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Luigi Vriz

di Eligio Piemonte

 

 

Ad ogni ritorno di carnevale mi vedo d'innanzi fa cara figura dell'amico Luigi Vriz e rivivo nel ricordo tante ore di serena e schietta allegria trascorse con lui. Quelle ore hanno lasciato nel mio animo un segno indelebile e mi sento spinto a collaborare per organizzare qualcosa di nuovo per la gioia e la serenità della comunità buiese, quasi per continuare una tradizione che gli stava particolarmente a cuore.

I miei coetanei ricordano una sua riuscita e simpatica trovata del 1947, realizzata con i poveri mezzi del dopoguerra: un gran rotolo di fogli di carta, due autocarri e tanta voglia di risollevare gli animi inaspriti dai gravi problemi economici e morali della ricostruzione. In quell'inverno era fallito il tentativo di costruire una linea tramviaria che collegasse Buia alla Udine-Tarcento, mettendo in crisi la abilità degli amministratori comunali e la pazienza e le speranze dei disoccupati.

Ed ecco l'ultimo giorno di carnevale arrivare sulla piazza del municipio un «bianco tram» di carta pronto per fare il giro delle borgate. Sugli improvvisati sedili, con regolare biglietto stampato, vennero fatti salire giovani ed anziani, autorità e gente del popolo perchè in tutti si dissipasse, con un'allegra risata, ii rancore dell'insuccesso. C'erano l'orchestrina buiese «Radiosa» ed il coro di Buia in costume friulano. Tutti si prodigavano per creare l'atmosfera della riconciliazione ed un bel «Fogolâr» invitava alla pace.

Da una carrozza all'altra o tra la folla, che si radunava qua e là incuriosita, si aggirava Vriz in costume friulano e con la sua inseparabile pipa. Nei suoi occhietti acuti e nel suo sorriso si leggeva la soddisfazione d'essere riuscito nell'intento.

Vriz ci ha insegnato molto, non a parole, non con discorsi lunghi e noiosi, ma fornendoci l'occasione di trascorrere assieme le ore più spensierate e serene.

Con lui abbiamo cantato, recitato, partecipato ad adunate alpine, siamo saliti in montagna ed in ogni occasione ci ha fatto sentire la gioia di stare assieme e di volerci bene, di far tacere i piccoli rancori o le beghe paesane con una battuta di spirito.

Lo chiamavamo sempre «maestro» senza far troppo riferimento aLla sua attività personale, ma con affettuoso riconoscimento per i sentimenti buoni che ricostruiva nel nostro animo di giovani provati dagli orrori della guerra.

Purtroppo, ora che non c'è più, ci rammarichiamo di non avergli saputo esprimere abbastanza apertamente la nostra riconoscenza. Ci siamo comportati verso di lui come i figli verso i genitori; finchè essi sono presenti non ci si rende conto di quanto sia prezioso il loro insegnamento morale.

E' per questo che sento il dovere oggi di esprimere la mia riconoscenza, la riconoscenza di tutti gli amici, di tutti i buiesi a chi ci ha saputo dare tanta ricchezza di sentimenti.