Anno 1931 - VIII  N°1

Autografo in friulano d'una contadinottà

di Buja del 1561

 

 

 

Non sempre nel tempo passato le donne del popolo ed in ispecie le campagnole furono analfabete. Dall'esperienza fatta sulle contadine delle ultime generazioni, le quali scusavano il loro analfabetismo coll'affermare che ai loro tempi le donne non andavano a scuola, sarebbe il caso di pensare al contrario. Sembra quindi strano e però degno di nota il fatto d'una giovane campagnola di Buja, certa « Francischina fiola di Biasio Desiderato» la quale, in data ....Giugno 1561, scrive di suo pugno una letterina al suo promesso sposo Zaccaria Cigainar, pure bujese, confermando in essa là fede già data.

La lettera, il cui originale diamo qui fotografato, è scritta in friulano e fu esibita in causa matrimoniale. Si può anche pensare che i giudici non fossero troppo persuasi dell'autenticità della lettera, se vollero averne la prova facendo scrivere dalla Francescana, in altra carta le prime parole della letterina. Anche questa prova, riuscita convincente, e qui riprodotta.

Per la storia del costume matrimoniale friulano aggiungiamo che Zaccaria e Franceschina dopo essersi «tiolto uno l'altro per marito et moglie havendo più volte come innamorato prima detosi di volersi maritare uno ne l'altro » — (si tratta di procedura matrimoniale antecedente al Consiglio di Trento) - - « in segno del detto matrimonio Zacharia producente» aveva mandato in dono a Franceschina « uno cortello, et ditta Francischina uno facioletto a detto Zacharia ».

Si rileva anche dai documenti originali che abbiamo sott' occhio che Franceschina andò assieme a Zaccaria alla sagra di S. Colomba in Osopo e che ivi « a la festa il detto Zacharia mangiò et bevete colla ditta Francischina et sua madre et altri soi parenti et pagò per tutti. »

« Che Antonio fratello di Zacharia il detto giorno di S. Colomba a la merenda fece un prinders a Lena madre di Franceschina dicendoli, che esso glielo faceva a bon fine et per segno che suo fratello Zacharia voleva menare Francischina a casa per sua mojer, et detta sua madre bevete et esso Antonio pagò la merenda per tutti».

Finita la festa, Zaccaria disse di voler condurre a casa Franceschina «come sua mojer quando alzasse il deto grosso, et così fu fatto».

Disgraziatamente le cose non correvano così liscie come potrebbe sembrare, poiché Zaccaria aveva un rivale nell'avanzare diritti in un certo Daniele Mis, pure di Buja. Quindi la questione e la conseguente esibizione della letterina, di cui ecco il testo :

« carie (1) vo si lementasi di me chosi diesi io no us voles atindi a di chel io us ai inpromitu e vo a mj in pricince di cel qu ben saves io no us dinei di no iesi vestre muglir ni vo podes dineia di no iesi mio marit parce quoltre queli testemonis io ai par segnal lu vestri curtis e vo aves lu mio facolet e donge chestes, golses (2) io us mandi une letare a cio cu vo seis plui siur che io soi vestre muglir e vo mio marit io mi ricomandi farese lei di vestri fradi io francischine veste muglir scrise di iugn 1561 in buie ».

(1) Zacarie, (2) ciosses.