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di Andreina Nicoloso Ciceri

 

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Più volte ho letto riconoscimenti, da parte di storici ed economisti, circa la tenace laboriosità e le grandi capacità manuali dei Friulani: con la constatazione, però, che, salvo eccellenti ma relativamente poche eccezioni, il lavoro friulano si fermava un tempo ai primi stadi produttivi, senza spingersi ad una imprenditorialità coraggiosa. Certamente, oltre alla carenza di risorse naturali, la storia stessa (un governo teocratico straniero fino al sec. XV, poi un padrone lontano con prevalenti interessi sul mare, una lunga feudalità pesante, la mancanza del fenomeno comunale laico...) ci ha tenuti compressi ed ha conferito alla nostra mentalità un ritegno di fronte al rischio.

Occupandoci qui di una peculiarità bujese come il lavoro di fornace, si potrà e si dovrà riscattare il fatto che esso ha costituito prestazione servile con la tratta della forza lavoro, anche minorile1, ricercando i segni di una imprenditorialità, anche se non di proporzioni rilevanti, che indubbiamente c'è stata, in loco e fuori. E' un compito che raccomando ai nostri appassionati ricercatori, perché i troppi impegni e l'età avanzata non concederanno a me questa realizzazione. Bisognerà analizzare le caratteristiche delle varie fasi migratorie, segnate dalle cesure delle due guerre mondiali: la prima, quella in ambito mitteleuropeo2, è senz'altro la fase più eroica e romantica, ma è anche quella maggiormente segnata da ombre3. Bisognerà inoltre non dimenticare, oltre all'emigrazione, le migrazioni interne: nelle fornaci dell'Italia Settentrionale e Centrale. Sarà molto utile ascoltare le testimonianze degli eredi delle nostre 'dinastie' di fornaciai, come i Guerra, come i Calligaro, attivi in Australia, o come gli Eustacchio. In particolare, Claudio Eustacchio, discendente di Angelo (1837-1918) potrà narrarci della sua famiglia che ha avuto fin quattro fornaci a Graz, ma ha avuto anche peso locale4.

Nelle vecchie carte d'archivio si trovano toponimi come «Colle sotto Fornase», «Collo Fornase».... Stanno a provare l'antichità di questo lavoro, ma probabilmente si trattava soprattutto di fornaci da calce perché la povertà costringeva ad estrema autarchia: in ogni parte del Friuli, per edificare, si usavano materiali che l'area stessa offriva, come sassi di roccia in montagna, sassi erratici in pianura (clas di ramengo, trovants...), e molti ciottoli di fiume, mota prosciugata dal sole nella pianura verso il mare; e per copertura: lastre di pietra, listelle di legno e soprattutto paglia. Del resto non era permesso fare scavi o cave, senza pagare per ottenere relativa concessione governativa, che si chiamava Privilegio, da cui, per antonomasia, fu chiamato Privilegio, anzi Pravilegjo la concessione di fare fornace e la fornace stessa (come, fino a tempi recenti, chiamavamo 'privativa' la rivendita di generi di monopolio governativo). Del resto disponiamo di un bell'esempio di Privilegio, nella concessione ottenuta, nel 1747, da Domenico Valentino Barnaba per una «minera», cioè cava sui colli di Dobis, secondo le leggi venete5:

«S.D.M. Il Serenissimo Prencipe degli illustrissimi, ed ecc.mi Signori Deputati [...] sopra le Minere. Che essendo rissoluta intenzione di sue Ecc.ze abbiano à restar eseguite le sante Leggi, che prescrivono à tutti quelli fabricherano fornaci, ò Calchere di Calcina il pagamento della dovuta decima ridotta alla tenue summa di Lire tre, è soldi due valuta, alla parte per ogni bocca di fornace, ò Calcara, e così pure la corrisponsione della Decima à tutti quelli escavano pietre da Buchi, fiumi, Cave, Gorghi, e qualsisia altro Luogo Publico, ò privato, niuno eccettuato, sono devenuti all'estesa del presente Proclama, il quale doverà esser stampato, e trasmesso al regimento di Udine per la sua publicazione, e perché allo stesso effetto sia mandato alli Reggimenti di Cividale, Monfalcon, Porto Gruaro, Pordenon, Caneva, come pure à tutte le Giurisdizioni della Patria Privileggiate, e non privilegiate, ed anco à quelle separate esistenti nella Patria del Friuli, ed à tutti li degani delle Ville Soggette, così à publici Rappresentanti [...] quelli dunque fabricherano Fornaci, niuno eccettuato, così per proprio uso, come per negozio, benche la matteria fosse escavata ne proprj fondi, non potrano metter fuoco nella Fornace, se prima non farano vedere al degano6 la ricevuta à stampa di aver pagato la Decima dovuta à Mano del conduttore7 dal qualle gli sarà consegnata previo il pagamento. In caso d'innobedienza al patrone della Fornace di Duccatti venticinque [...] Sarà tenuto cadaun Degano, al quale pervenirà il presente proclama far tenere al conduttore sopra detto nota giurata di tutte le fornazzi, e Calcare, che fossero nella di lui villa, e suo Distretto, ed'altra delli Tagliapietra, ò escavatori in questa tanto quelli, che essercitassero nella Villa la professione, quanto gli altri, che andassero à lavorare fuori della Medema, in pena alli Degani,che trascurassero ...»8.

