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Nascita di un Consorzio

di Ermes Santi  

 

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Il giorno 20 di questo mese, presso l’auditorium della  Fantoni a Rivoli d’Osoppo: il CIPAF (Consorzio Industriale Pedemontano Alto Friuli) ha celebrato il quarantesimo  anniversario della sua fondazione. Erano presenti le maggiori autorità e le rappresentanze delle medie e piccole industrie e dei sindacati del FVG.

Tanti sono gli anni trascorsi da quel 15 febbraio 1966 e si comprende perciò come gli unici testimoni di quell’avvenimento presenti alla rievocazione fossimo soltanto in tre: io, Bruno Londero e l’ing. Foramitti.

Durante la cerimonia il presidente del consorzio arch. Vergilio Burello mi ha concesso la parola (un mio intervento non era in programma) ed io ho potuto ricordare brevemente la figura di Remigio Valerio ideatore e promotore del CIPAF, ciò che il tempo ha fatto dimenticare.

Mi sembra doveroso parlare di quelle persone a cui maggiormente dobbiamo gratitudine per la loro opera senza la quale oggi non si potrebbe festeggiare una realtà che sta ottenendo i maggiori riconoscimenti in campo regionale, e non solo.  Per questo motivo desidero rievocare ciò che avvenne tanti anni fa.

Verso la fine del 1965, da poco ero stato nominato sindaco di Buja, mi venne a trovare nel mio ufficio Remigio Valerio. Ebbi così l’occasione di conoscere il sindaco di Osoppo; una persona che ricordo affettuosamente per la sua umanità, sincerità, cultura e spirito d’iniziativa.

Dopo aver trattato alcuni temi generali d’amministrazione venne al nocciolo dell’incontro. Mi illustrò la realtà della ZIRO (Zona Industriale Rivoli d’Osoppo), un consorzio privato sorto in territorio di Osoppo per iniziativa di alcuni industriali di Gemona che, approfittando della legge per il Vajont, avevano acquisito una vasta area in cui avevano trasferito le loro industrie riuscendo così a modernizzarle e ad avere l’opportunità di espansioni attuali e future.

Remigio riconosceva i meriti di quegli imprenditori ma aggiungeva che non era né giusto  né opportuno che a loro venisse lasciato l’onere di ampliamenti dell’iniziativa che avrebbe potuto portare ad una struttura di interesse regionale. Secondo lui era necessario che i Comuni gravitanti intorno a questa zona approfittassero dell’esistente situazione e, ampliando l’area di intervento, divenissero parte efficiente per un ulteriore sviluppo. Allora il Friuli soffriva di un periodo di depressione che portò molti friulani a cercare lavoro all’estero. Grave fu in quel periodo il fenomeno dell’emigrazione.

Non potevo che farmi coinvolgere dalla proposta e perciò ci incontrammo più volte perché i comuni direttamente interessati all’insediamento erano i nostri due. I motivi degli incontri erano praticamente tre: individuare la localizzazione del nostro intervento, incontrare alcuni sindaci dei comuni limitrofi per convincerli a partecipare e necessità di far intervenire le forze politiche perché l’impresa era troppo importante per poter pensare di risolverla senza il loro intervento.

Dopo di che il progetto, nato ad Osoppo e sviluppato a Buja,  passò di mano e trovò sede a Gemona, capoluogo di mandamento e luogo d’origine degli industriali della ZIRO, con i quali era necessario trovare un accordo.

Qui entra a far parte della nostra storia l’ingegnere Foramitti, incaricato di redigere il piano particolareggiato della zona industriale individuata, di cui propose l’attuale denominazione. Lo studio preparatorio può ancor oggi essere preso a modello di completezza e serietà. Spazia dall’analisi storica del sito, a quella del terreno e del territorio, dallo studio delle ricadute atmosferiche e della presenza e smaltimento delle acque sotterranee, alla viabilità e collegamenti stradali e ferroviari di carattere locale, regionale, statale e internazionale. Analizza la collocazione nell’ambito regionale ed il rapporto con le altre zone industrializzate già consolidate. Quindi sfocia nel puntuale progetto di attuazione.

All’inizio del 1966 i Consigli Comunali di Gemona, Artegna, Buja, Bordano, Forgaria nel Friuli, Majano, Montenars, Osoppo, Trasaghis e Treppo Grande contemporaneamente approvarono l’adesione al costituendo Consorzio e lo statuto, compresi gli oneri di partecipazione.

La sede provvisoria della direzione fu il Municipio di Gemona e fu ‘provvisoria’ per molti anni. Il segretario capo di quel comune ebbe l’incarico di reggere anche la segreteria del Consorzio. Il suo impegno costante attento e propositivo hanno lasciato in me un caro ricordo di tutti gli anni in cui ha lavorato al mio fianco.

I tempi erano difficili e la regione autonoma del FVG muoveva i primi passi nel nuovo ruolo che le era stato affidato. Il primo presidente del Consorzio fu Bruno Londero che si rese conto ben presto delle difficoltà del decollo perché mancavano i presupposti per impostare una qualunque azione di rilievo. Essenzialmente mancava una disponibilità finanziaria che permettesse l’acquisizione dei terreni; figuriamoci poi per le infrastrutture! Non c’era il riconoscimento della Regione che avrebbe permesso di accedere a consistenti contributi. Effettivamente potevamo offrire ben poco a imprese che avessero desiderato di installarsi nell’area consortile. Nel 1967 Londero  lasciò la presidenza avendo ottenuto l’incarico di attaché culturale presso l’ambasciata italiana, prima in Spagna poi in Argentina.

