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Meni Fari 

negli anni trenta 

di Andreina Nicoloso Ciceri

 

Questa fotografia (proprietà della maestra C. Modestini Fanzutto, che ringrazio) rappresenta un importante documento di vita locale: Meni Fari, Domenico Zontone, qui con figlio e clienti, operava ad Avilla, ma aveva più largo raggio. Allegro e solerte, nella buona stagione lavorava all'aperto e d'inverno in una stanza che, per il fuoco e le scintille, mi sembrava l'antro di Vulcano. Andavano da lui soprattutto per infera gli animali, ma faceva anche qualche manufatto di ferro.

Il lavoro agricolo era lungi dall'essere motorizzato e da secoli si basava sulla forza lavoro uomo-animale. Chi possedeva cavallo o buoi aveva un ruolo simile all'odierno terzista.

C'era allora un gran andirivieni di carri e ce ne accorgiamo anche dai conti di casa, ad esempio, di Agnul Vesso (Ganzitti - metà del sec. scorso), dove si annotano frequenti lavori fabbrili: Antonio fabbro fatto un fero nuovo; metuto un fero vechio al cavalo; inferade la bracadure; inferade le but de vuarcine; bulito il cortelo; fatto quatro chiodi; due arpe del piul... Oppure annota a non finire viaggi ed operazioni agricole: solzato le braiduce; menato a casa le biave del paludo; menato un charo di torbe di quella del sig. Barnaba; menato legni ad Artegna; lavorato col charo a Valentino Forte nel cumunal; metuto il sorgo te braidate; menato coltura a Gio Bata Barachino sie chari; grapato le cicule; terezato la tera tes splungies; fatte tre giornate a File; stato coi manzi a Coloredo; un charo di soreal in arbaret; un charo di copo a Vendoi; un passo di bores da Osopo...