Dedicato ai fabbri il marzo artigiano bujese di Vito Sutto | |
Buja è moralmente la capitale del marzo artigiano. Le celebrazioni di San Giuseppe artigiano sono state fatte in tutto l'ambito territoriale della nostra regione, ma pur variando le sedi, rimane, negli anni immutabile la sede bujese, una sede che ci propone sempre un collegamento con la storia. Ceramisti, panificatori, fornaciari. Oggi per Buja è la volta dei fabbri, del loro cadenzato cadere su un'incudine, del loro lento e ritmato battito del tempo. Noi possiamo sentirne l'eco per la collina un'eco che si perde lontano fino a duecento, a trecento anni fa, quando i bujesi oltre che di agricoltura vivevano di attività fabbrile. Nella collina abbiamo trovato un'impresa, la Vattolo, che è stata l'orgoglio di Tomba e lo è ancora per i suoi anni di storia, per il suo trasmettersi di padre in figlio l'arte, il mestiere, fatto di tanti piccoli atti, quasi un rituale, paziente e lento, pensoso e un po' triste. Con il ferro ti tagli le mani, con il ferro ti ferisci ma ti immergi anche negli odori di lui, il ferro, quasi una persona con una grande anima di fumo, con le faville e con il suo colore vivace. L'odore del ferro è qualche cosa di speciale, ti immerge, ti impregna i vestiti, ti dilata le narici, te lo senti addosso, quasi fisico, palpabile... ma è solo un odore. Eppure ti pare un sapore che varia di stanza in stanza, in quel capannone superbo, che pare così lungo, interminabile, anche se sono solamente mille metri quadrati. L'odore del ferro ti riporta al colore, non solamente di esso, del ferro stesso, ma soprattutto ai colori dell'ambiente dove esso abita, luminoso e fosco, dilatato e strettissimo nella sua veste scura. Il ferro, questo nobile materiale, non è solo materia, per chi lo lavora, esso è qualche cosa di più, è anima, vita, esistente che muta, si trasforma, splende, si rabbuia, canta felice nella mano di chi lo forgia. E tutto questo è colore; colore come quel filo di fumo quasi impercettibile che esce dal camino come quella spera di luce che entra dall'apertura del tetto. E quel colore ti fa dimenticare il freddo pungente, dentro e fuori dall'officina, oppure il caldo affaticante, quando ti fa boccheggiare la canicola nell'afoso pomeriggio della tua estate. I tagli di luce che provengono dall'esterno e dall'interno dell'ambiente danno una forma nuova alla tua mano che lavora, alla tua testa che pensa, perché nessuna mossa è meccanica, tutto vive nel più grande equilibrio, ogni casualità dimenticata, ciò che conta è fare trasmettendo al ferro quell'anima che è dentro il suo artefice? Risuonante collina bujese, una trentina di fabbri prima della seconda guerra mondiale. Ora sono pochissimi, forse solo due, anche se molti di essi si sono trasformati in aziende moderne ed evolute, tentando di non perdere la poesia, ma soprattutto l'identità... perché essere fabbri a Buja è un'identità, una cultura. Oggi che sono stati capovolti i rapporti di produzione, la tecnologia ha bruciato i tempi e la macchina con la quale rincorriamo le sinuose strade delle colline bujesi ci sembra una clessidra rovesciata, troppo veloce per permetterci di soffermarci sul tempo che passa. Ecco la nuova fabbrica invece, con i suoi intrecci merceologici, con i suoi interessi di mercato, con la sua funzionalità precisa e dinamica. Ecco la fabbrica con i suoi ritmi, scanditi non più dal faticoso battere, ma da un tempo assai veloce, dal computer, dai pulsanti colorati, dai rumori intensi e dal frenetico rincorrersi di domande, di ordini, dove la voce si perde nel suono della macchina e non ne distingui più né l'una né l'altra in quanto sono fuse insieme, voce e suono meccanico e l'uomo stesso è un po' macchina, un po' individuo. Il grembiule e gli occhiali sono rimasti a proteggerti dalle scintille veloci e taglienti, colorate, luminose. Grembiule ed occhiali che comunque non ti proteggono dal tempo che passa troppo veloce per lasciarti toccare solamente quella scintilla, quell'attimo incalcolabile, fugace, misterioso sciogliersi nel nulla, nel buio di un capannone anonimo. Se vieni a Buja e scopri queste cose vuole dire che un attimo impercettibile di quel tempo è rimasto in te e tu puoi nasconderti al caldo, a pochi passi dal mantice e dall'incudine ad attendere la tua primavera. |