Cose dell'altro millennio di Sergio Comoretto | |
Sì, sono proprio cose dell’altro millennio quelle che sto per raccontare, dal momento che nessuno (proprio nessuno?) se le ricorda. E, in fondo, si tratta di “soli” 60 anni fa! Quindi: anno 1946 a Buja vengono indette le elezioni comunali in una atmosfera piuttosto tesa a causa... (le stesse cose che oggi continuano a “vivacizzare” le relazioni fra la destra che più a destra non si può e la sinistra sempre pronta ad alzare la voce ed a menare le mani). Un piccolo gruppo di persone, tuttavia, cerca di uscire dal branco e proporre una lista di “indipendenti” (quindi niente di nuovo). Il programma? E’ quello che compare nel foglio qui a fianco riportato e che espone cose più o meno condivisibili (si tenga conto che si era appena usciti dalla catastrofe della guerra con le ossa rotte e tutto da rifare). Il simbolo della lista? E’ quello che figura alla testata del foglio succitato (devo dire che, in realtà, è stata una “furbata” dal momento che è di facile comprensione e di immediata accettazione). I candidati? Uno per frazione, scelti direttamente in riunioni dei capi famiglia della frazione stessa (ma guarda: le “primarie” di oggi!). I nomi dei prescelti comparvero nel manifesto già citato e, a detta di tutti (salvo gli avversari) vennero considerati molto favorevolmente. Il Capo Lista (in pectore)? Il noto compositore (e ex fornaciaio???) Vincenzo Guerra (Celso de Lugane). L’iniziativa un po’ strampalata trovò subito molta simpatia (vedi il simbolo!) e destò allarme nelle file degli “irreggimentati” partiti tradizionali. Le cose si complicarono a seguito di una richiesta di chiarimento del come era stato gestito l’”ipotetico bottino” di ogni ben di Dio (per allora) proveniente in modo particolare dal saccheggio della fabbrica di Artegna (magazzino delle forze tedesche operanti in Iugoslavia). Questa richiesta, fatta se ben ricordo ad Avilla dal sig. Celso, urtò la sensibilità del Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) del Comune il quale richiese subito chiarimenti e minacciò pesanti azioni legali (qualche minaccia non era neanche tanto velata...). Risultato: gli organizzatori, che nel frattempo erano stati battezzati “Chei de polente”, vista la mala parata, decisero di ritirare la lista e di ciò resero noto gli elettori con qualche manifesto scritto a mano e attaccato ai muri. Tuttavia, siccome le schede erano già state stampate, la lista era rimasta fra le “proponibili” ed ottenne 411(1) voti, numero notevole che indicava il suo gradimento specie se si pensa all’effetto “rinuncia” reso noto agli elettori in tempo utile tale da far confluire i loro voti su altre liste o, molti, all’astensione. Queste note, fatte da un “sopravissuto” forse possono, in piccola parte contribuire a completare la “storia” di Buja in quegli anni difficili ma tuttavia così belli (per chi scrive) perché erano anni giovani... |