Dario Ciani Amico indimenticabile di Sergio Burigotto | |
Ci sono cose che non si vorrebbero mai fare perché stringono il cuore, come quella di ricordare un Amico che ci ha lasciati nella vita terrena per seguire il suo destino di eternità. È vero, però, che è importante, tra di noi che restiamo qui impoveriti dalla sua scomparsa, far memoria di chi tanto si è prodigato e tanto ha lavorato per rendere fattivo e gradevole lo stare insieme. È un atto di riconoscenza, intesa nel suo doppio significato di gratitudine a colui che ha speso il proprio tempo generosamente e di riconoscimento di quanto egli ha portato di positivo nella costruzione della nostra micro civiltà di paese. È Dario Ciani l’Amico che di recente ci lasciati, ed è impossibile dimenticare quanto egli ha fatto nella comunità, alla quale è stato legato da sentimenti forti, secondi soltanto agli affetti più cari della famiglia. D’altra parte, è tanto intenso il ritmo del suo procedere nella vita locale che diventa difficile anche tentare l’elencazione delle sue presenze nei più svariati campi dell’associazionismo bujese. Dobbiamo, tuttavia, almeno fare un tentativo in questo senso, pur sapendo che lasceremo per strada tante cose che la memoria non riesce a richiamare immediatamente o che non conosciamo, perché la sua modestia lo portava a non esternare tutti gli impegni ai quali si dedicava con instancabile generosità e gratuità. Fin da ragazzo aveva varcato i confini nazionali per andare in Svizzera, terra straniera che in quei tempi dava risposte positive a chi cercava lavoro all’estero. Era un lavoro dipendente, “sot paron”, nobilitato dalla voglia di mettersi in gioco e di imparare, per poter rientrare con un bagaglio di nuove capacità e con l’orgoglio di dare il meglio di sé nella sua terra, luogo di riferimento di tutta la sua vita. Tornato a Buja negli anni 70, con cinque amici aveva intrapreso un’attività imprenditoriale edile, specializzata soprattutto nel settore delle intonacature. Aveva dato immediatamente anche la propria disponibilità nel volontariato locale, in special modo nella Polisportiva Calcio e nel Gruppo di lavoro che organizzava le varie edizioni del Carnevale Bujese costruendo i carri mascherati nelle diverse frazioni. Con questi impegni sulle spalle veniva colto dal terremoto del 1976. Ed ecco che allora Dario diventa il responsabile della tendopoli di Sottocolle ed il punto di riferimento per la gente della sua frazione, nelle mille necessità e problematiche di quel momento di comune sofferenza. La sua casa è distrutta, ma la voglia di ricostruirla più solida e più bella di prima diventa una priorità nei suoi desideri ed una sfida contro tutte le avversità del momento. La moglie Nerina e le figlie Monica e Laura sono al sicuro e lui può dedicarsi al proprio lavoro senza tirarsi indietro di fronte alle necessità di un volontariato che macina ogni frazione di tempo libero, tante risorse fisiche e saldezza psicologica, qualità di equilibrio e resistenza. La Società imprenditoriale di cui fa parte, nata prima del sisma, si rimbocca le maniche e continua l’attività impegnandosi nella ristrutturazione e nella ricostruzione dei fabbricati lesionati e da ricostruire. A Buja viene costituito l’ELCONS, il Consorzio degli Artigiani al quale aderiscono le imprese della zona collinare. Dario ne diventa il vice presidente. Vengono costituiti i Comitati di Borgata e lui rappresenta la sua frazione di Sottocolle in seno alla Democrazia Cristiana locale. Ciò comporta una continua, trascinante partecipazione a riunioni e impegni, combattendo a fianco dell’Amministrazione Comunale per affrontare le durissime sfide della prima emergenza e le pesanti incombenze successive della ricostruzione. Nel 1980 partecipa con particolare slancio all’emergenza nata in seguito al terremoto dell’Irpinia, distante mille chilometri, dove le squadre di volontari organizzate dal nostro comune ricompongono due prefabbricati smontati a Buja per destinarli all’attività scolastica nel comune di Solofra. Fuori dalle emergenze, non viene meno alla consueta disponibilità per le necessità altrui. A Forni di Sopra si impegna nei campeggi dei ragazzi bujesi, sia per il ripristino della struttura ospitante, sia per la preparazione dei pasti per i campeggiatori. Si fa “Amico degli Alpini” e diventa instancabile propulsore nelle Adunate Nazionali con il cosiddetto “Gruppo Venezuela”. Si iscrive anche alla Sottosezione di Buja del Club Alpino Italiano e percorre i sentieri delle Dolomiti, che aveva conosciuto al tempo dei soggiorni alpini dei bambini bujesi a Costalovara, sull’altopiano del Renon a Bolzano, quindi delle Alpi Carniche e delle Giulie, in un crescendo di incontenibili gioie per le continue scoperte di quel mondo affascinante, fatto di rocce, di fatica, di soddisfazioni per la conquista di orizzonti infiniti sulle cime stupende dei monti. Entra nel “Gruppo Corale Buje” e per lunghi anni, sotto la direzione impeccabile del maestro Mario Monasso, percorre tutte le tappe di quel sodalizio, cogliendo anche da questa esperienza emozioni intense che solo il canto corale sa far nascere in chi ha sensibilità. Fa parte dell’Associazione Friulana Donatori di Sangue, dando il meglio della sua personalità e della sua generosità in questo sodalizio che impersona al meglio la solidarietà totale costituita dal significato del “dono”. Eletto Consigliere Comunale, per anni combatte appassionate battaglie amministrative come Capogruppo del suo partito, che siede allora nei banchi dell’opposizione. Nella Pro Loco è insostituibile organizzatore, ma anche sapiente cuoco, del “Toro allo spiedo” che, nell’ambito della “Fieste di Primevere”, porta il nome di Buja sulle prime pagine della gastronomia regionale, tanto che viene chiamato anche in diverse località del vicentino per dare la sua esperienza in merito. Diventa poi presidente dell’associazione “Chei di Ursinins Pizzul” e con uno staff efficiente e puntuale di collaboratori porta avanti le soluzioni organizzative degli aspetti gastronomici per la festa di San Giuseppe, tenendo contemporaneamente presente la sua attenzione all’edizione annuale della rivista “Buje pore nuje!” e continuando a prodigarsi per la crescita della borgata e delle sue iniziative. Ecco, ne abbiamo indicate e ricordate tante di Dario, ben sapendo che quanto elencato è solo una modesta traccia della sua dinamica personalità, della sua generosità aperta, solare, disponibile, e soprattutto umana. Le parole non bastano ad esprimere la vitalità e il buonumore che riusciva a trasmettere a chi gli si affiancava per condividere obiettivi seri e positivi a vantaggio della comunità intera. Mancherà immensamente alla sua amata famiglia, che era in cima ai suoi affetti qualunque fosse stata la misura dell’impegno profuso intorno a sé, e che l’ha accompagnato con premurosa sollecitudine nella durissima, lunga prova della malattia. Mancherà a noi tutti, perché un Amico che se ne va è sempre un frammento della nostra vita e del nostro cuore, tanto più se, come Dario, è stato un punto luce sicuro e affidabile nelle acque calme e nelle tempeste della nostra storia di paese.
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