Ricerche negli archivi di Venezia indubbiamente potranno far conoscere queste Note che i Degani erano tenuti a stendere. Caduta la Serenissima, il governo napoleonico intraprese una vasta operazione di revisione catastale, continuata dall'Austria, la quale, in previsione di ciò, fece stendere in ogni nuovo Comune gli Atti Preparatori, in risposta a formulari standardizzati. Nel 1826 per il Comune Amministrativo di Buja stendono le Notizie Generali per gli Atti i seguenti incaricati: Barnaba Ermanno qm Federico Delegato Censuario, Barnaba Pietro qm Giacomo Del. Cens., Calligaro Giovanni di Francesco Del. Cens., Gion Batta Tondo qm Filippo Pratico, Pezzetta Giacomo Perito Comunale. In questi Atti Preparatori si nominano i molini, ma non le fornaci; delle case si dice: «Eccetto gli agiati, case anguste, edificate di muri, ma più spesso coperte di paglia». Degli abitanti si dice che le donne devono supplire «alla meglio», perché da primavera a novembre emigrano più di 400 uomini!

Nel 1827 viene consegnato all'autorità il Prospetto di Classificazione dei terreni (firmato dai sopra citati ed in più da due Esperti nominati dal Comune: Fort Gion Batta e Tonino Gion Batta). Tale prospetto evidenzia le qualità del suolo abbondantemente argilloso:

«Classe I argillosi con mediocre terriccio...;

Cl. II argillosi principalmente vicini al casale così detto Casella nella località denominata Polvaria...;

Cl. III argillosa mista a silicea e parte anco torbosa specie in Paludo d'Urbignacco e in località Braida di Arrio...;

Cl. IV argillosa...». Nel 1835 venne presentato ulteriore Prospetto e solo negli anni 1851-55 venne fatto il primo impianto del catasto Austriaco.

Nel Comune Censuario comprendente Sopra Monte, Strambons, S. Stefano, Ursinins, Tonzolano, Villa, S. Floreano, Tomba (catasto rurale) troviamo alfine nominate le fornaci; risalendo quindi al Registro Possessori9, la situazione risulta come segue:

Numero Mappale 348 Fornace su suolo comunale;

N.M. 525 Fornace da mattoni costrutta di nuovo, intestata a Guerra Giovanni, Giuseppe, Domenico, Anna etc, di Fiorendo;

N.M. 649 Fornace da mattoni costrutta di nuovo di Calligaro Pietro qm Mattia detto Maores;

N.M. 3382   Fornace di mattoni costrutta di nuovo (già terreno arativo) di Calligaro Natale qm Giuseppe; N.M. 3923   Fornace c. s. (già pascolo) di Aita Giovanni qm Francesco; N.M. 10240 Fornace da mattoni e calce, di Guerra Leonardo qm Leonardo; N.M. 10241  c.s. di Pauluzzo Domenico qm Giovanni;

N.M. 10242 Fornace da mattoni e calce di Calligaro Domenico, fratelli e nipoti pupilli;

N.M. 10243 c.s. e stessi intestatari; N.M. 10244 c.s. di Guerra Giovanni qm Giuseppe detto Toniz, livellano al Beneficio dei S.S. Agostino e Daniele di Gemona10.

Chi ha pazienza può proseguire nella ricerca lungo le variazioni e rettificazioni ordinate dall'Intendenza Provinciale delle Finanze negli anni 1871, 1882, 1885, 1894... Alcune fornaci continuano ad essere attive, altre sono potenziate dalla costruzione di «Tettoja per detta fornace»; in qualche caso si trova «Area di fornace da mattoni demolita» (es. N.M. 348, nel 1886; N.M. 8885 e 10802 nel 1894...); altri Numeri Mappali passano dal Catasto rurale a quello Urbano ed è difficile ritrovarle. Credo non sia azzardato affermare che l'edilizia era (almeno dalla metà del 700) in decisa crescita, sia per i miglioramenti economici, sia perché c'era bisogno di locali per ricovero di nuovi prodotti agricoli e per il crescente successo della bachicoltura. D'altra parte non deve sorprendere il fatto che una 'fornace' potesse comparire e scomparire con relativa rapidità: non si trattava sempre di fornaci ben strutturate, perché parliamo sempre di forme piuttosto elementari e quasi pararurali simili alle carbonaie, anche se i testimoni viventi puntualizzano che queste fornaci a cravuàte erano di vari tipi (alla tedesca, alla romana...).

