Il zoc de famèe di Andreina Nicoloso Ciceri | |
Nonostante immigrazioni e mescolanze recenti, la maggioranza degli abitanti di Buja ha qui le sue radici. Anche nei volti dei giovani delle ultime generazioni ben spesso si intravedono ancora i tratti somatici del ceppo antico e ciò dà un piacere rassicurante, come nel ritrovarsi in una grande famiglia estesa. Portiamo qui ancora qualche esempio, con immagini che sono in sé come quadri antropologici. Ogni famiglia ha la sua "storia" e tante piccole storie da raccontare, ma dobbiamo accontentarci di una sommaria presentazione.
Ugo Forte Moschetìn e Annunziata Micelli posano coi 5 figli ed íl cane Bric. Sono, in ordine di età: Primo, Maria (con la divisa del Collegio di S. Pietro al Natisone), Aldo e Livio (morti in Argentina) il secondo salvatosi dal affondamento del "Mafalda", Nino unico vivente.
Tonino Giovanni Saragnul con la moglie, dieci figlie femmine e l'unico erede maschio (le due più eleganti sono già sposate, le altre sono amiche a due a due). Dato particolare: in questa famiglia si conservò a lungo l'uso di riunirsi tutti a pranzo in occasione di funerali, di famiglia o di parenti.
Quattro nuclei della famiglia Maurini, ritratti nello Studio Giro Barnaba (assenti due emigrati in Francia e bimba colpita da morbillo). Benché già divisi come abitazione, conservarono a lungo l'uso di consumare tutti insieme il pranzo e di riunirsi per il Rosario serale.
Andrea Nicoloso Busùt ed Emilia Cividino posano in occasione delle Nozze d'Oro. Mancano i figli morti piccoli, un figlio morto in guerra come Tenente d'Artiglieria, ed i membri acquisiti (generi e nuore). La famiglia restò a lungo coesa, rigidamente governata da Agne Menie, sorella zitella di Andrea (qui accanto a lei).
5 - Il CEPPO, SCAGNETTI, trapiantato da Pers a Tomba (quindi ad Avilla) è qui ritratto sulla fornace di Leititz (Graz).
Comino Leonardo Favìt con la moglie ed i dieci figli, fino allo scorso anno tutti viventi (ora manca una sorella). I nuovi nuclei oggi abitano a S. Floreano. |