| L'amico Sindaco Gino Molinaro Testimonianza-ricordo Franco Maestrini (Giornale di Brescia) | |
State ascoltando la voce di Gino Molinaro tratta da un suo l'intervento in un Consiglio Comunale (1986)
La prima volta che incontrai Gino Molinaro fu ai primi di Giugno del 1976, all'indomani del sisma che lacerò il Friuli, nella tendopoli del "Villaggio Brescia" di Buja. Sotto il grande tendone-scuola, insieme a Giuseppe Tonino, si stava discutendo la possibilità di allestire i prefabbricati che l'avv. Silvio Pelizzari, vista la generosa sottoscrizione dei Bresciani al "Giornale di Brescia", aveva proposto e per i quali si doveva avere con urgenza la debita autorizzazione da parte del Comune. Gino Molinaro era allora vice Sindaco. Arrivò, scortato da Giovanni Fabbro, regolarmente in tuta. Ci presentammo. Gli amici di Ursinins Piccolo esposero un piano di massima da loro elaborato, fornirono le assicurazioni richieste e i chiarimenti indispensabili, conditi da inevitabili locuzioni in lingua friulana. Non ci fu bisogno di ripetere nulla. Il piano fu approvato dal Consiglio comunale, con esemplare rapidità, al punto che il 12 Luglio veniva inaugurato il "Villaggio Brescia", primo villaggio prefabbricato del dopo terremoto in Friuli. Molinaro, nel frattempo diventato Sindaco, intuì subito che l'esempio di Ursinins Piccolo era la soluzione ideale per affrontare la seconda emergenza, in vista dell'inverno ormai alle porte. A questo proposito ci fu chi affermò che "Molinaro peccò di una mancanza di visione globale delle problematiche connesse con la necessità dell'intervento sul territorio". A mio parere, invece, ci sono i fatti a smentirlo. Ricordo perfettamente che, per la prima volta in Italia, un'Amministrazione comunale - quella di Buja - per snellire l'iter burocratico e liberarsi dalle immancabili pastoie, proponeva appunto di assumersi la responsabilità, piena e diretta, di una rapida approvazione per la realizzazione del piano relativo all'acquisto e alla messa in opera dei prefabbricati. L'allora Commissario del Governo, on. Giuseppe Zamberletti, ebbe fiducia nel giovane Sindaco e nella sua Giunta: autorizzò immediatamente il finanziamento dell'esperimento che si può definire "pilota" che, manco a dirlo, ebbe buon esito per il forte impegno di tutti. Non solo, ma si adoperò perché tale prassi fosse poi estesa a tutti i Comuni colpiti dal terremoto. L'on. Zamberletti riconobbe pubblicamente il grande merito di Molinaro, elogiando la sua "ricostruzione alla friulana". A riprova di quanto scrivo, voglio ricordare un episodio che mi vide testimone nel Novembre del 1980. Ero a Napoli, in compagnia del Sindaco Molinaro, di Giuseppe Tonino, Armando Nicoloso, e di Giovanni Fabbro, che mi avevano raggiunto a Solofra in Irpinia, avendo accolto il Comune di Buja l'invito del nostro "Giornale di Brescia" a partecipare agli aiuti per i terremotati di quella zona. Incontravo difficoltà ad avviare i lavori per la preparazione dei basamenti per i prefabbricati del villaggio in progetto. Al Comune di Solofra serviva un urgente stanziamento di fondi per le opere fognarie. Ne accennai a Molinaro. Il suo suggerimento fu preciso: "Andiamo da Zamberletti!". Telefonò all'istante per prendere appuntamento. Calorosa fu l'accoglienza dell'on. Zamberletti che elogiò di fronte ai suoi funzionari, il Sindaco Molinaro e, insieme, volle esprimere il proprio apprezzamento per quanto aveva fatto il "Giornale di Brescia" per i terremotati del Friuli. Seduta stante fece un paio di telefonate. Il giorno dopo, il Comune di Solofra ricevette i fondi necessari e si potè dare inizio ai lavori. Durante gli anni della ricostruzione, i miei numerosi soggiorni a Buja mi diedero modo di seguire, dall'osservatorio privilegiato del "Villaggio Brescia", le fasi della rinascita materiale e culturale del paese. Tra noi si instaurò un solido rapporto di amicizia e di stima. Nelle diverse occasioni di incontro con personalità bresciane, posso testimoniare che Gino Molinaro riservò loro un'accoglienza impeccabile, nello stile da gentiluomo che gli era connaturale. Fornì loro le informazioni richieste, sull'andamento dei lavori di ricostruzione, in modo chiaro e documentato, corredato da dati tecnici sia sui tempi che sui costi. Ma anche sul piano squisitamente culturale, Gino agiva ed interveniva con attenzione e con competenza. Ricordo con piacere che non sono mancati consensi e riconoscimenti intorno al suo operato, più volte espressi per il tramite del nostro quotidiano. Mi avevano particolarmente colpito, al di là della pura e semplice ricostruzione, l'impegno e l'incentivazione dati dal Comune per la rinascita dell'economia locale, prevalentemente basata sulla produttività agricolo-artigianale. La quale, nel corso degli Anni Ottanta, con i nuovi insediamenti industriali a tecnologia avanzata, trasformò Buja in un centro trainante che fu stimolo per la ripresa economica per l'intero Friuli. Gino Molinaro venne più volte a Brescia, per portare al nostro giornale, con dignità friulana, il grazie e la riconoscenza (che dura a tutt'oggi) della popolazione bujese, in modo speciale al compianto avvocato Silvio Pelizzari ed al suo successore dott. Francesco Passerini. A conclusione della mia testimonianza, mi è caro riprendere un passo del nostro direttore, dr. Gian Battista Lanzani, che ebbe a scrivere - nel numero speciale che questa rivista dedicò nel Ventennale dell'evento -: «...È di questa gente che occorrerebbe parlare per come ci accolse, per come profittò fecondamente e sobriamente, delle mani tese, per come ha serbato memoria e amicizie, per come ha coltivato la gratitudine che ha infinitamente arricchito proprio quelli che, allora, vennero loro in aiuto...». È di questa gente che Gino Molinaro è stato Sindaco. |