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Il miedi Ricut 

(Enrico Pauluzzo)

di Roberto Bortolotti

 

 

"Il complimento più gradito rivoltomi in questi ultimi mesi, non fu verso la mia persona ma l'ammettere che Madonna stava risvegliandosi, stava riprendendosi, stava scuotendosi". Così scriveva il dottore Enrico Pauluzzo nel numero 1 del "notiziario della comunità" uscito in occasione della Pasqua del 1981, e in un altro passaggio del suo articolo sottolineava: " Meglio avere amato e perduto, che avere fatto nulla.

Ogni persona che desta ammirazione ed invidia è persona dotata di gran cuore... un cuore che lo spinge ad interessarsi anche dei fatti di tutti; per cui è sapienza il non passare vicino a chi è in difficoltà, è sapienza affrontare una conversazione che permette di capire come la pensano gli altri: è sapienza non fabbricarsi buone ragioni per barricarsi nel proprio egoistico grettismo; è sapienza il non adagiarsi nel pensiero di lasciar fare agli altri, lo, noi, siamo una piccolissima, fugace, transitoria parte di questo mondo, di quel grande Creato che continuerà e che dovrà continuare dopo di noi. Bisogna abituarsi ad avere a cuore la propria casa, la propria contrada, la propria parrocchia, il proprio Comune... almeno quando occorre per cercare di migliorarli, vogliamo costruire senza demolire, vogliamo conservare quel poco che rimane".

Ho ripreso da quel articolo di 26 anni fa che si intitolava "A cuore aperto"alcuni stralci profeticamente significativi, che rispecchiavano in modo eloquente l'animo del miedi Ricut. Il dottore Enrico Pauluzzo è stato senza dubbio un grande protagonista nella fase delicata della ricostruzione delle Opere Parrocchiali in un momento di stasi propositiva. Ha fondato e presieduto il " Comitato" ridando a Madonna una efficiente struttura di riferimento.

È stato per noi componenti del Direttivo una vera guida, sensibile e coinvolgente, razionale e determinato, con una fede forte, anche se non appariscente. Inoltre, in quegli anni si è adoperato molto anche per la nostra Scuola Materna ricoprendo il ruolo di Presidente con il solito straordinario impegno in anni amministrativamente difficili. Nel bollettino di Pasqua del 1984 così si appellava ai parrocchiani di Madonna "Il problema attuale, incombente è salvare la nostra Scuola Materna". Il miedi Ricut ci ha lasciati il 2 maggio, negli ultimi anni della sua vita ha avuto molti problemi di salute, di cui con tenacia si era ripreso, purtroppo una nuova ricaduta della malattia gli è stato fatale. È stato fino all'ultimo un fedele collaboratore del Bollettino Parrocchiale dove scriveva sulla pagina dei defunti. Anche nella sua professione di medico (nonostante da tempo fosse in pensione), continuava a visitare i suoi pazienti.

È stato anche capitano degli Alpini dove certamente ha plasmato il suo carattere. Un uomo che ha vissuto la sua vita con un forte senso del dovere, verso la sua famiglia, verso i suoi pazienti, verso la sua parrocchia, verso il suo paese, uno spirito da vero friulano. Persino il suo funerale celebrato il 5 maggio è stato un momento della sua lucida programmazione. La Filarmonica, la sezione buiese degli Alpini e moltissime persone erano presenti al rito funebre. Il miedi Ricut al di là di queste poche righe di circostanza, (molto sentite personalmente per la fiducia che mi ha sempre dimostrato), debba essere ricordato fra i personaggi a cui la comunità di Madonna di Buja deve molto, un simbolo di esempio e dedizione.