Spesso si mettevano in funzione solo dietro richiesta di chi abbisognava del prodotto e poteva darsi pure il caso che, per risparmiare, il cliente11 . si prestasse ad eseguire la parte meno impegnativa, ma più pesante dell'operazione, come l'escavazione dell'argilla, col successivo lavoro: triturare, bagnare, amalgamare, coi piedi, o con gli attrezzi, affinchè si espurgassero radici, sassi, ecc. e si mescolasse la terra che poteva essere di strati diversi (cjere fuarte in superficie; savorgne sotto: sabbiosa e giallognola; smèlar più ricco di calcio, in profondità).

Mi è parso strano che nei sopra citati elenchi catastali non si nominino le tegole (sottese nel termine 'mattoni'?), ma del resto non si nominano neppure le stoviglie casalinghe, che pure ci sono state. A questo proposito bisogna ricordare almeno un prestigioso nome nel campo della stoviglieria popolare: quello dei Felice che, partiti da Buja, si trapiantarono a Cella di Ovaro, producendo, fino a tempi recentissimi, sia stoviglie che laterizi per l'edilizia12.

Certamente la prima fase empirica di questa attività ha richiesto maggiori capacità individuali che la successiva fase industriale: bisognava saper ben calibrare il quantitativo di sassi da calce nella stratificazione dell'ingricià entro la cravuàte; bisognava saper dare il giusto calore perché il mattone non potesse lâ in bale (deformarsi o fare blocco per troppo calore), ma diventasse feragìn (duro e compatto) in giusta misura. Fu certamente questa esperienza, acquisita in patria, a rendere così apprezzata e massiccia l'emigrazione nelle fornaci, di Germania soprattutto. Qualche economista vedeva il fenomeno come pericoloso per la nostra agricoltura, come se la distrazione stagionale di quelle masse potesse mettere in crisi la nostra maggiore risorsa economica. In realtà i proventi di qualche anno di sacrificio servivano ben spesso per acquistare un po' di terreno e per aggiustarsi la casa: l'abbandono dell'agricoltura è un fatto solo recente, conseguente alla grande industrializzazione. Lo scambio con la cultura tedesca fu così massiccio che molti tedeschismi entrarono nel lessico famigliare e talvolta non ci si accorgeva neppure perché il termine tedesco pareva riassorbito nel friulano13.

I proprietari delle fornaci tedesche finirono col preferire lo svincolarsi dal rapporto diretto con la fornace ed i fornaciai, trattando esclusivamente col capuciàt, che ingaggiava il personale in Friuli, poi poteva o avere funzioni di solo direttore o di affittuario, pagando più spesso con percentuali del prodotto. Anche questi sistemi talvolta vennero trapiantati in paese da qualche capuciàt di ritorno o quantomeno ebbero qualche influenza nel creare 'alleanze' e società onde potenziare le povere forme imprenditoriali del passato. Cercherò di offrire qualche notizia (ma il più resta da fare) sugli 'antefatti' delle nostre due fornaci più note: quella di Cjocio e quella di Lene, avvertendo che entreremo nel solito garbuglio delle omonimie. Nei vecchi documenti per Calligaro si trovano anche le forme «del Calligar» e «Calligaris», poi le diramazioni si caratterizzano tramite i soprannomi: Calligaro Cian, Calligaro detto Fanzutto, Calligaro detto Dreost... La casa 'madre' dei Calligaro era quella di Arrio, che portava nella pietra della chiave di volta del portone lo stransèt, cioè il trincetto che taglia il cuoio. I Calligaro erano quindi degli artigiani e già abbastanza agiati da fregiarsi, nel 1686, di un segno di famiglia ufficialmente riconosciuto14. Di tutti i rami il più prolifico si direbbe quello dei Calligaro Lene la cui bellissima casa ad archi in Urbignacco tenne a lungo uniti più ceppi: Benito racconta che si decisero alla divisione quando nel camerone dei bambini dormivano in...34! Nei pressi c'era pure la bella casa dei Calligaro Maurés (Maores, nel prospetto catastale del 1851-55, prima citato) che ebbero fornace e beni in Tonzolano, ma che fallirono perché uno zio, che si recava spesso a Udine coi bûs a portare i carichi di mattoni, amava troppo andare... «a gnàgnes»!15 In Tonzolano allora c'era pure un'altra fornace, dei Mòsar, che cessò non molto dopo16.

Del 1852 abbiamo un bell'esempio di Contratto di Società11 tra altri due rami Calligaro, entrambi abitanti in Arrio. Lo riportiamo, necessariamente, in sintesi:

«Regno Lombardo Veneto-Provincia del Fr.-Distretto di Gemona-Comune di Buja li 4 Febbrajo 1852. Calligaro Leonardo qm Gio Batta detto Chiochio, e Calligaro Domenico qm Gio Batta detto Menut18 che agisce per conto ed interesse anche de' suoi fratelli Antonio ed Angelo, ambe esse parti di Buja, determinati d'unanime consenso di erigere una Fornace da mattoni e tegole, passano alla stipulazione del seguente Contratto di Società»... Tale contratto è articolato in otto punti: il Menut mette a disposizione Tav. 302 da escorporarsi da suo terreno arativo arborato vitato detto Soclus19 (ai NN.MM. 1979 e 8304);

