1971   N° 4 

Stranga cjadrèis

di Andreina Ciceri

 

 

Questa vuol essere soltanto una notizia, che riporto così come l'abbiamo appresa, visitando il Museo Etnografico di Forlì. Il custode, vedendoci intenti ad osservare la sedia qui riprodotta, ci raccontò (senza peraltro sapere che venivamo dal Friuli) che era del tipo usato da ambulanti « friulani » che, secondo lui, molti anni fa capitavano fino in quei paesi ad offrire la loro opera di impagliatori: veniva portata sulla schiena, insieme al materiale occorrente. La notizia ci parve, per dir poco, curiosa, per cui, appena rientrati in Friuli, richiedemmo notizie e fotografie, gentilmente forniteci dal Direttore, dottor Walter Vichi, che così ci scrisse:

« Come ella avrà potuto vedere, il mobile non è completo in quanto manca della parte anteriore bassa e precisamente della ribaltina che, provvista anch'essa di gradini, giustificava i due usi di seggiola e scala.

Non le so dire esattamente se l'oggetto sia di origine friulana, certo mobili del genere erano in uso nelle nostre case di campagna ».

Quello che alla fine risulta più interessante, più dell'oggetto stesso e della sua effettiva attribuzione, è la testimonianza convinta del custode, che potrebbe quantomeno essere l'eco di una tradizione e la rivelazione di un nuovo aspetto del lavoro friulano fuori casa.

L'uso dello strangà cjadrèis (V. Pir.) era generale nella nostra area e continua tuttora: in Carnia si usavano prevalentemente strane di siale o foglie secche di granoturco, in Friuli anche palût, oggi più spesso si impiegano materiali sintetici.