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1956  N°5-6

Villote, villotte e villanelle

di Andreina Nicoloso Ciceri

 

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Nel suo articolo « Il friulano letterario e le sue premesse», il prof. Carlo Battisti ci ha sorpresi con affermazioni gratuite circa la villotta friulana. Egli commenta un passo del Chiurlo che dice: «Prodotto schiettamente indigeno e di notevole importanza culturale e artistica è la villotta, indipendente, quanto a poesia popolare, da ogni altra contermine» (1).

Questa affermazione, in un uomo di studi della serietà e sensibilità del Chiurlo, non è da attribuire a charitas patriae, tanto più che simili affermazioni si trovano in molti studiosi italiani di poesia popolare.

Citeremo al proposito almeno il pensiero autorevole di Michele Barbi, che non può essere tacciato di dilettantismo: « Un caso singolare è avvenuto per il Friuli... il Friuli ha una sua forma propria per l'espressione dei sentimenti più frequenti nella vita » (2).

Il prof. Battisti, che io sappia, non è uno specialista di questa materia, nè porta argomentazioni sue per far cadere l'asserzione del Chiurlo, ma dice che « non è più sostenibile dopo gli ultimi studi del Torrefranca » (3).

Fausto Torrefranca, morto qualche anno fa, era un valentissimo studioso di questioni musicali, ma non ha mai detto nel suo articolo (4), quanto gli fa dire il Battisti.

Il Torrefranca si occupò soprattutto delle origini della polifonia, volendola dimostrare autoctona, riscattandola dall'imitazione straniera in genere, dalla fiamminga in specie. Un qualunque testo di Storia della musica ci può illuminare al proposito: «Secondo le sue (del T.) conclusioni, tali esemplari corrispondono a una forma di origine veneziana, detta la villota a quattro (voci): composizione festosamente elaborata per le classi colte, e derivata probabilmente da quella ipotetica e più remota canzone popolare, cantata e ballata da un solista e dal coro, che fiorì intorno alla metà del sec. XV insieme con l'«aria alla veneziana» o semplicemente « veneziana » di cui fu singolare precursore Leonardo Giustiani» (5).

Nello studio del Torrefranca, chiamato in questione dal Battisti, non si parla affatto del Friuli e l'unico passo che al nostro scopo vale la pena di citare, è il seguente : « A noi interessa riconnettere queste villote a quattro, di evidente intonazione popolaresca, alla veneziana del primo '400 ed insieme a quella giustiniana che della veneziana è strettissima parente » (6). Si tratta di elegante musica, creata da maestri d'arte, anche se di « evidente intonazione popolaresca ».

Appare chiaro che voler demolire l'asserto del Chiurlo per mezzo della tesi del Torre-franca, è un assurdo che sono tentata di definire pittorescamente con un modo fraseologico friulano: Che code no va su che agnele! (Quella coda non va su quella agnellai). Infatti l'esame del Chiurlo punta sul fatto poetico (« quanto a poesia popolare »), mentre il Torrefranca si occupa esclusivamente di musica, e non precisamente di canto popolare. A questo proposito, il pensiero del Torrefranca appare chiaro in un precedente articolo dove dice: «Non conosciamo bene il nostro paese musicale. Ogni musicista deve ritornare a quella Romagna, a quella Sicilia, a quella Venezia che sono, nella nazione, le sue vere terre... Bisogna ritrovarla la musica paesana ! » (7).

E' un atteggiamento che contraddice alla volontà unificatrice del professor Battisti, il quale tout court asserisce che « la villotta (friulana) è la sorella gemella della «villanella » napoletana di cui è una variante» (8).

Al proposito ci torna utile citare lo Zar-lino che, già nel XVI secolo, rilevava che «...in una maniera si cantano le canzoni che si chiamano villotte nei luoghi vicini a Venezia et in un'altra maniera nella Thoscana e nel Reame di Napoli » (9).

E' ovvio che « villotta » aveva il generico significato di canto villereccio, cioè d'intonazione popolaresca.

Ritorniamo al testo dell'Abbiati: «... un genere lirico comprensivamente detto «villanella» di contenuto pastorale e satirico, esotico e villereccio — ...villanelle, villanesche o napoletane i cui componimenti, sul terreno letterario, si distinguevano sia dalle regionali « toscanelle », dalle villotte alla padovana, alla veneziana ecc. » (10).

Il canto, più di ogni altra espressione artistica, è un fatto etnico su cui influiscono latitudine, temperatura e natura del suolo. (11). Anche questo fatto deve disilludere dal considerare la nostra villotta popolare come « sorella gemella » della napoletana che ha cessato di esistere prima della fioritura nostrana.

Vogliamo ancora appellarci a testimonianze imparziali : « Un posto a parte dobbiamo assegnare al Friuli, i cui canti costituiscono tutta una nota contenuta che non ha nulla della sonorità siciliana o toscana, della festosità napoletana o abruzzese e della barzelletta veneziana o trentina» (12).

Non è possibile risolvere per semplificazione questi problemi dibattutissimi ed insoluti sulle origini, nè ridurli a fatti di filiazione; semmai i canti di popolo sono il risultato della confluenza di più fattori. Piuttosto che inseguirne la storia esterna, interpretiamo quella interna, carica di stimoli e di interesse, spia dell'etnos, in quanto il canto popolare ha profondi moventi sociali e religiosi. Per noi non è neppure da trascurare il sottostrato celtico, nè da dimenticare che le periferie etniche risentono, per naturale osmosi, l'influenza, dei popoli vicini.

