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CIPAF: 

Testimonianza del progettista

di Roberto Foramitti

 

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L’ing. Roberto Foramitti, progettista della zona industriale di Rivoli d’Osoppo e per oltre trent’anni valido supporter del Consorzio, non ha potuto per tempo preparare la relazione che avrebbe dovuto trovare spazio nell’opuscolo edito in occasione della manifestazione per celebrare il quarantennio della fondazione del CIPAF. Affida perciò, grato per l’accoglienza, al numero di “Buje Pore Nuje!” queste note, testimonianza diretta degli avvenimenti consortili che hanno portato all’attuale situazione.

 

Ultimata la stesura per il Consorzio degli elementi di conoscenza del divenire operativo della Zona Industriale, mi é data la possibilità di ricordare momenti particolari del mio rapporto professionale con le diverse amministrazioni che si sono succedute alla guida dell’Ente.

Il primo incontro con gli amministratori avvenne nel giorno del passaggio delle consegne dal Presidente della Società privata Z.I.R.O. Spa avv. De Carli al dott. Ermes Santi Presidente del Consorzio per lo Sviluppo Industriale ed Economico della zona Pedemontana dell’Alto Friuli.

Avvenne all’aperto, nel cuore dell’area consortile, su un palco dove l’on. Andreotti vivamente applaudì il caloroso saluto rivoltogli da un uomo come Remigio Valerio, sindaco di Osoppo, dai profondi sentimenti e dal profondo sentire.

Sin dall’inizio della fase operativa del nuovo Ente ero stato incaricato di predisporre il piano urbanistico ed i progetti generali delle infrastrutture. Era in formazione il primo Piano Urbanistico Regionale (P.U.R.) che doveva precisare le localizzazioni e le dimensioni delle grandi zone industriali regionali. Tanti furono gli incontri col presidente Ermes Santi che seguì costantemente l’elaborazione del progetto che insieme presentammo ai consiglieri del Consorzio.

Per l’area del CIPAF (così abbreviai con un acronimo la lunga dicitura ufficiale) era stata stabilita una dimensione dell’area in 250 ettari.

Nell’ambito del piano urbanistico regionale mi occupai della regolamentazione delle aree industriali regionali con l’Assessore regionale dell’urbanistica Francesco De Carli. L’Assessore riuscì a portare a compimento il primo e unico piano urbanistico regionale nell’ambito del quale vennero delineati anche gli elementi quadro per gli studi operativi delle grandi zone industriali.

Il progetto urbanistico della Zona CIPAF, redatto nell’anno 1976 dal mio studio, fu il primo realizzato in regione e De Carli volle presentarlo ufficialmente a Udine - nel corso di un convegno - a tutti gli Amministratori, Enti e Tecnici regionali, quale primo esempio di piano attuativo.

Il progetto interessava un’area praticamente sgombra di infrastrutture vincolanti e di residenze. L’indagine compiuta dava assicurazione anche in merito ad agevoli allacciamenti alle viabilità principali ed ai primari servizi.

Lo stesso criterio di individuazione adottai per la Zona Industriale Ponte Rosso (ZIPR), che impostai su studi programmatici sin dall’anno 1966, e della Z.A.U. (Zona Annonaria di Udine), che progettai con l’arch. Francesco Tentori nell’anno 1971. Venne prescelta un’area immediatamente a sud dell’abitato di Udine, dopo aver confrontato altre cinque localizzazioni proposte.

Questi primari insediamenti produttivi non vennero localizzati per mero effetto “vetrina”, come avvenuto per la zona commerciale a nord di Udine e per quella lungo il tratto statale Pradamano - Buttrio, ma esclusivamente in base a valide, documentate e approfondite ricerche urbanistiche.

Nell’anno 1977 al Consorzio CIPAF venne consentito, sulla linea dei progetti di massima di tutte le infrastrutture, di passare ai progetti di lotti esecutivi sull’intera area di 250 ettari che inglobarono l’area ZIRO che interessava 50 ettari. Di questi solo 24 erano occupati, soprattutto dalle industrie FANTONI e PITTINI le quali avviarono, con grande lungimiranza, una fondamentale iniziativa di sviluppo della zona che permise di ottenere i lusinghieri risultati oggi raggiunti.

