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La fornace dei Calligaro

 di Buja

di Valentina Piccinno

 

 

La produzione dei laterizi sia in Patria sia all'estero ha rappresentato per tutto il 1800 l'economia trainante di paesi dove lo stato d'indigenza portava quasi sempre all'emigrazione "forzata"; sul perché molti friulani intrapresero l'attività di fornaciaio si possono tentare varie spiegazioni, ma senza dubbio il motivo principale è che fin dall'antichità l'arte di fabbricare mattoni si praticava in tutto il Friuli, ritrovamenti di fornaci romane, rinascimentali e settecentesche sono tutt'ora in atto.

A Buja alla fine del 1800 esistevano sette fornaci da laterizi e calce, di cui una a "fuoco continuo" e le altre a carattere artigianale. L'attività artigianale più consistente era quella della famiglia Calligaro. Quando i fratelli Calligaro decisero di edificare una fornace artigianale per la cottura di mattoni e calce, operarono alcune valutazioni per stimare la qualità dell'argilla disponibile, la conformazione e l'ubicazione delle cave, la comodità d'accesso a quest'ultima in modo da costruire il forno vicino alla materia prima, anche se distante dai centri di consumo. Questi artigiani, a differenza di quanto si possa immaginare, erano uomini illuminati e informati capaci già nell'Ottocento di impiantare un'attività che si concluse nel 1950, ben 100 anni dopo il suo esordio.

Se pensiamo al lavoro del fornaciaio come un impiego umile e di scarsa specializzazione, incorriamo in un clamoroso errore. Il lavoro del fornaciaio pur essendo, in linea generale una faticosa e dura attività, fece dei nostri nonni e padri esperti e abili artigiani e in un certo senso "artisti dell'argilla", artisti dell'argilla erano anche prima i fratelli Calligaro e poi i figli e i nipoti, una generazione di fornaciai abili e preparati. Della famiglia dei Calligaro "fabbricatori di mattoni" si narra che nella loro fornace artigianale producevano mattoni e coppi a mano che rivendevano nei paesi limitrofi ed anche in Carnia. i loro prodotti si riconoscevano ad occhio, in quanto erano mattoni resistenti, dal colorito rosso intendo e dalla loro diversità propria dei prodotti artigianali. Di questa fornace oggi si conservano i ruderi, il tipo di forno costruito nel 1853 dai fratelli Calligaro per la cottura dei laterizi è propriamente detto "forno provvisorio di campagna", il termine provvisorio non ci deve indurre a pensare che la fornace non fosse una vera e propria costruzione stabile, al termine 'provvisoria" va attribuito il significato derivante dal latino medioevale "provisoriu(m)" e cioè provvedere alla cottura dei mattoni in base alla richiesta. Da tempo l'amministrazione comunale vuole recuperare la fornace dei Calligaro a testimonianza di un periodo storico concluso ma non dimenticato, questa strada  ardua e tortuosa vuole riportare la speranza, alla comunità diBuja.alla Provincia di Udine e alla Regione Friuli-Venezia Giulia, affinchè non si dimentichi quanti sono partiti per il Mondo o quanti hanno praticato ciò di cui sono sempre stati capaci: fare i mattoni. La fornace dei Calligaro rimane come raro esempio di fornace artigianale ottocentesca, la speranza è che non si perda questo edificio frutto di ingegno, tecnica e tecnologia e che questa rimanga come simbolo del lavoro edella fatica dell'uomo.