Art. 2: il Cjocjo da parte sua si obbliga ad erigere immediatamente ed a totale suo carico fornace e «porticali» (tettoie);

Art.3: Menut concede pure attiguo terreno per l'estrazione dei materiali necessari;

Art. 4: valutati i terreni e le spese per la nuova erezione, i soci calcoleranno eventuali differenze da risarcire;

Art. 5: entrambi i soci saranno intestatari, di fornace e porticali, mentre il terreno per l'escavazione, una volta sfruttato, tornerà al proprietario che ne metterà a disposizione un altro20;

Art. 6: tutte le spese per escavazione e preparazione dei materiali verranno divise a metà, come saranno a metà i guadagni;

Art. 7: quando Soclus sarà «esausto» e verrà sostituito con altro fondo per l'escavazione, Cjocjo pagherà la sua parte;

Art.8: Menut si fa garante per i fratelli ancora minori. Il contratto, i calcoli, le misurazioni furono opera del geometra Michele Tissino che pure appone la sua firma sul contratto, col testimone Zanino Gio Batta.

I manufatti devono essere stati realizzati subito, come da contratto, giacché compaiono nel Prospetto catastale che ho già riportato, al N.M. 10242 e N.M. 10243 (numeri senz'altro frutto di escorporazione predisposta per intestare a ciascun socio una parte); non compariva ancora la voce «fornace», invece, nel 1846, quando, appena morto il padre, Domenico si fece rilasciare un certificato che provasse quanto era «allibrato alla Ditta Calligaro Minut Gio Batta q. Domenico»21.

Non si sa per quale ragione, poco più di due anni più tardi il Contratto di società viene profondamente modificato, probabilmente su richiesta del Menut che forse voleva intraprendere l'attività di capuzzàt, all'estero.

«Li 15 Maggio 1854... Col presente Contratto li suddetti Socj [...] convengono, ammettono, e stabiliscono quanto segue a modificazione del succitato Art.6.to del citato Contratto di Società».

Tale articolo è sostituito da ben 5 punti: al I punto si stabilisce che d'ora in poi spese e guadagni saranno completamente del Cjocjo; al p. 2 si stabilisce che per ogni cucinatura il Cjocjo pagherà ai Minut austriache Lire 57,14; al p. 3 viene stabilito di fare i conti e relativi conguagli per i due anni trascorsi; al p. IV è concesso esonero da pagamento per due anni, l'anno successivo per due fornaci, e l'anno dopo per una; al p. V si concede l'uso dei transiti. Il documento è sottofirmato dagli interessati (Domenico anche a nome dei due fratelli), dal geometra Michele Tissino e da Tissino Gio Batta teste.

Probabilmente i Menut d'ora in poi si chiamano fuori dalla attività della fornace, mentre è pensabile che i Cjocjo siano stati indotti a trasferire l'attività su propri terreni. Ciò si deduce dal fatto che il numero mappale della famosa Fornasate è diverso e dal fatto che, nel 1875, il N.M. 10242 indica «avanzi di fornace demolita», mentre il N.M. 1979 è nuovamente «arativo arb. vit.» e l'83O4 è restituito a pascolo. Tali dati si apprendono da un Contratto divisionale steso in Buja nel 1875 dal Notaio Dr. Federico Barnaba su richiesta dei fratelli «Pietro Antonio, Domenico, Angelo fratelli Calligaro del fu GioBattista detti Menut, contadini [...] avendo divisato li detti consorti di sciogliere la comunione»22.

In quanto ai Calligaro Cjocjo, essi hanno continuato la loro attività fino al 1974 e la loro caratteristica è quella di non aver mai abbandonato i sistemi artigianali per passare a quelli industriali: pareva un limite ed è stato il loro vanto. Forse si riferisce a loro quanto scrive il Musoni, nel 1912, sulla Guida delle Prealpi Giulie: «A Buia si fabbricano inoltre terre cotte ornamentali»23. Infatti la produzione dei Baracchini Scugjelìns24 era in fase di declino. È certo che mattoni e tegole dei Cjocjo furono ricercatissimi dalle soprintendenze e da quanti dovevano restaurare costruzioni antiche, dove il prodotto industriale è troppo stridente.