Vennero dapprima realizzate le grandi strutture elettriche, quali una nuova stazione di trasformazione 220/20 KV ubicata fra Gemona e Artegna e diverse linee a 20 e 220 KV. Seguirono le strade, le fognature, l’acquedotto, le condotte telefoniche e di illuminazione viaria, il collegamento con la rete del gas e il primo lotto del raccordo ferroviario che venne gradualmente perfezionato col potenziamento della stazione di Osoppo con quattro nuovi binari.

Vennero anche studiate, lungo i confini dell’area, fasce a verde costituenti anche barriere frangivento e fonoassorbenti.

 Un drammatico evento colpì l’intero comprensorio consortile durante la fase dei lavori relativi alle infrastrutture. Il terremoto portò la distruzione e la desolazione su tutta l’area dei dieci comuni allora consorziati. I sindaci e le amministrazioni facenti parte del Consorzio Industriale furono affranti sotto il peso dei gravissimi problemi da affrontare in un ambiente praticamente distrutto.

Il Consorzio si riunì in assemblea. Le principali infrastrutture erano ormai avviate: si intravedeva una concreta speranza di realizzare al più presto la ristrutturazione della zona per mantenere ed accogliere nuovi insediamenti atti a trattenere in loco tutti i lavoratori.

Gli Amministratori mi affidarono il compito di completare, al più presto, le opere indispensabili e mi proposero di assolvere anche ai compiti di ufficio amministrativo e tecnico. Avrei dovuto provvedere a tutti i relativi adempimenti, con l’aiuto di un segretario comunale, per ottenere i necessari finanziamenti e realizzare tutte le opere atte a concretare la grande zona industriale.

Ricordo la lunga fattiva collaborazione con la dottoressa Maria Giuditta Lanari.

Questo insolito incarico accordatomi mi colpì profondamente. Risposi con entusiasmo e per oltre trent’anni, per ricambiare l’ampia fiducia concessami, effettuai con il mio studio - assumendomi ogni onere - tutti gli adempimenti amministrativi che un Ufficio Tecnico consortile, allora inesistente, avrebbe dovuto risolvere.

Mi venne consentito nel contempo di realizzare le infrastrutture con successivi lotti, lavori che si realizzarono sulla base di nuovi ed aggiornati progetti generali approvati dalla Regione.

Si ottennero anche cospicui contributi dalla Comunità Economica Europea che controllò l’esecuzione delle opere con lusinghiere approvazioni.

Fra i ricordi del lungo lavoro compiuto vivo é quello dell’inaugurazione del raccordo ferroviario. Riuscimmo ad organizzare un treno “speciale” che da Gemona percorse tutto il tratto di ferrovia fino ad Osoppo; dove erano state raddoppiate le strutture della stazione, raggiungendo prima il nuovo scalo ed entrando poi all’interno dell’area attrezzata, sino ai raccordi privati di Fantoni e Pittini.

Tutte le Amministrazioni regionali, provinciali e comunali erano rappresentate in questa singolare inaugurazione: “in primis” l’avvocato Antonio Comelli Presidente della Giunta Regionale.

E così via per tutti gli altri lavori; dal non facile raccordo delle nuove infrastrutture con quelle incomplete già in precedenza realizzate nel territorio, al primo impianto di depurazione che interessava una grande zona industriale; alla realizzazione del primo impianto regionale di trattamento delle acque di prima pioggia e all’attuazione, con il Presidente arch. Vergilio Burello, del primo tratto dello scarico est della rete di fognatura, che auspico potrà proseguire sino al fiume Ledra in località Andreuzza di Buja.

Ricordo qui, con gratitudine ed ammirazione, tutti gli apprezzati e competenti amministratori dell’Ente che, per lunghi anni, hanno affiancato e consigliato il mio appassionato lavoro.

Fra tutti desidero ricordare le figure del maestro Valerio e dell’ing. Trombetta che vissero in prima persona il dramma del terremoto e che avviarono e concretarono gran parte delle opere realizzate, riordinando poi, in un lungo lavoro che il mio studio perfezionò come Ufficio Tecnico del Consorzio, l’archivio dei lavori e il perfezionamento burocratico di ogni pratica amministrativa con la Regione, i Comuni e la Comunità Economica Europea.

Ai nuovi Amministratori l’augurio che, con il progettato ampliamento dell’area, si inizi un fervido ciclo operativo con nuovi insediamenti e con il completamento di quella grande zona industriale che mi fu consentito progettare e realizzare al servizio di un’area della regione alla quale era indispensabile assicurare un polo produttivo capace anche di irradiare altri insediamenti complementari sull’intero territorio pedemontano dell’Alto Friuli.