Ricordando Mons. Fino Fantini di Domenico Zannier | |
Il 25 novembre è per me una data significativa come poche. Nel 1945 il 25 novembre entrai nel seminario del P.I.M.E. a Monza in terza media. Nel 1952 il 25 novembre in prima teologia feci il mio ingresso nel Seminario Maggiore di Udine, provenendo dall’anno di propedeutica alla teologia del mio Istituto Missionario. Conoscevo già il seminario di Udine per visite precedenti e perché in ogni parrocchia i seminaristi e chierici di qualunque parte e istituto fossero si ritrovavano in vacanza uniti attorno al proprio parroco. Ad accogliermi fu Mons. Fino Fantini, che volle accertarsi della mia preparazione filosofica insieme con Mons. Luigi Cicuttini, Prefetto agli Studi, poi divenuto Vescovo Ausiliare di Udine e quindi Vescovo di Città di Castello in Umbria. Provai subito stima e venerazione per il mio Rettore e capii che conosceva gli uomini. Incuteva senz’altro un po’ di soggezione come tutti i superiori, ma esperimentai più volte la sua comprensione e la sua perspicacia. E non parliamo della sua carità poichè allora ero poco in grado di pagare la retta e lui trovava le persone che mi aiutavano. È stato scritto un libro sulla vita di seminario intitolato “La fabriche dai Predis” sulla scuola e la formazione del Seminario, privilegiando l’ironia e il difetto. Erano tempi di disciplina per tutti allora, nei collegi e nei seminari, e il Seminario di Udine rientrava nella regola. Certi regolamenti potevano apparire piuttosto antiquati e la vigilanza forse eccessiva. Ma che cosa è avvenuto dopo del Seminario con troppe disinvolte liberalizzazioni? Convivere in comunità non è mai facile e spesso c’è chi non sa interpretare troppo bene il suo ruolo. Mons. Fantini dopo il primo anno mi mandò assistente a Castellerio, dove mi trovai con un altro Rettore. Sinceramente preferivo Fantini, che mi riprese l’anno successivo. Con lui conclusi gli studi. Ho sempre avuto un po’ di difficoltà per le cerimonie e riti lunghi e quando ricevetti il Suddiaconato al rientro in sacrestia nel duomo di Udine, Mons. Fantini, vedendomi stanco, mi porse un bicchiere di vino bianco e mi disse “Tiriti sù frut!”- un gesto paterno che non dimenticherò mai. Mons. Fantini era nato a Vendoglio il 26 settembre 1897 ed era stato ordinato sacerdote l’8 luglio 1923. Aveva dovuto interrompere gli studi per la chiamata alle armi, durante la prima guerra mondiale. Con il grado di sergente nel 30° reggimento di artiglieria di campagna ha combattuto sul fronte dell’Isonzo e, dopo la rotta di Caporetto, sul Piave. Quest’esperienza bellica e militare ha fatto parte della sua vita. Quando un chierico si dimostrava esageratamente immaturo e fuori regola sospendeva le clausole concordatarie e lo mandava a fare il militare. Conosco un caso del genere avvenuto ai miei tempi. La “recluta” ritornò poi in seminario. La sua vita fu tutta spesa per il seminario. Fu Prefetto Generale dal 1923 al ’26 e dal ’26 al 1932 Vicerettore, per passare quindi come Vicerettore al Seminario Minore di Castellerio per un anno e come Rettore fino al 1946. A Castellerio vide crollare il seminario sotto le bombe e dovette con immenso dolore assistere alla morte di tre seminaristi uccisi dai bombardamenti aerei. Dal 1946 al 1966 è stato Rettore del Seminario Maggiore di Udine. Ha lavorato molto per la ricostruzione dei seminari colpiti e danneggiati e da rinnovare. Andava spesso a Roma per recarsi ai ministeri, battendo il tasto dei risarcimenti dei danni di guerra. Per il seminario, ricordano i parenti residenti a Roma, Bruna Fantini e Alceo Floreani, dava tutte le sue forze e sostanze. Loro lo accompagnavano nei vari ministeri, dove Mons. Fantini sfoderava tutta la sua diplomazia. Ed era nel suo diritto. Trovava appoggio nel Rettore del Seminario Maggiore di Roma a San Giovanni in Laterano, il docente universitario Mons. Pio Paschini, storico della Chiesa e del Friuli, colui che scrisse sul processo di Galileo Galilei con imparzialità e obiettività di grande storico. Paschini era di Tolmezzo e all’avvento di Papa Giovanni venne nominato vescovo. Fu consacrato dal Cardinal Micara. Era un atto di riparazione della Chiesa e un dovuto riconoscimento. Mons. Fino Fantini nel suo venticinquesimo di ordinazione sacerdotale donò alla Chiesa di Vendoglio degli splendidi mosaici. Ha conosciuto nella storia dell’Arcidiocesi il grande vescovo Anastasio Rossi, che lo consacrò e lo valorizzò, l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Nogara, l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Zaffonato e l’Arcivescovo Mons. Alfredo Battisti, oltre agli altri presuli di origine friulana. È stato nominato Protonotario Apostolico, titolo raro per il monsignorato, titolo che nella nostra diocesi riveste ora solo Mons. Vittorino Canciani, di Mortegliano, Canonico vaticano. Sono ottocento i sacerdoti che ha formato per la Chiesa Udinese.(1) È morto povero e disinteressato il 31 gennaio 1973. Ora dorme per sempre a Vendoglio tra i suoi parenti. Ma la sua immagine l’ho sempre presente e ora figura nella stanza dedicata ai miei nonni paterni e materni nel meraviglioso ritratto del pittore Otto D’Angelo. La sua memoria sia in benedizione. 1) – Era anche insegnate di pastorale. |