Mentre alcune fornaci scomparivano (Eustacchio Zorzòn, Guerra Variàn, Fantinutti Mòsar, Mittoni Falòn...25) e quella Cjocjo miracolosamente restava fedele a se stessa, la fornace Calligaro Lene faceva un gran salto di qualità, anche per immissione di nuovi capitali. Prima dell'evento che illustreremo, i Lene sicuramente non avevano una, ma varie cravuàtes, essendo la famiglia molto ramificata. Per meglio evidenziare la portata della svolta, riporterò ampi stralci di un prezioso Atto stipulato l'11 Aprile 1877 nello studio del Notaio Dr. Federico Barnaba, in S. Stefano, dove: «...sono comparsi personalmente li Signori Pietro, Giuseppe e Mattia fratelli Calligaro del fu Pietro detti di Lene e Nicoloso Pietro ed Angelo fratelli qm Andrea detti Cavalet, tutti possidenti ed industrianti nati e domiciliati in Buja, da me conosciuti, i quali in seguito alle precorse intelligenze per loro e rispettivi eredi... passano a stipulare e conchiudere il seguente

 

CONTRATTO DI SOCIETÀ

I - Accordata dalla Regia Prefettura...la licenza di erigere una fornace ad azione continua a sistema Hamilt26 per la cucinatura di calce e materiali laterizi in Buja, nella località27 detta Selva o delle Fornaci sopra il terreno in Mappa di B. al N. 525 di ragione proprietaria delli fratelli Signori Pietro e Giuseppe C, viene ora costituita fra li comparsi Signori Pietro, Giuseppe e Mattia C, Pietro ed Angelo N., una Società di Commercio: allo scopo della costruzione immediata di quella fornace e quindi per la cucinatura e smercio di ceramica ordinaria, come mattoni, coppi e tavelle, di calce e cementi...

II  - La Società medesima sarà conosciuta ed agirà sotto la ragione sociale CALLIGARO E NICOLOSO...

III - La durata della Società resta fissata in anni 20...

IV - Il caratto di interessenza de' Socj [...] resta determinato in 2/8 per ciascheduno dei tre fratelli C. ed in 1/8 per ciascheduno dei due fratelli N. [...] Tale caratto si ritiene pure nella proprietà dei fondi, dei fabbricati, attrezzi, utensili...

V - (costituzione capitale c.s.)

VI - Anche le prestazioni personali, i carreggi, le somministrazioni di materiali andranno a diffalco...

VII  - Li Signori Pietro e Giuseppe. C - [...] alienano alla Società stessa il terreno sul quale dovrà costruirsi la fornace [...] al qual terreno i contraenti hanno concordemente attribuito il valore di L. 300,00 (trecento) [...] non altrimenti che fosse tale importo versato in cassa sociale. Quel terreno viene trasferito in proprietà e possesso della Società...

VIII - ... passare immediatamente [...] alla costruzione del forno a 14 compartimenti giusta [...] i disegni28 già presentati all'Autorità politico-amministrativa [...] ed eventualmente di alcune tettoje destinate alla riparazione e deposito del materiale.

IX - Eretta [...] attivare senza ritardo...

X - Conscguentemente, siccome deve restare a particolare interesse di ciascun Socio la confezione del materiale a crudo,29 essendo scopo della Società soltanto la cucinatura e smercio del materiale, si obbligano i socj [...] di approntare una quantità di materiale non inferiore a centomila pezzi...

XI  - ...confezionarlo diligentemente [...] accatastarlo [...] sarà numerato [...] dopo la numerazione invece il materiale, passato per tal modo in proprietà della Società, starà a rischio e pericolo di questa.

XII - La Società fisserà il prezzo unitario...

XIII  - Le spese [...] saranno sopportate dalla Società [...] valendosi di preferenza dell'opera e delle prestazioni dei Socj.

XIV - (c.s. per trasporti)

XV  - ...i ricavi primamente devoluti a coprire le spese d'impianto e d'esercizio, quindi andranno a rimborsare proporzionalmente i Socj...

XVI - ...Il bilancio [...] firmato da tutti i Socj...

XVII  - Per la tenuta dei registri [...] l'incombenza al Socio Signor Angelo Nicoloso...

XVIII  - Il Socio signor Pietro Nicoloso affida l'incarico e dà mandato al proprio figlio Sig. Andrea Nicoloso di rappresentarlo in tutto ciò che ha relazione colla Società [...] con tutte le facoltà di procuratore...

XIX  - Tutti li Socj [...] al caso farsi sostituire non da altri che dai proprij figli, fatta eccezione pel socio Angelo N. che potrà farsi rappresentare da chi crederà meglio, non avendo di presente prole adulta.

XX - (iniziativa anche individuale per le vendite fino a 10.000 pezzi)

XXI  - ...potrà essere prorogata la durata della Società...

XXII  - Per la morte di un Socio non si scioglierà la Società...

XXIII  - ...qualunque contestazione o controversia insorgesse [...] eleggono in Giudici arbitri i Signori Dr. Enrico Pauluzzi di Beniamino Ingegnere Civile, Barnaba Pietro fu Ermanno Geometra e Gallina Valentino fu Andrea industriante, tutti residenti a Buja.

XXIV - (spese contratto) (Mattia C. illetterato non firma) Testimoni: Madussi Francesco Segretario Comunale e Calligaro Angelo industriante.30

Nel 1881, morto uno dei soci firmatari, Pietro Nicoloso, suo figlio Andrea richiese copia del Contratto di Società e probabilmente non restò a lungo nella società31. Sta di fatto che, a memoria dei viventi, della parte Nicoloso della società è da tutti ricordato sciôr Tite32, Gio Batta figlio di Angelo. E quando, a livello popolare, la memoria di una persona o di un fatto, rimane così consolidata, significa che lunga è stata la presenza attiva di quella persona.

