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Trent’anni spesi bene

PELFA GROUP

di Maurizio Piemonte

 

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Il percorso umano del fondatore, Redento Fabbro, e l’evoluzione dell’azienda (Pelfa) sono esplicativi di quelle peculiarità che si attribuiscono al Friuli del lavoro e dell’impresa.  Un mondo che forse si va diluendo nella “società globale”  ma che ancora riluce di questi esempi, in cui il “salt, onest, lavoradôr” non è uno slogan bensì la definizione di radici etniche che si affondano nella storia. Fin dall’infanzia Redento ha modo di destreggiarsi con martelli, incudine e fucina nella vecchia “farie” del nonno, ad Ontegnano di Buja, e poi seguendo il padre; non è un caso che il cognome della loro famiglia sia Fabbro: hanno svolto una meticolosa ricerca sull’antico archivio “Catapan”, custodito dalla pieve bujese di San Lorenzo, e sono riusciti a risalire ai loro avi, fabbri, fin al 1359, quindi “fabbro” di nome e di fatto.

La prima formale assunzione lavorativa di Redento è del 1960, durante le vacanze scolastiche estive: è manovale specializzato nell’officina Vattolo di Andreuzza di Buja, dove si forgiano forche; poi, nel 1966 è apprendista meccanico nell’officina di Calligaro Decio, a San Floreano. Dopo due anni, nel 1968, il salto nell’industria come operaio alle Ferriere Nord a Rivoli di Osoppo, nella sezione metallurgia; questa è stata un’esperienza di lavoro determinante per la sua formazione e crescita professionali, un periodo in cui acquisisce esperienza nello svolgere varie mansioni e anche nell’organizzare e dirigere il lavoro.  Superato il periodo della ricostruzione del post-terremoto e del rilancio delle ferriere, nel 1979, Fabbro, fonda la “Pel-Fa s.n.c.”, occupandosi di manutenzione per le stesse Ferriere Nord:  «La spinta a staccarmi dalla grande azienda – ricorda spesso Fabbro – e tentare un’esperienza in proprio, più rischiosa ma anche più stimolante, sempre nel settore della carpenteria meccanica,  me lo diede lo stesso Cavalier  Pittini;  ho seguito con fiducia il suo consiglio e credo d’aver fatto bene».  Col passare degli anni l’azienda si consolida e nel 1987 si trasferisce in un nuovo proprio stabilimento.  Le capacità produttive della Pel-fa si ampliano, cresce e si diversifica la clientela, aprendosi sempre a nuovi mercati.

L’azienda è viva e vivace, cresce e si sviluppa; i capannoni si ampliano e ne crescono di nuovi. Alcuni anni orsono Fabbro decide di dare all’azienda una più moderna organizzazione: supportato dai suoi collaboratori, familiari ed esterni, crea una nuova struttura, la PELFA GROUP, un’impresa che oggi è riconosciuta come una delle più dinamiche realtà industriali nel settore della carpenteria metallica e della progettazione e costruzione di macchine, ben oltre i confini regionali.  Alla base della dinamicità della Pelfa Group c’è proprio la duplice intuizione del suo fondatore, Redento Fabbro, di investire sia negli strumenti, integrando e rinnovando continuamente il parco macchinari alle necessità del mercato, sia sull’uomo, motivando concretamente i dipendenti, trasformando i più attivi in collaboratori, responsabili e soci.

Infatti, il Gruppo Pelfa vede occupati circa un centinaio di dipendenti e si sviluppa complessivamente su un’area di circa  50.000 metri quadrati di cui 17.000 coperti così suddivisi: LMB 6500 m² occupati dalle sezioni ossitaglio e macchine utensili;  CF Carpenterie su 5.000 m²;  4EFFE la sezione montaggi meccanici, pneumatici elettrici su 4.500 m². L’Azienda Pelfa ha conseguito varie  certificazioni: la normativa europea UNI EN ISO 9001:2000, la  ISO 3834-2  e la ÖNORM 7812, che garantiscono alla  clientela il massimo dell’affidabilità e delle sicurezze. In questi anni si è fortemente orientata anche nello sviluppo e alla fabbricazione di prodotti innovativi, maturando una notevole esperienza nella progettazione e fornitura d’impianti chiavi in mano per il settore siderurgico - metallurgico.

Nel dicembre 2009 presso la sede, nella Zona Industriale Pedemontana del Cipaf, si è svolta una partecipata festa per i 30 anni di attività del Gruppo PELFA, che ha visto coinvolti autorità,  imprenditori grandi e piccoli, regionali e stranieri, e maestranze, collaboratori ed amici.  In quell’occasione, nel suo intervento di saluto e rispondendo ai numerosi messaggi di stima e di augurio, Fabbro ha innanzitutto voluto ringraziare i propri familiari e i collaboratori, quindi ha aggiunto: «Il mondo del lavoro sta cambiando, e l’attuale crisi sta accelerando questi cambiamenti:  mentre fino a ieri ci  confrontavamo con colleghi in ambito comunale o al massimo provinciale oggi dobbiamo guardare al mondo intero; ma la voglia di fare non ci manca, stiamo sviluppando sinergie anche con imprenditori esteri, per poter meglio competere nel mercato globale; l’impegno non è facile, gli anni delle “vacche grasse” sono alle spalle, ma credo che ugualmente possiamo guardare al futuro con fiducia».

 

 

 

A  Redento  Fabbro  pal  trentesim  de  PELFA

 

Ce grande fieste, amîs,

di vite e di lavôr!

Se buine la lidrîs,

pome al à il len e flôr.

 

Di une famèe di faris

par secui sul incuin,

’e nàšsin luminaris

di fiêr e lamarin.

 

No ur pese la fadìe,

no ur mancje l’invenzion.

Il lôr savê al invìe

Progrès e promozion.

 

Redento Fabbro al passe

par cheste linie in grant.

La Pelfa ’e jè di classe

e a’ va indevant screant.

 

Sui trente al rive un gnûf

magnìfic  capanon.

La crisi ’e ven aprûf,

ma lui nol si scompon.

 

Bisugne vê ardiment

e fiât di žoventût

e cjâf e sintiment

tun mont di pôc ajût.

 

In tal ripart mecanic

al à cent dipendenz

e come un fuc vulcanic

al côr pai continenz.

 

No son par lui cunfins.

Slargjât al à il marcjât.

Paîs, lontans, vissins,

’e àn vût colaborât.

 

 Al vîf e al dà di vivi

cence pensâ al sudôr.

Che il diàul mai no lu sprivi

di un franc e dal so onôr!

 

Al à tirât sù prole,

sposade e laureade,

tant che cumò al cocole

nevôz in gran niade.

 

Al jude la culture

e Glesie e Religjon.

Al ûl che sei mondure

te int e te nazion.

 

Che Diu lu benedissi

cun dute la sô cort

di mût che nol finissi

di import o par export.

 

Redento, al è il Frûl

che simpri in alt ti ûl.

 Domenico Zannier