Preso il suo posto, cercai di risolvere i problemi di fondo. Il mio impegno fu confortato dal prezioso supporto oltre che dei componenti il direttivo anche e soprattutto di Remigio Valerio, dell’ing. Foramitti e del segretario comunale di Gemona che mi furono sempre vicini quali preziosi consiglieri.

Il primo passo fu di natura economica. I comuni consorziati deliberarono la loro partecipazione all’accensione di un mutuo con la CRUP. Come curiosità ricordo che  i Comuni dovettero votare una modifica allo Statuto per portare la durata prevista del Consorzio da 10 a 30 anni perché tanto doveva durare l’estinzione del mutuo. Questo permise al Consorzio di iniziare ad operare. Ancora più importante appariva il riconoscimento dell’Ente da parte della Regione. Questa aveva iniziato l’iter per darsi il primo piano urbanistico e di sviluppo economico; era il momento di farsi avanti. Qui si fece preziosa l’azione dell’ing. Foramitti che, occupandosi della regolamentazione delle aree industriali regionali con l’Assessore Regionale Francesco De Carli, contribuì efficacemente nell’inserimento del CIPAF quale quinto polo industriale principale del FVG. Con passione e competenza aveva redatto il progetto attuativo e, sentendolo sua creatura, desiderava ardentemente la sua riuscita.

Ma quanto ottenuto non bastava ancora, un po’ perché il Friuli doveva risolvere gravi situazioni; basta pensare ai vincoli militari che costituivano una barriera a molte iniziative; e un po’ per l’incapacità di nostri amministratori a ragionare in termini di autonomismo. A riprova di quanto affermato cito un episodio vissuto di persona. Accompagnato dall’allora Assessore Regionale Salvatore Varisco fui ricevuto dal Presidente della Giunta Regionale a cui esposi i contenuti e la situazione del CIPAF spiegando quanto ci aspettavamo dalla Regione. Mi ascoltò con attenzione (almeno così mi parve) e poi mi spiegò che non poteva fare nulla per noi perché “l’Italia era tutta tesa a risolvere i problemi del Mezzogiorno e perciò tutte le risorse erano destinate al sud”. Rimasi di stucco perché non era andato a chiedere di sconvolgere i piani operativi del Governo Italiano ma semplicemente che la mia Regione si impegnasse nello sviluppo di una sua area. E male rimase anche Varisco che si aspettava ben altra risposta. Chiesi al Presidente a cosa serviva avere una Regione a statuto speciale se questa doveva soprattutto interessarsi dei problemi del Mezzogiorno. Dopo una pausa prolungata mi diede una risposta che non oso ripetere.

Se confronto quell’esperienza con quanto ha detto e fatto il Presidente Illy per il Consorzio mi accorgo che attualmente siamo su un altro pianeta.

Per dare un’ulteriore idea del terreno sul quale ci muovevamo cito un altro episodio.

Il primo ministro on. Giulio Andreotti venne a visitare la zona industriale e, da vecchia volpe, mostrò ben altro savoir faire. Con un bel discorso improvvisato elogiò l’iniziativa e le realizzazioni degli industriali presenti, rammentò quanto lo Stato doveva a questa regione per i sacrifici patiti in difesa della Patria, affermando che indubbiamente l’Italia avrebbe tenuto nel dovuto conto tutto questo. Mi ricordo che  l’avv. De Carli, presidente della ZIRO, più smaliziato di noi, intervenne, anche se non previsto dalla scaletta, per dire le cose come esattamente stavano, per enumerare le cose che necessitavano e per concludere che ben poco sperava di ciò che era stato promesso.  Aveva doppiamente ragione e spiego il  perché. I politici locali, suggestionati dalle belle parole di Andreotti, si rivolsero a lui per ottenere il suo autorevole appoggio in quanto una notissima azienda giapponese produttrice di motociclette era interessata a costruire una filiale nella zona del CIPAF. Ottennero assicurazioni. Lascio indovinare al lettore dov’é finita quella industria!

Fortunatamente il tempo ha dato ragione alla scelta operata quarant’anni fa e la collocazione del sito in questo lembo d’Europa in cui stanno cadendo tanti confini e sviluppandosi tanti contatti un tempo vietati fanno sperare in un futuro sempre più importante e diffusore di lavoro e di benessere.

Mi preme raccontare questi inizi come memoria per le nuove generazioni e soprattutto per ricordare gli uomini senza i quali non avremmo quella realtà che é riuscita non solo a bloccare l’emigrazione che depauperava la nostra zona ma, come anche ha riconosciuto il Presidente della Giunta Regionale, a frenare quella della montagna. Voglio concludere rammentando i nomi delle persone a cui tanto dobbiamo: Remigio Valerio e Roberto Foramitti, cui deve andare il nostro pensiero riconoscente e che meriterebbero essere ricordati anche nella storia del nostro Consorzio Industriale.