CAPITOLO V - Militarizzazione di Roma
Guerre di Urbano VIII.
La Valtellina. L’intervento pontificio è condizionato dagli sforzi compiuti per mantenere la neutralità tra le principali potenze europee di Francia e Spagna, e dal tentativo di mantenere la pace in Italia e salvaguardare i cattolici della Valtellina. La tutela degli interessi della popolazione valtellinese, non ultimi quelli di carattere religioso, avevano portato il papato a svolgere una funzione di mediazione tra Francia e Spagna, per evitare lo scoppio di un conflitto militare, data anche l’importanza strategica della valle. Già Gregorio XV si era offerto come garante di pace, con la presa in consegna e custodia da parte dei soldati pontifici, nel 1623, delle fortezze dislocate lungo la valle, fino al raggiungimento di un definitivo accordo tra le due potenze. Urbano VIII nominò generale dell’esercito Innocenzo Conti e generale di S.Chiesa prima suo Fratello Carlo e poi il nipote Taddeo, che era anche prefetto di Roma, mentre il nipote Antonio Barberini venne nominato generalissimo delle truppe pontificie contro i principi collegati [1]. Le trattative di pace non andarono a buon fine e gli accordi raggiunti attraverso la mediazione di Urbano VIII vennero respinte da Parigi. Nel gennaio 1625 le truppe francesi, avanzate nella Valtellina, fecero cadere le ultime fortezze pontificie, e ne sbaragliarono l’esercito che non resistette all’invasione. Nonostante la grave offesa il papa volle conservare la propria posizione neutrale, rifiutando di allearsi con gli spagnoli, e proseguendo nell’azione diplomatica, inviando il nipote Francesco cardinal legato in Francia. La sua ambasciata si rivelò totalmente inefficace, e l’impotenza diplomatica del papato fu chiara quando, nel 1626, le potenze rivali raggiunsero un accordo senza la partecipazione di Roma. Nonostante la diplomazia pontificia non avesse preso parte alle trattative, che peraltro soddisfacevano solo parzialmente le richieste politico-religiose di Urbano VIII, e benché il papa non avesse ricevuto nessun tipo di riparazione di guerra per l’aggressione subita e le spese sostenute in quegli anni, il pontefice accettò senza protesta il trattato [2]. Dopo questa esperienza, Urbano VIII cercò in ogni modo di non coinvolgere materialmente la Sede apostolica nei conflitti tra le potenze cattoliche. |