Il mandolino all'inizio del secolo anche a Buja di Christine Teulon | |
Quando parliamo di mandolino, ci troviamo di fronte ad una definizione che per i più si schematizza nel luogo comune Napoli-musica popolare-folklore, mentre, per una parte di musicologi, rappresenta quel raffinato strumento virtuosistico dei salotti sette-ottocenteschi. Queste due scuole di pensiero, popolarismo e virtuosismo, contrapponendosi in un antagonismo continuo, hanno segnato per lo strumento evoluzioni alterne di forte interessamento e completo disuso, in una parabola ciclica, che perdura da quasi tre secoli. Il mandolino è però uno strumento dalla letteratura e dalla tecnica talmente diversificate da dimostrare che ambedue hanno le loro ragioni ma il discorso non può limitarsi a semplici giudizi o pregiudizi. Dobbiamo anzitutto rilevare due punti fondamentali. Il virtuosismo è di pochi, come per ogni altro strumento del mondo musicale. Quanto al popolare, è esso stesso scindibile; esiste il popolarismo semplice, ove lo strumento si limita ad un mero languido accompagnamento (come l'automatico abbinamento mandolino = O sole mio) mentre esso diventa più personalizzato quando brani improvvisati, nati da una matrice di costume locale, richiedono al suonatore una propria bravura interpretativa, seppur esule da ogni concetto ordinato della musica "studiata". Qualunque sia la forma scelta dall'esecutore, il mandolino conserva però sempre un suo timbro che, come pochi altri, trova nell'ascoltatore una rispondenza immediata. Il secondo punto si riferisce al valore proprio dello strumento "mandolino". Mandolino e violino sono stati, e sono tuttora, spesso erroneamente collegati nel giudizio popolare. Se l'intonazione ne determina il punto comune e se ambedue fondano le prime basi di apprendimento su metodi similari, la conformazione strutturale del mandolino e l'uso del plettro, nello svilupparsi degli studi, richiedono l'applicazione ad una tecnica specifica, dislegata da quella del violino, una tecnica che si rivela ben presto di arduo impegno, quanto si avvera per quella del violino. E purtroppo vero che ancora oggi, gli sbocchi a tanto impegno non recano al primo i vantaggi di collocamento offerti dal secondo. Indipendentemente dal discorso sull'obiettivo finale, che è relativo e soggettivo, la vita ciclica delle fortune e disavventure del mandolino si rifà all'abbinamento sbagliato ed ingiustificato dato a questi due strumenti, il più delle volte dagli stessi suonatori. Il mandolino è uno strumento a sé e come tale deve essere considerato. Ben ne conoscono la portata i compositori che dal '700 in poi hanno profuso allo strumento una vasta quanto ignorata letteratura. Trascendendo la storia iniziale del mandolino, l'evoluzione moderna dello strumento si può far risalire, in Europa, agli inizi del 1700. Parigi, Venezia, Firenze, Dresda, Vienna divennero centri fiorenti dell'arte mandolinistica, dove compositori quali Fouchetti, Leone, Denis, Vivaldi, Hasse, Riggieri, Hoffmann, per citarne solo una piccola parte, ad esso e ai numerosi valenti esecutori disponibili dedicarono molteplici opere di pregiata fattura; e la lista degli autori di musica per e col mandolino si allunga fino ai giorni nostri: Auber, Verdi, Mahler, Wolf-Ferrari, Schoenberg, Casella, Petrassi, Chailly sono solo alcuni. Il patrimonio letterario originale si è cosi continuamente arricchito. Non altrettanto continuativa è stata purtroppo la presenza di idonei esecutori nel tempo. A tale mancanza si può quindi anche attribuire la causa dell'emarginazione nella quale si è venuto a trovare il mandolino. Da strumento solista a strumento d'insieme. La formazione delle orchestre mandolistiche propriamente dette risale alla fine del XIX secolo, soprattutto in Italia ma anche in Francia, Germania e Austria, dove esse vissero un periodo di fermento fino alla seconda guerra mondiale, per poi eclissarsi nel vortice dei rinnovamenti vitali e culturali del periodo post-bellico. Va rilevato che le orchestre a plettro avevano, alla loro