Franco Maestrini,

l'arte tipografica fatta altruismo

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Nell'ottobre scorso è morto Franco Maestrini, già direttore di tipografia del "Giornale di Brescia", il quale - pur non comparendo ufficialmente, per via del suo carattere schivo - era anche l'autore del confezionamento grafico di "Proposta". Professionalità e solidarietà sono stati i pilastri della sua vita, unitamente alla passione per la montagna. Il tutto intrecciato in una visione fondata su valori e meriti, responsabilità e determinazione. A Maestrini sono idealmente dedicati questo nuovo numero del nostro periodico e quelli che verranno.

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 Franco Maestrini. È la dedica ideale di questo nuovo numero del nostro periodico e di quelli che verranno. Perché "Proposta" era - anche - di Maestrini, pur se il suo nome non compariva. E continuerà ad esserlo, pur se Franco, fisicamente, non c'è più.

Se l'è portato via, dopo lunghe sofferenze, uno di quei mali che non lasciano scampo. Chi gli stava vicino - come la signora Dirce, la moglie capace di essergli esemplarmente al fianco anche e soprattutto nel momento della sofferenza, ed i figli Giancarlo e Stefano - era consapevole che gli ultimi giorni si stavano consumando. Consapevole al pari, giocoforza, di noi, sebbene   la   famiglia   non avesse abbandonato anche in questa circostanza quel tratto di discrezione ch'è sempre stato la cifra di un uomo che ha più donato che ricevuto. Erano le settimane - appena prima dell'inverno - nelle quali, normalmente, questa pubblicazione veniva preparata. Associazione editrice e redazione    decisero    che sarebbe stata una doverosa forma di rispetto rinunciare a rivolgersi ad altri curatori del confezionamento di "Proposta", per farlo uscire comunque, mentre Maestrini non era più in grado di seguire un periodico al quale aveva dedicato tanta passione e tanta competenza. E si rinunciò, nonostante la prevedibili conseguenze di carattere burocratico. Le stesse che hanno, tra l'altro, obbligato a ripetere tutte le procedure di registrazione. Ecco perché "Proposta" ha azzerato il conteggio, ripartendo dall'anno (e dal numero) uno. Ma gli aspetti formali non possono cancellare 17 anni di impegno. Esattamente quelli di cui Franco Maestrini è stato l'architrave tecnico-professionale, sin dal giorno in cui l'indimenticato avvocato Silvio Pelizzari - a quel tempo direttore amministrativo del Giornale di Brescia (ma anche persona molto vicina alle realtà che avevano nella scuola "Nikolajewka" un punto di riferimento) - invitò il "suo" direttore di tipografia ed un -giornalista all'epoca molto giovane, Maurizio Matteotti, a farsi carico di riprendere l'esperienza de "Il volto degli spastici" del compianto Padre Giacomo Pifferetti, per farne, appunto, un periodico vero e proprio. Schivo com'era, Maestrini non ha mai voluto "ufficializzare" la sua presenza attraverso l'apposito tabellino a pagina 3. Ma sua era la traduzione in veste grafica delle scelte editoriali (con relativa evoluzione), sua era rimpaginazione, suoi i preziosi consigli per una migliore fruizione da parte dei lettori... Il tutto accontentandosi di un "grazie". Professionalità e solidarietà.

Semplicemente, due costanti della sua vita.

Al maggiore quotidiano bresciano Maestrini era approdato - per poi dirigerne la tipografia per oltre trent'anni - dopo un decennio alla Nuova Cartografica. Nominato Maestro del lavoro, anche dopo il pensionamento aveva continuato ad occuparsi in modo attivo di arte tipografica, sia dispensando suggerimenti per iniziative del "Giornale di Brescia", come libri e calendari, sia seguendo volontaristicamente varie pubblicazioni, dal bollettino parrocchiale a quello della Famiglia erede di Padre

Onorino Marcolini, dai fascicoli dell'Istituto storico della Resistenza agli stampati di quella Buja della quale era cittadino onorario. Lo era divenuto dopo che ad Ursinins Piccolo, in seguito al terremoto del 1976 in Friuli, aveva guidato personalmente, sempre per incarico dell'avv. Pelizzari, l'opera di costruzione del Villaggio Brescia, offerto con una sottoscrizione dai lettori del "Giornale di Brescia". Non stupisce, per un figura così, che la grande passione nel tempo libero fosse la montagna, della quale, ha rammentato Gian Battista Lanzani, "apprezzava profondamente il fascino, conosceva i segreti, ricordava percorsi, faceva strumento di elevazione personale: ne parlava come un innamorato o un poeta".

"Era questa in sintesi - ha proseguito Lanzani - la sua visione delle cime... e della vita: il valore della mèta raggiunta e del prezzo da pagare per raggiungerla... tutto dev'essere meritato. La responsabilità - per sé e per quanti gli erano affidati o si rivolgevano a lui - era la sua sigla: la forza del carattere e la determinazione delle sue decisioni erano temperate dalla profonda visione religiosa. Sapeva ascoltare e dettare, ordinare e guidare, consigliare e fare da sé. E parlava, in genere, per esperienza fatta. Era fermo, ma mite e paterno". Non occorre aggiungere altro. Serve, invece. ... servire. Come Franco Maestrini aveva insegnato - nei comportamenti e non a parole - a fare. Ai familiari - cui, pur nelle non volute distanze del quotidiano, va tutto il nostro affetto - rimane, a temperare forse il dolore, la consapevolezza che. nel caso di Maestrini. l'eredità morale non è frase fatta, ma patrimonio riconoscibile e riconosciuto. A noi resta il compito di proseguire. Senza Franco eppure con lui.