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Presentazione del 

manifesto ufficiale celebrativo  

del millenario di Buja

di Domenico Zannier

 

 

La storia è necessaria all'uomo per essere uomo. Se l'uomo è essere sociale oltre che individuo e persona, non può non avere una memoria collettiva, di popolo, di società di istituzioni.

Questa memoria è la Storia. Essa dapprima è avvertita come senso mitico del passato, come somma di eventi che ritornano e vanno ritualizzati. Con l'apparire della scrittura viene realizzata una oggettivazione esterna, ma sempre più certa e sicura dei fatti e della loro memoria, nonostante le persistenti deformazioni del mito e l'innografa dei potenti. Infine un bel giorno la storia si libera delle incrostazioni e si erge a scienza o per lo meno, dati i limiti umani, a ipotesi di lavoro scientifico. D'ora in avanti la storia sarà fatta di documenti e solo quelli saranno realmente probanti, siano una pergamena, un papiro, una lapide, un diploma di imperatore.

Ecco perchè Buja appare nella storia con certezza documentaria nel 983, ecco perchè nel 1983 se ne celebra il millennio. Questo non è negare l'esistenza di Buja e di uno o più insediamenti abitativi nel territorio bujese prima della dieta di Verona del giugno 983, (con Ottone II e Rodoaldo) di una Buja le cui tracce affiorano dalla toponomastica estremamente conservativa e dai reperti dei vari scavi che vengono condotti con rara competenza di archeologo dal prof. dott. Giancarlo Menis. Esiste una preistoria e siste una leggenda di Buja. La presentazione del manifesto ufficiale del Comune si allinea con le certezze della storia. Sul medesimo rettifilo storico si affacciano in compagnia Udine, Fagagna, Gruagno, Brazzacco, e qui sto con il Paschini fin che non si provi il contrario. Buja è divenuto il nome collettivo del Comune, superando la localizzazione originaria di un punto. Tutte le borgate con i loro nomi particolari si assommano nell'unico nome, che li significa e li abbraccia nel loro insieme.

E' l'ora di guardare il manifesto del millenario che Arrigo Poz ha con felice sintesi pittorica e grafica composto per la comunità bujese. Poz è friulano, ma non di Buja, e le sue radici nascono dove il Medio Friuli incomincia a sfumare verso le campagne della Bassa. La sua visione dice ai Bujesi come gli altri Friulani vedono Buja e nello stesso tempo come i Bujesi possano e debbano cogliere in sintesi la loro vicenda storica. E' chiaro che l'artista si è documentato in loco, che ha visto e conosce il paesaggio e l'ambiente dove ha amici ed estimatori, che ha sentito i desiderata dell''Amministrazione.

Questo è stato il momento preparatorio il suo momento creativo e tecnico.

Dai tempi in cui frequentava la scuola di Zi-gaina, da quelli in cui partecipava alla generazione del neorealismo italiano dal 45 al 55 Poz ha percorso un itinerario d'arte e di vita che lo ha portato a una interiorizzazione sempre più marcata fino a consumare i margini dell'orizzonte ispirativo. Ma ogni volta che Poz toccava i limiti di una esperienza, quella dei nidi ad e-sempio, ecco la capacità di rigenerarsi su nuovi temi e di pescare nel mare dell'essere forme, luci e colori atti ad esprimere la sua arte nascente e palpitante. Nel mondo del manifesto

Poz ha riscosso inusitati successi, basti vedere il manifesto per le comunità etniche del Friuli, quello della missione di Udine, quello del centenario dell' emigrazione friulana in Argentina, per citare solo alcuni recenti. Quanto alle sin-sintesi storiche ha lavorato per opere poetiche, romanzi e cortometraggi di vario respiro. La scelta della civica Amministrazione non è caduta a caso su di lui.

Il manifesto vede il millennio di Buja in una forma ascensionale, in una marcia verso il futuro. Il passato e il presente sono simboleggiati dall'antica torre campanaria della Pieve di San Lorenzo in Monte e dallo svettante neogotico campanile di S. Stefano, la frazione centrale dove risiedono gli organi amministrativi civici e dove vibra il centro religioso della Comunità. L'orologio segna l'ora della drammatica esperienza sismica. I due campanili paiono fondersi l'uno nell'altro a dirci che non c'è soluzione di continuità tra passato e presente. Le ondulazioni dei colli con le borgate in cima o in pendio verdeggiano di prati e s'infittiscono i boschi tra cieli azzurri solcati da nubi bianche. Il verde dei campi e la terra che ha toni di torba e d'argilla affondano su rossi piani di sangue. L'idillio collinare del paesaggio bujese non nasconde i drammi anche sanguinari vissuti nel tempo dalla sua popolazione. Le due bande nerastre che listano a lato la composizione testimoniano che parlare di passato è pure parlare di ciò che è morto e si è spento. Ma risalendo verso la data, posta su una banda orizzontale di giallo solare e oro, del millennio 1983, la cenere diventa ocra e si trasmuta in toni sempre più gialli limone e mimosa. Il nome di Buja è scritto in

italiano e in friulano per ricordare le due culture che vi convivono: Buja e Buje, su toni delicati a partire dal rosa. E attorno ai nomi l'azzurro è turchino o limone chiarito mentre più sotto l'azzurro è intenso e poggia su una fascia violetta.

Il cammino dal 983 al 1983 è in modo augurale un cammino di speranza e di festosa letizia, dopo le innumeri prove. L'armonia tonale è felice. L'assunto è compiuto.

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 'O ài finide la presentazion dal manifest e 'o viôt a comencâ su les ales de storie e de vite un gnûf flurî di secui par Buje.

Etes si sucedaràn a etâz e a vignaràn i fîs dai fîs, ma Buje cui mil e mil àins ch'e à vivût, jo mal àuguri, 'e varà avonde ce dâ par che il so non al resti e par che la sô vite no si distudi.

E no stin a dismenteâ che dai diplomes di Oton II si capis che tal decim secul la lenghe furlane 'e jere bielzà nassude e che par un mileni Buje le à mantignude e svilupade cun corante gjenerazions.

Storie e culture e lengac par jessi di Buje e che ogni omp e femine no pò fâ di mancul di trasmeti a fts e nevôz par che l'anime di Buje celte, latine, furlane 'è cjanti tai timps che l'umanitât 'e vincarà les steles.

   

Buja, 5 marzo 1983