Ma c'è pure un altro motivo: la fine di quel personaggio è stata tale da lasciare un turbamento nella memoria collettiva: si disse che fu dovuta ad un deficit causato dall'eccessivo entusiasmo per gli ammodernamenti e per macchinari stranieri d'avanguardia, ma, anche se mancava di liquidità, disponeva di un solido patrimonio. Personalmente penso ad una crisi di scoraggiamento per la situazione famigliare: nel 1932, quando morì, il fascismo era in fase di crescita di consensi ed egli aveva un figlio, Angelo Ferruccio, che, prima celebrato come grande eroe della guerra, ora rappresentava una macchia ed un dolore cocente. Condannato a 10 anni come Luigi Lene33 per la faccenda Zaniboni, non volle né chiedere clemenza, né, più tardi, ritornare al suo paese, anzi se ne andrà a morire in Africa.

Con Decreto II.VIII, 1932 il Tribunale di Tolmezzo autorizzava «la vendita ai pubblici incanti degli immobili di pertinenza della eredità beneficiata del fu Nicoloso Gio.Batta di Buia»: il procedimento era stato promosso «dalla Erede beneficiata Nicoloso Romilda fu Gio.Batta, di Parma, col procuratore e domiciliatario aw. Leonardo Piemonte». L'asta si tenne presso la cancelleria del Tribunale di Tolmezzo il 13 ottobre di quell'anno. I Lotti erano 31 e comprendevano anche quanto il defunto possedeva in qualità di socio della fornace (terreni ed immobili). In particolare il Lotto 7mo: «Fabbricati industriali o Fornace per la produzione di laterizi con annesso terreno aratorio detto 'Zoch', terreno per scavo d'argilla, compresa la quota indivisa di comproprietà sul forno a fuoco continuo, tipo Hofman...»; il Lotto 31: «Tutti gli immobili34 per destinazione della Fornace dei laterizi, del lotto settimo: Mattoniera con distributore e nastro alimentatore, un argano completo con corda metallica, un motore elettrico di 40 HP con trasformatore e relative cinghie di trasmissione, un banco fisso con sega circolare, un banco da falegname doppio, un banco in legno da fabbro con morsa in ferro, un banco in legno con vite in ferro, un banco in legno per la pulitura delle tegole marsigliesi, ml. 125 di binario a scartamento ridotto (cm.5O), ml. 644 di binario a scartamento ridotto (cm. 60), N. 12 vagoncini con carrello in ferro con cassa, N. 12 vagoncini con carrello in legno, N.6 telai in legno per carrelli di vagoncino, N. 2 piattaforme girevoli, N. 1 pressa in ghisa, per tegole marsigliesi; N.18 stampi in ghisa per getto delle forme; N. 4 stampi in legno; N. 3 matrici doppie; N. 18 filiere in ghisa ed in legno per i vari laterizi; N. 2 rifilatoi per tegole curve; N. 400 tavole per l'essicazione dei mattoni crudi; N. 248 tavole varie; N. 58 mila telaini in sorte per i vari materiali; una scala a piuoli; N. 10 portantine in legno; N. 2 ruote dentate di ghisa; una camicia in ferro per la mattonaia; N. 2 puleggie in legno; N. 4 stampi cilindrici in legno; N. 4 forchettini in legno; N. 4 cuscinetti in ghisa per i cilindri; N. 2 teloni; N. 4 reti metalliche; N. 3 carrelli in ferro per taglio materiali; un carrello in ferro per taglio volterame. Base iniziale d'asta L. 15.000».

I Calligaro salvarono il salvabile, mentre i lotti di maggior pregio, come la villa di famiglia, sul mercato di S. Stefano, furono riscattati dall'avv. Piemonte, fratello di Filomena, moglie del defunto sciôr Tite. Alla morte dell'Avvocato, infatti, nell'asse ereditario (1939) si ritrova quasi tutto del patrimonio famigliare.

Superati gli anni della grande crisi economica (la grise la chiamavano al mio paese!) la Ditta Cugini Calligaro, a forza di buona volontà riuscì a superare persino la guerra e ad arrivare ai tempi recenti: nel 1974 la fornace cessò l'attività e oggi la ragione sociale Cugini Calligaro comprende solo Benito ed figli Valter e Marco: gestiscono produzione di solai prefabbricati ed altri materiali per l'edilizia, provvedendo anche ai trasporti. Benito ricorda con vanto che un tempo producevano anche tegole di grande formato per chiese e palazzi ed una vasta gamma di altri laterizi. Sono stati proprio i loro mattoni ad attirarmi verso questo argomento, che non era nei miei programmi: il sig. Efrem Cattarino osservò che nell'ambito della mia abitazione di Tricesimo vi è un certo numero di mattoni con cifre35 e fu lui che me ne diede corretta lettura: C[alligaro] N[icoloso], poi un numero cardinale indicante lo spessore in centimetri del manufatto; inoltre le fossette che servivano da contrassegno per ciascun socio, perché - come predicava il Contratto di Società 1877 - ognuno era responsabile della qualità del materiale fino al controllo e conteggio: solo allora esso entrava nel carico della Società.

