CAPITOLO I - Contesto storico
Urbano VIII.
Maffeo Barberini, creato cardinale da Paolo V l’11 settembre 1606, fu già con Clemente VIII nunzio ordinario presso la corte di Francia e titolare di numerosi benefici ereditati alla morte dello zio Francesco, protonotario apostolico attivo nella Curia romana. In campo politico il suo compito primario fu quello di favorire il mantenimento e il consolidamento della pace tra le potenze cattoliche. Fu nominato vescovo di Spoleto e legato a Bologna, e nel luglio 1623, a pochi giorni dalla morte di Gregorio XV, il conclave lo elesse al soglio pontificio. Il nuovo papa promosse al cardinalato suo nipote Francesco Barberini in qualità di cardinal nepote [1]. Numerose occasioni di conflitto durante il suo pontificato portarono ad una straordinaria militarizzazione di Roma e delle sue fortezze. Tra il 1623 e il 1627 la questione valtellinese, che interessava la tutela degli interessi religiosi della popolazione cattolica, fu motivo di tensione tra Francia e Spagna e sfociò in guerra aperta nonostante i tentativi di Urbano VIII di fare da garante di pace e difendere l’autonomia della valle attraverso la custodia armata. Le guarnigioni pontificie non resistettero all’invasione francese, ma nonostante ciò il papa si mantenne neutrale cercando una soluzione diplomatica. Nel 1626 venne stipulato un accordo tra le parti che escluse il papato dalle trattative, e che soddisfaceva solo parzialmente le richieste politico – religiose di Urbano, che accettò senza protesta questa soluzione, palese dimostrazione della impotenza diplomatica della Santa Sede. Furono motivo di tensione in questi anni le possibili complicazioni legate alla devoluzione del Ducato di Urbino allo Stato Pontificio, che si svolse invece senza problemi. La diplomazia pontificia svolse la propria attività durante e dopo la guerra di successione di Mantova e del Monferrato che scoppiò nel 1627 ancora una volta tra Francia e Spagna, mentre negli anni 1628–33 si accentuarono i legami politico – diplomatici con lo Stato francese, naturalmente malvisti dalla casa d’Asburgo e dagli spagnoli. L’ultimo episodio in ordine di tempo in cui furono impegnate direttamente le milizie pontificie nel 1641, prese le mosse da un conflitto di interessi politico – finanziari e di prestigio sociale con il Duca di Parma Odoardo Farnese, che sfociò nella guerra di Castro. Nel 1643–44 la stessa Roma fu colpita dalla guerra, con tumulti, rapine e ferimenti da parte dei soldati rimasti per mesi senza soldo, inoltre la rapida crescita della pressione fiscale e di conseguenza il rincaro della vita quotidiana che gravavano sempre di più sulla popolazione, accentuarono il malcontento verso i Barberini [2]. Durante la guerra dei Trent’anni Urbano VIII si occupò della ricattolicizzazione dei territori riconquistati dalla casa d’Asburgo, e fino al 1632 rifiutò di sostenere finanziariamente i principi cattolici di Germania. Solo a partire da quella data concesse sussidi all’imperatore e alla lega cattolica, finanziandoli attraverso decime imposte al clero italiano. Nell’ultimo periodo il pontificato di Urbano VIII fu contrassegnato da disastri politico – militari e finanziari che diffusero un generale rancore contro i Barberini, legato anche allo sconfinato nepotismo che finì per danneggiare gli interessi personali di numerosi cardinali. Egli riformò molte Congregazioni cardinalizie e ne istituì di nuove. Creò settantaquattro cardinali, di cui tre suoi consanguinei, suo fratello e due nipoti, mentre con almeno altri otto aveva legami di parentela, in deroga a tutte le disposizioni contrastanti in merito. Per assicurare alla sua casata una stabile maggioranza clientelare all’interno del Sacro Collegio, elevò al cardinalato molti genovesi appartenenti a famiglie di banchieri, dalle quali ormai dipendeva la sopravvivenza economica della Sede apostolica. Negli ultimi dieci anni di vita soffrì di gravi infermità che lo debilitarono progressivamente, tanto che è incerto il suo grado di coscienza per quanto riguarda gli ultimi anni di vita. Morì il 29 luglio 1644. |