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In ricordo di 

Andreina 

Nicoloso Ciceri

di Lucina Dorigo

 

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Ed ora passare davanti alla tua grande casa, intima custode delle memorie e delle lunghe ore trascorse sugli amatissimi libri, sarà troppo doloroso. Rappresentavi nella mia mappa un punto fermo, la bussola del navigante, indispensabile per la giusta direzione.

Se qualche angustia domestica mi rattristava, correvo da te come si va da uno psicanalista a vuotare il sacco. Mi interrompevi invece per chiedere notizie sulla mia attività poetica, rimproverandomi di trascurarla (anche se avevi ben capito che non era e non sarà la mia prima preoccupazione).

Tu sapevi coinvolgermi con la tua carica di energia e di entusiasmo, riuscivi a spronarmi, ma anche a sgridarmi, quando ti presentavo un lavoro troppo affrettato. Non eri tenera, lo so, nè ipocrita nei tuoi giudizi e di questo ti ringrazio. Le tue parole schiette, a volte brusche, mi ferivano; ho imparato col tempo ad accettarle perché di te mi fidavo.

L’ultima volta in cui ci siamo incontrate ti ho letto una poesia (l’ultima), parlava della Morte, della Signora solenne e silenziosa, che arriva in punta di piedi, in attesa. Mi hai guardato stupita, inarcando le sopracciglia e mi hai chiesto: «Come mai questo tema? E perché questo stile così duro?». 

Rispondere non è stato facile. Rispecchiava un periodo buio, in cui mi sono mancate delle persone care e (presentimento?) fra queste saresti stata Tu. Non ti dimenticherò.