Abbiamo notato che nell'impresa fornace era molto importante la collaborazione famigliare: si è constatato nei casi illustrati ed in molti altri che si possono citare. Ad esempio, la famiglia Scagnetto, trapiantata a Buja da Majano, prese in affitto una fornace a Rosenbach lasciando al proprietario il dieci per cento dei mattoni prodotti: erano in sei fratelli e vi lavorarono dal 1927 al 1943 (la fornace dovette chiudere poco dopo)36.

Anche cinque fratelli di mio padre andarono a lavorare in una fornace in Croazia: Luigi vi lasciò la vita travolto dal nastro trasportatore e maciullato dagli ingranaggi. Ciro, il più anziano, ebbe una continuazione nel figlio Umberto, che diresse fornaci anche in Umbria ed in Sardegna. Anzi aveva certa genialità nel facilitare con espedienti il lavoro: inventò un alimentatore automatico a carbone per il sistema Hoffmann e taglierina automatica per coppi (anni Cinquanta) purtroppo senza cautelarsi col depositare il brevetto. Un figlio di Umberto tuttora ha una fornace Hoffmann presso Vienna37.

Un'altra “fraterna compagnia”, come era chiamata un tempo, fu la società di altri miei cugini, Giacomo, Gio Batta, Diego, che negli anni Cinquanta assunsero una fornace (Sistema 'Pampa') a circa Km. 40 da Caracas, in Venezuela38.

Come si nota, la diaspora dei friulani è incessante e senza confini, ma non è più dolorosa come un tempo. Il pericolo oggi è un altro: la perdita della 'memoria' per chi va, una graduale emulsione straniera per chi resta.

NOTE

1.  Gli scrittori L. Zanini e P. Menis ci narrano quanto hanno personalmente sperimentato, a questo riguardo.

2. Fra gli aspetti più positivi di quella fase sono senz'altro gli scambi culturali. I nostri emigranti portavano in Friuli indumenti e persino statuine sacre, ma era immancabile il boccale di birra. Il fatto che su questi boccali ci fosssero personaggi storici e sovrani d'Italia li colloca inequivocabilmente a prima del 1915.

3.  Fatti come quello narrato da M.Forte in «La tiere di Lansing» erano reali e, al mio paese, se ne raccontavano anche di peggio. C'è poi la 'leggenda' (?) della Cjadene dai siet Agnui (banda dei sette Angelo) che falsificava moneta austriaca (non si confonda quella del «Regno di Buja» 1918 che possiamo definire 'ossidionale') e le faceva superare il confine dentro forme di formaggio per gli emigranti! Ma quello che mi ha più addolorata è stato apprendere che qualche padre collocava il figlio in fornace distante dalla sua per...avere qualche libertà, poi, come si può leggere in ms. del dr. Clodoveo D'Agostini (Biblioteca Cìvica di Gemona) portava alla moglie ... qualche brutto regalo!

4.  Ringrazio il Geom. Gabriele Tonon e la sua Signora per le cortesi informazioni al proposito e per il dono della fotografia della cassaforte bujese del 1595.

5.  Si legga p. 21 del mio articolo «Storie di gente nostra» nel N. 13 (1994) di questa rivista.

6. Come dire 'sindaco'.

7. Impiegato addetto.

8.  Da Archivio privato. Le sottolineature sono della scrivente.

9. Archivio di Stato di Udine-Catasto Austriaco.

10.  Erano assai pochi i terreni non gravati o da livelli o da obblighi verso Enti religiosi. Forse da ciò è nata l'ipotesi di un collegamento della Fornasate Cjocjo con l'Abbazia di Moggio verso la quale altri terreni bujesi avevano oneri. Cfr. Inaugurazione del campanile - Avilla di Buja 1951, p. 11 (è un volumetto delizioso: ringrazio Emanuela Gallina Taboga per avermelo procurato).

11. Nei coppi graffiti raccolti da Luigi Ciceri si trovano persino nomi di questi clienti-operatori occasionali; talvolta persino il numero del cotto; il prezzo al centinaio e molte altre informazioni (si veda in «Sot la nape» 1975, 3 e 4, 1976-4). L'importanza economica dell'operazione di cottura era tale da venire talora propiziata sacralmente. Cfr. G.P. GRI, In fornace nel primo Ottocento, in «Fornaci e fornaciai in Friuli», a cura di M. BUORA e T. RIBEZZI, Comune di Udine-Civici Musei, 1987, p. 116.

12.  Cfr. P. CASANOVA - A. FELICE - D. ZANIER, Planelas e scugjelas a Cela, nel N.U. «In Guart» a cura di M. MICHELUTTI, S.F.F. 1994. Ebbi una compagna di collegio Felice, la cui famiglia era trapiantata a Buje d'Istria, ma non so per quale attività.

