Ottavio VIDONI

 

Credo che nessun personaggio della nostra piccola storia di provincia abbia un'anedottica tanto ricca quanto il dottor Vidoni. Questo è certamente segno di una personalità fuori dal comune. Il racconto di fatti che lo videro attore e protagonista è il modo di far rivivere chi ha saputo insinuarsi nel nostra cuore. Ne è nata una sorta di leggenda che nel nostro ricordo l'ha trasfigurato in una specie di taumaturgo infallibile.

Al di là della leggenda mi ricordo però che il "mito Vidoni" esisteva anche lui vivo.

Ma era davvero un mito o non forse la testimonianza di un uomo d'altri tempi, con un concetto della professione che ben difficilmente oggi è riscontrabile; un uomo che sentiva in termini di "missione" e che uniformò la sua esistenza a questo ideale.

I più giovani forse non riescono a capire e pensano che si tratti della solita demagogia, non perché non vi siano tra loro molti suscettibili di slanci ideali verso il prossimo più bisognoso, ma perché pensano che questo prossimo sia lontano e non quello che vive, gioisce e soffre accanto a noi.

Come definire un medico che, per dedicarsi al suo mandato, rinuncia a formarsi una famiglia? Come spiegare l'affollamento della sala d'attesa del suo ambulatorio fino alle ore piccole?

Quanta umanità dolente passò in quella stanza, sedette sulle dure panchine in paziente attesa. Venivano dai paesi vicini, dalla Carnia, dalla Bassa per ritrovare qui la speranza, il conforto, la salute. Sapevano di potersi affidare completamente a quel dottore dagli occhi penetranti, dalla voce calma, dai modi esperti e sicuri, che incuteva un certo timore reverenziale, ma che dava un senso di sicurezza che i fatti poi non smentivano.

Stupiti dell'affollamento chiedevano a noi del paese: "Ma quando riposa?". Ce lo domandavamo anche noi quando lo vedevamo sulla sua 'topolino', un po' ingobbito dietro al volante, procedere adagio per le sue visite nelle case che ben conosceva una per una.

Arrivava, chiuso nella sua 'stiriana' a passi rapidi, avviandosi subito al letto dell'ammalato. Bisognava vedere subito, e subito provvedere.

Ricordo un episodio significativo: dopo aver visitato una giovane, consigliò alla madre di mandarla subito in montagna. Ripassato il giorno successivo, ritrovò la ragazza. "Ma come, è ancora qui?" e guardò con aria di rimprovero la madre che arrossì abbassando la testa. "Fra qualche giorno, dottore... ". La trasse in disparte, aveva capito. "Non ha denari, vero? Prenda. " e le mise in mano alcune banconote "e la faccia partire subito". "Dottore, ma quando... " Il dottor Vidoni interruppe dolcemente: "Quando e se potrà. Ora, ciò che importa è la salute di sua figlia. " e se ne andò con un rapido cenno di saluto, schivo di ringraziamenti o, piuttosto, come se si vergognasse dell'imbarazzo della povera donna che aveva aiutato.

Quanti episodi simili a questo nella vita di Ottavio Vidoni! Un personaggio di altri tempi con una carica di umanità che lo costrinse a profondere tutte le sue energie per aiutare il prossimo.

Un vivo rispetto circondò sempre quest'uomo, serio, sereno, anche severo se occorreva, impegnato e di poche misurate parole, da buon friulano.

Nei rari momenti di quiete amava ritrovarsi con gli amici e finalmente si rilassava in lunghe, briose, vivaci discussioni, fanciullescamente prepotente, allegramente dotto. Inserendo la sua voce in falsetto nel coro degli amici li teneva sotto braccio, stretti a sé, per sentirne il calore umano quasi come per un abbraccio a tutta quella comunità che egli tanto amava.

Nacque ad Artegna il 12. 8. 1892; partecipò alla guerra 1915-18 con il grado di aspirante ufficiale medico, meritandosi la Croce al Merito di Guerra e la Croce al Valor Militare.

Si laureò a pieni voti in medicina e chirurgia all'università di Bologna nel 1920. Fu assistente nel reparto chirurgico dell'Ospedale Civile di Rimini nel 1922, medico condotto e sostituto direttore medico-chirurgo all'Ospedale Civile di Sacile nel 1923. Dal 1923 operò come medico condotto del Comune di Buia fino al 1962, dopo di che continuò ad esercitare praticamente fino alla sua scomparsa, avvenuta il 29. 10. 1965.

La sua fama di diagnostico si propagò al di fuori degli angusti confini del comune e della provincia e le sue doti di umanità lo fecero rispettare ed amare da tutti quanti lo avvicinarono e lo conobbero. Ne fu dimostrazione l'immensa folla che volle pubblicamente onorarlo per l'ultima volta accompagnandolo all'estrema dimora.

Per molto tempo fu presidente della Coop. Elettrica Buiese; nell'ultimo anno della sua vita si impegnò nella cosa pubblica quale consigliere comunale.

In occasione del decennale della sua scomparsa vogliamo dedicargli questo omaggio, auspicando che quest'anno possa realizzarsi la deliberazione consiliare di dedicargli una lapide nell'atrio del Palazzo Comunale col bronzeo medaglione, opera già eseguita dal notissimo Pietro Giampaoli.