![]() | Discors dal sindic Gino Molinaro | |
L'inaugurazione della nuova sede municipale di Buja segna una delle tappe fondamentali della ricostruzione e della rinascita della nostra comunità. Il ripristino delle abitazioni private, delle infrastrutture e dei servizi comunitari si è svolto secondo un ritmo organico e si sta completando. Buja sta raggiungendo, attraverso il lavoro dei suoi cittadini e delle sue istituzioni, quegli obiettivi che si era prefissati con fiducia all'indomani del drammatico e disastroso sisma del 1976. Queste riflessioni sollecitano ancora una volta la nostra doverosa riconoscenza nel ricordare l'opera dei volontaria la solidarietà di tutti gli Italiani, l'impegno del Parlamento, del Governo e delle Autorità Regionali nel sostenere, ciascuno coi suoi mezzi, questa fiducia che ha reso possibile ciò che viene comunemente definito "il miracolo Friuli". Con la rinascita della sede comunale che viene oggi inaugurata, Buja colma un vuoto importante nella realtà di questo "miracolo". Il Municipio personifica, infatti, nelle sue strutture la comunità e i suoi compiti e simboleggia l'unita dei cittadini e delle famiglie; è punto di riferimento primario di tutti gli abitanti del Comune, nel rispetto dell'individualità propria di ciascuna frazione che lo compone. Tutto ciò è sintesi di una precisa continuità storica, di cui la comunità di oggi va acquistando sempre maggiore coscienza. Se osserviamo, infatti, il lungo cammino della vita di Buja, lasciati alle spalle gli indistinti contorni della nascita di età neolitica e il volto del tempo dei Celti, dei Romani, dei Longobardi e dei Patriarchi, vediamo delinearsi con sempre maggiore chiarezza la trasformazione di un insieme di abitazioni e di abitanti in Comunità civica, sulla base di antichissime consuetudini. È il momento della gloriosa era comunale del Duecento e del Trecento Italiani, ma anche del nostro Friuli che, inserito nell'ambito di un Patriarcato di chiara origine feudale, alimentava, accanto ai castelli dei vari Conti, le comunità cittadine e i piccoli Comuni. Da allora Buja non si identifica più solamente con la storia e con l'area del suo castello, ma anche e soprattutto con la sua comunità civica, autonoma e distinta. Lo stemma del Comune di Buja trae origine da questa comunità, che era rappresentata dall'assemblea dei capi famiglia, detta Vicinia, ed aveva il suo Degano, i suoi giurati, il suo messo, le sue deliberazioni. Gli "Statuta Communitatis Bujae", del 1371, con i loro ordinamenti in materia di agricoltura, pascolo, pesca, commercio, viabilità, confinazione, finanza e giustizia, sono il documento significativo delle competenze e delle capacità di questa comunità civica che consolidava la propria personalità prima nello stato patriarcale, poi nella repubblica veneta e successivamente nelle varie situazioni storiche che la interessarono. Sono altresì testimonianza delle affinità esistenti, sul piano dei significati sociali e funzionali, tra le strutture comunitarie di allora e di oggi. Ragioni logistiche, legate all'accessibilità dei luoghi e alla crescita delle assemblee che vi si tenevano, determinarono lo spostamento della sede della Vicinia dalla Piazza di Monte alla Piazza di S. Stefano: a partire dal '500 questo luogo, che vede oggi la rinata sede municipale, è stato il centro di un territorio che, salvo transitori ridimensionamenti, ha mantenuto i connotati delimitativi che oggi conosciamo. La storia, dunque, ha tracciato un solco di continuità a carattere non sono istituzionale, ma anche geografico e topologico tra il Municipio del tempo passato e quello di oggi. Non dimentichiamo, ad esempio, che l'edificio municipale i cui muri abbiamo visto disperdersi sotto la forza demolitrice della catastrofe sismica, era figlio di quelle strutture edilizie che, attraverso rifacimenti ed ampliamenti, avevano ospitato i momenti più importanti della vita comunitaria di Buja. La storia di questo secolo lo aveva visto protagonista di alterne vicende: era la sede municipale che ha registrato il grande flusso migratorio della gente di Buja nella Mitteleuropa e nel mondo intero; era l'edificio che vide svilupparsi gli eventi della prima e della seconda guerra mondiale; davanti ad esso si fecero fotografare, prima di intraprendere il tragico viaggio verso le steppe russe, gli alpini di Buja, molti dei quali non dovevano più vedere le loro colline e le loro antiche case. Davanti ad esso si svolsero le manifestazioni di giubilo della guerra di liberazione nell'aprile del '45. Nel suo interno passarono ai registri, in seguito, le nuove ondate migratorie verso la Svizzera e il Venezuela, che ancora ospitano molti cittadini di Buja. La vita del nuovo Municipio è appena cominciata. Frutto di tempi nuovi nell'aspetto fisico, è nato per dare sviluppo al ruolo che centinaia di anni e di esperienze gli hanno assegnato. Tenuto conto del durevole e permanente compito sociale che lo Stato gli riconosce, esso è la casa di tutti i Bujesi non solo per erogare servizi a breve termine, per produrre atti amministrativi e per documentare o quantificare l'evoluzione dei fatti individuali e collettivi della cittadinanza. È, anzi, prima di tutto il luogo dove si realizzano i più alti momenti della dignità sociale e politica di una comunità che sa approfondire, valutare, decidere, organizzare e realizzare liberamente quelle scelte che ne promuovono i livelli di maturità e le condizioni di vita. È la sede nella quale si vogliono rivitalizzare e coordinare quelle attività e quegli aspetti culturali che definiscono la fisionomia più autentica di Buja, la quale, accanto alla ricostruzione fisica, si va riappropriando dell'anima della sua identità per costruire su di essa il proprio futuro. E per quanto la vastità dei rapporti e delle interazioni sociali dei nostri giorni non ci permettano di risolvere coi nostri mezzi locali i grandi problemi del lavoro, della pace e della dignità della vita umana nel mondo, pur tuttavia questo è il luogo nel quale si deve vedere l'impegno dei Bujesi nel portare il loro contributo di idee, di volontà e di disponibilità al chiarimento di questi problemi. Quale futuro possiamo dunque augurare a questo Municipio che oggi prende ufficialmente servizio nella nostra comunità? L'augurio più vivo è che gli Amministratori, gli operatori e i cittadini che lo abiteranno non tradiscano mai i compiti di servizio e di promozione per cui esso è stato progettato e realizzato. A ciò si aggiunge l'augurio, da estendere a tutti i bujesi e, per allargamento di visuale umana, a tutti gli uomini: che davanti a lui non si celebrino sgomenti inizi di guerre, che non si allineino file di passaporti, che non si allunghino liste di disoccupazione: che sia sede di un comune sereno e concorde, al riparo di eventi che hanno inciso e incidono ancora dolorosamente nel corso della cronaca e della storia. La nuova sede comunale è un atto di fiducia nel futuro; sia una realtà di tempi migliori per un paese migliore............... |