13.  Si veda, ad es., la voce palîr spiegata da G.B.Corgnali («Ce fastu?» 1965-67, 1-6, p. 271).

14.  Trovasi infatti illustrato nel Catapane della Parrocchia di Buja. Cfr. G.B. CORGNALI, Antichi strumenti artigianali, in «Ce fastu?» 1965-1967, 1 -6, p. 300.

15. Inf. Zaira Calligaro Nicoloso.

16.  Pare che il Mago Bide abbia cucinato lì le sue Madonne di creta. Cfr. M. FORTE, Il Bide di Miot, in «Sot la nape» 1969, 1-2, in nota (pp. 21-22): si cita «la fornace di Gio Batta Aita detto il Bùssul di Mòsar, sita in Tonzolano di Buja (ora demolita)».

17.  Gli originali di questo (1852) e di successivi documenti (1854) sono proprietà del discendente Dr. Pier Luigi Calligaro che ringrazio, come ringrazio caldamente Laura Nicoloso per avermi fornito le fotocopie (una un po' sbiadita, ma essendo attualmente in Argentina il proprietario, non ho potuto fare un controllo sugli originali).

18.  Il soprannome Menùt è chiaramente il diminutivo di Domenico, nome ricorrente nella famiglia. Il successivo (ed attuale) soprannome Susìn probabilmente fu reso necessario per distinguere una nuova diramazione, come succedeva quasi sempre.

19.  Nei vecchi documenti anche Suclus ed, in più antichi, Sot gliaculus. ASU - Archivio Barnaba - B.15.

20.  Calcolati gli scavi delle torbiere (ripresi durante l'ultima guerra) e quelli per l'argilla, la vasta piana Polvaries era cosparsa di pociòns, delizia dei ragazzi che ci andavano a fare i bagni o meglio...i fanghi. In alcuni avevano persino seminato pesce, che si catturava o con la lenza o col sistema detto sciudi (=prosciugare). Inf. Cornino Renzo n.1942.

21.  Questo documento (pure del Dr. P.L. Calligaro) porta in calce una nota a matita: «1860 coginatura di fornace, li 7 Giugno terminato di cucinare». Potrebbe trattarsi di una banale nota a scopi contabili, ma potrebbe anche essere la registrazione della cessazione d'attività della fornace: vedasi - nel testo - l'Atto divisionale 1875.

22.  Questo documento sta nell'Archivio del defunto Geom. Mario Nicoloso, ora gelosamente custodito dal Geom. Valter Nicoloso, che ringrazio per avermene concessa visione.

23.  F.MUSONI, Industrie e commerci, in «Guida delle Prealpi Giulie», a cura di O. MARINELLI, SAF 1912, p.216.

24.  Cfr. L. CICERI, La ceramica friulana, in «Pordenon», N.U. della S.F.F. 1970, alle pp. 350-383.

25.  Riprendo questa nota da L.NICOLOSO, Buje: fornàs e fornasirs, in «Fornaci e fornaciai in Friuli», cit., a cui rivolgo gli interessati anche per la bibliografia.

26.  Veramente il disegno indica una fornace Hoffmann (Federico H. industriale tedesco 1818-1900) ed è opera dell'Ing. Pauluzzi, citato anche nel Contratto di Società come possibile «arbitro ed amichevole compositore» in caso di controversie.

27.  Si noti che il sito, nel prospetto catastale delle fornaci, riportato nel testo, risultava a nome dei fratelli Guerra di Fiorendo.

28.  Si veda Nota 26.

29.  Benito ricorda che ciascun Socio aveva un proprio desc, banco per la lavorazione del crudo.

30.  Questo e successivi documenti stanno sempre in Arch. Mario Nicoloso.

31.  In forza dell'Art. XXII del Contratto ciò non comportava scioglimento della Società.

32.  Su questo personaggio fece una ricerca, con la scolaresca, la Maestra Floreanna Murgia Rottaro, che mi è pure stata cortese di informazioni.

33.  Luigi Calligaro portò il fucile speciale per l'attentato col carico di carbone austriaco per la fornace. A Benito (n. 1926) fu messo quel nome per la speranza di ottenere riduzioni di pena per lo zio, il quale, quando ritornò in libertà, non lo chiamò mai col suo nome, ma con quello di Venito!

Lo ringrazio per la cordiale disponibilità, come ringrazio il cugino Eudes, Vanni Nicoloso e quanti mi hanno fornito informazioni.

34. In realtà, quasi tutti strumenti mobili.

35.  Costituivano i muri di spina e le pareti del secondo piano della villa Turchetti Ciceri, piano demolito dopo i sismi 1976. La villa fu edificata dalla Ditta Dri di Tricesimo alla fine del secolo scorso (come la villa Cavalèt di Buja) nello stile piuttosto ibrido dell'epoca: gusto di villa veneta inquinato da influenze tedesche.

36. Inf. Lidia Vattolo Scagnetto.

37. Inf. Bianca Nicoloso.

38. Inf. Armando Nicoloso.