Questa suggestione ho personalmente provato, ascoltando canti di popolo nel Gailtal e in Carniola. Le somiglianze col canto slavo furono argomento di studio del professor Trinko e di Elena Adayewsky. Quest'ultima ha dedicato vari articoli al nostro canto popolare, fissandone alcuni caratteri: « distri-bution non symetrique des accents tonaux principaux - longues tenues sur la note finale de chaque phrase - accords pleins, harmo-nies majeurs, graves - en etant en tonalitè majeure semblent etre en mineure - merveil-leuse facuite d'application instinctive - (13).

Il prof. Morpurgo pone la caratteristica fondamentale della nostra villotta musicale nella « istintiva costante geminazione della melodia, mediante la linea parallela della terza inferiore » (14).

I caratteri del nostro canto popolare, la sua lenta malinconia che lo fa sembrare preghiera, hanno potuto dare a qualcuno (15) la suggestione di un'origine liturgica.

Purtroppo manca ancora uno studio completo che si occupi della villotta sotto l'aspetto filologico e storico e sotto quello musicale.

Pare di sentire nel professor Battisti una volontà di ritorno alla tesi monogenetica per

l'origine dei canti popolari, tesi che, fra quante sono state elaborate sullo spinoso problema, è la meno convincente.

La forma tetrastica è tipica ed archetipa di quasi tutte le poesie popolari, ma ciò non implica imitazione e dipendenza, basti notare che la quartina va dalla Spagna (co-blas) all'India (Rubàyàt) ; forse era la forma usata anticamente nelle canzoni dei soldati che burlavano il loro capitano (Novati), in antichi ritmi medievali e nei laudari.

« Le vilotis o canzonetis dei friulani si scostano dalle altre d'Italia per il metro che è a quartina di ottonari con rime tronche, a versi pari: quartine che incontreremo nella Spagna, non congiunta certo al Friuli né dalle lettere, né dalla storia» (16).

Per alcune villotte si possono riscontrare filoni italo-friulani o veneto-friulani, importazioni dovute all'emigrazione o al servizio militare; altre volte la spontanea affinità della psiche popolare dà luogo a somiglianze casuali, ma tutto ciò non può minimamente sminuire l'originalità della nostra abbondantissima produzione villottistica..

Si nota subito la profonda estraneità di alcune canzoncine d'imitazione veneta, infiltrate nel Friuli pianeggiante e collinare (ma non nella Carnia!). Mutuazioni comprensibili, come ho già detto, dovevano avvenire con le regioni limitrofe: anche Venezia importò la nostra villotta di ottonari; dell'origine le rimase solo il nome « furlana » che il contenuto e lo spirito vennero naturalmente snaturati da uno spirito ben diverso dal nostro, poiché, come dice il Goldoni nelle Memorie, « il carattere della nazione è l'allegria e quello del linguaggio veneziano è la lepidezza ».

Gli esemplari d'importazione veneta, raccolti in Friuli, sono formati da due coppie di endecasillabi (verso principe dell'Italia), rimati a a b b (mentre la villotta nostrana è rimata a b e b, più raramente a b a b), ha un contenuto sempre satirico e faceto, con andamento molto elementare, procedente per riprese.

Riepilogando: da una lettura interna risultano evidenti, a chiunque se ne occupi da vicino, le differenze di tecnica, di tono e di canto, per cui non esitiamo a riaffermare l'originalità della nostra villotta. Questa in Carnia era detta di preferenza « cjanzòn, cjanzonete, rizete ».

La villotta di ottonari domina incontrastata nella produzione poetica del popolo friulano, escludendo, nella sua abbondante produzione lirica, quasi ogni altra forma. Essa è lo specchio del suo carattere: è concisa, conclusa, proverbiante talvolta, senza espansioni retoriche, ma carica di suggestioni, con un abbandono più espansivo solo nel canto che usa sempre del modo maggiore, mentre nel resto d'Italia predomina il modo minore. Il periodo più fertile della produzione, quello in cui la villotta assunse la sua caratteristica fisionomia, comprende il '700 e 1'800, proprio nel clima dell'auge preromantica e romantica. Ora la villotta non germoglia più!

 

Note

(1) B. CHIURLO - Enciclopedia italiana -XVI - 96.

(2) M. BARBI - Poesia popolare italiana -Sansoni - 1939.

(3) C. BATTISTI - Il friulano letterario e le sue premesse - Studi goriziani - Val. XIX - 1956.

(4) F. TORREFRANCA - Le prime villote a quattro - Atti del 3.o Congresso Naz. Arti e trad. pop. - Roma - 1936.

(5) M. ABBIATI - Storia della musica -Treves - 1.o vol.

(6) M. ABBIATI - op. cit.

(7) F. TORREFRANCA - Strapaese musicale - Fiera letteraria - 8 aprile 1928.

(8) C. BATTISTI - op. cit.

(9) Enciclopedia italiana alla voce villotta.

(10) M. ABBIATI - op. cit.

(11) G. FARA - La musica etnica - Folklore - 1932.

G. FARA - L'anima musicale d'Italia -Ausonia - 1921.

(12) G. COCCHIARA - L'anima del popolo italiano nei suoi canti - Hoepli.

(13) E. ADAYEWBKY - Anciennes melodies et chansons populaires d'Italie - Riv. music, italiana - XVI - 1909.

(14) E. MORPURGO - La villotta friulana  - La Panarie, pag. 129 - Udine - 1925.

(15) F. SPESSOT - Vilotis furlanis restadis a Fara e lenti intor - Studi goriziani -Vol. IV - 1926. G. MARCHETTI - Studi sull'origine del friulano - «Ce fastu? » - 1933 e seg.

(16) E. TEZA - Canti d'amore nel Friuli -« Nuova Antologia » - Vol. IV - Fase. III - 1867.