creazione, lo scopo principale di riunire appassionati dilettanti in uno spirito comune: far musica assieme e trasmetterla. La maggior parte di essi non possedeva basi culturali o di studio tali da esprimere globalmente esecuzioni altamente virtuosistiche; tuttavia, dai brani originali repertoriati, si può dedurre che molte orchestre avevano un ottimo grado di preparazione musicale e tecnica. Vari sono gli autori che in quel periodo composero opere opposite per orchestre o gruppi mandolinistici: Amadei, Falbo, Giudici, Munier, Sartori, Cappelletti, Calace, Manente, Salvetti, in Italia; Maciocchi, Boucheron, Laisné, Menichetti, in Francia; Ambrosius, Schwaen, Wolki, Krestchmar in Germania, per citarne solo alcuni. Dei numerosi complessi sorti allora in Italia, sopravvive una decina di orchestre che possono vantare un glorioso curriculum storico-musicale ed alle quali da un decennio si stanno affiancando nuove formazioni in quella parabola ciclica che vede oggi risorgere un nuovo e più culturale entusiasmo verso lo strumento. In questo contesto, la nostra Regione può considerarsi ricca di un patrimonio che ben rappresenta l'evoluzione del mandolinismo d'insieme nazionale. Possiede l'orchestra a plettro più antica in Italia tra quelle in attività, la "Tita Marzuttini" di Udine (fondata nel 1886 per merito di Nicolò Serafini, valente mandolinista, e soprattutto del M° Giovanni Battista "Tita" Marzuttini, compositore e vero cultore dell'arte mandolinistica). Ad essa fece seguito il sorgere di numerosi Circoli Mandolinistici locali che tra il 1900 e il 1930 diedero vita ad un'attività intensa quanto singolarmente discontinua. Nell'alternanza di fiorenti annate e totali dimenticanze, con fondazioni e rifondazioni, sulle quali fa base stabile l'attività prosecutiva della "Tita Marzuttini", i Circoli Mandolinistici rappresentano tuttavia punti di riferimento nel panorama delle culture locali. Così avvenne per Buja. Un primo Circolo Mandolinistico fu creato nel 1900 a cura di cerso Sig. Bruni, e tenne un applaudito concerto presso la Birreria Venturini il 10 settembre dello stesso anno (1). Dopo qualche tempo, nel 1905, l'iniziativa di riformare il Circolo venne dal M° Ippolito Giorgini. Il Circolo di Santo Stefano tenne così il suo primo concerto all'Albergo "La Posta" (Arrio = vicino negozio Civran) il 30 maggio, mentre, in località Madonna, si istituiva un secondo Circolo, sotto la direzione del M° Narciso Bertapelle, che tenne anch'esso concerto, presso la Osteria Belvedere, il 9 luglio. Tuttavia, il Circolo del M° Giorgini ebbe vita più rigogliosa del suo antagonista, esibendosi in varie occasioni, tra le quali presso la Sala Tabeacco, negli intermezzi di uno spettacolo cinematografico, il 15 ottobre 1905, e per l'inaugurazione della luce elettrica nel grandioso Albergo "La Posta", il 27 maggio 1906. Bisognerà quindi aspettare vari anni, e precisamente tra il 1912 ed il 1914 per riudire gli intermezzi della locale orchestrina mandolinistica (alla quale si erano nel frattempo aggregati violini e pianoforte). L'interesse per il mandolino non si era però assopito e se il Circolo Mandolinistico non svolgeva attività propria, non di meno Buja ospitava altri gruppi a plettro della Regione, come il pubblicizzato concerto del Circolo Mandolinistico-Corale Udinese a Santo Stefano il 12 ottobre 1913 (2). Né sparì la passione per lo strumento di vari singoli mandolinisti locali, i quali, associandosi ad altri componenti musicali (chitarre, violini, batteria), formarono orchestrine assai richieste nelle più svariate ricorrenze.
note (1) Cfr. IL FRIULI - 29. 5. 1905 IL FRIULI - 26. 5. 1905 IL FRIULI - 30. 5. 1905 Interessi e cronache Provinciali IL FRIULI - 19. 6. 1905 Interessi e cronache Provinciali IL FRIULI - 8. 7. 1905 Interessi e cronache Provinciali IL FRIULI - 6. 10. 1905 Interessi e cronache Provinciali IL FRIULI - 26. 5. 1906 Interessi e cronache Provinciali (2) I dati relativi a questo capitolo sono suscettibili di ulteriori cambiamenti in seguito a ricerche attualmente in corso. |