legna, biande ed altri prodotti"; altra piccola porzione attendeva a lavori artigianali come "fabbricar qualche Arnaso Vinario per ordinazioni principalmente estranee, e per la vendita ai mercati".

Si allevavano cavalli, buoi, vacche, asini, poco manzolame, quasi niente pecore e capre, pochi bachi e "alquanti porci, ma raramente più di uno per famiglia o molti senza". Per il lavoro si usava l'aratro trainato da quattro ed anche sei animali, tra buoi e cavalli, e chi non ne disponeva, assumeva bifolchi pagati o a giornata o a campo. Il fieno non era in eccesso, ma taluni ne vendevano per pagare la Prediale.

Neppure il concime era sufficiente, per cui era molto praticato l'uso di scavare fossi di raccolta, nei quali si formavano naturali depositi di fogliame e di terra di dilavamento pluviale e tutto ciò formava una poltiglia usata per arricchire i campi. Il "Campo piccolo friulano, ossia Zuoja piccola di Udine" era di tavole 840. 

Passerà molto tempo prima che si impongano i nuovi sistemi decimali e le nuove unità; la moneta corrente era ancora la Lira veneta, benché nei conteggi ufficiali fosse imposta la valuta austriaca. Per i pesi in agricoltura andavano il Grosso o Libbra ( = 12 Once) ed il Sottile per seta e manufatti (ma per i bozzoli il Grosso); poi c'era il Passo (di 5 Piedi di 12 Pollici), la Pertica nelle misure agrarie, lo Stajo di 4 Mezzine per gli aridi, il Conzo (diviso in Secchie e Boccali) per il vino, il Passo quadrato (5 x 5 x 3) per la legna ed il fieno si calcolava a carri. Prevalevano il prototipo di Gemona per le misure di capacità e quello di Udine per i pesi.

Buja non era percorsa di Strade Regie, ma solo da Comunali, Campestri, Vicinali, tutte in cattivo stato, perché il Comune non aveva mezzi ed "i Villici ricusano le prestazioni gratuite". Buone erano le acque di pozzi e sorgenti e molte le acque correnti "il fiume Ledra come principale, Bozzo, Rio gelato, Cormor, Corno, Corgnolo, Cornaria, Vedelis; scoli pubblici: Rame, Raggio, Rajuzzo, Tagliamentuzzo e tre Roje; rivi pluviali: Dobis, Rio Bosser, Noal, Masanet, Bal, due detti Arrio, ed altri come Appaludo, Nasoz, Fossalat e Sottocostoja". "Oltre a questi che danneggiano il Territorio ve ne sono in numero di 50 e più senza specifico nome".

Il Ledra, in varie posizioni disalveato, "serve per l'andamento di tre Molini da grano, e due sieghe"; "il Rio Gelato serve per un Battiferro, ed una mola unita allo stesso da macinar grano". Una sovrimposta comunale sui possidenti provvedeva "pel mantenimento de Ponti [ ... ] come anche li Argini, Peneli, e simili". La conduzione dei terreni era "a denaro, o a partizione". Nelle colture si alternavano frumento, sorgoturco associato con fagioli, saggina ossia sorgo rosso, avena con un secondo di rape.

Abbastanza usata era la coltivazione della canapa, che richiedeva le seguenti operazioni: vangare a primavera per far morire l'erba, letamare, vangare e seminare, escavarla in due riprese (?), stenderla al sole per separare le sementi, governarla, riporla in acqua per la macerazione, ancora stenderla al sole, frangerla, gramolarla. Abbastanza praticato era il pascolo nei mesi estivi, ed anche oltre per i soli asini (nei zerbi). Le viti si appoggiavano a olmi, pioppi e persino salici e si tiravano a spalliera, meno comunemente a pergolato o, sui ronchi, a gradinate.

Negli orti si introduceva la coltura a palo secco (non ancora usato il fil di ferro, ma solo pertichette). Il castagno era da frutto, da opera e da fuoco. Questo, in estrema sintesi, il quadro dell'agricoltura, come risulta dagli Atti, che sono uno strumento irrinunciabile per chi studia agraria e offrono una messe ricchissima per gli studiosi di toponomastica. Buja si presenta nel suo mosso panorama fisico (in piano, in colle, in monte facile) come paese di acque e di boschi: e questi non ancora completamente privatizzati, come il bosco di Colle Villan che "fin dal 1691 era affidato a certe famiglie di Enfiteoticharj".