Omaggio a Luigi Garzoni di Renato Della Torre | |
Luigi Garzoni conte di Ardognano nacque a Tricesimo il 19 gennaio 1890. Le spiccate attitudini musicali da lui rivelate in giovane età, lo portarono a eseguire corsi di piano e composizione, ma non gli impedirono di dedicarsi contemporaneamente ad altri studi che gli permisero di conseguire sia il diploma di Scuola Normale che quello di Maturità Classica. Iniziò lo studio della musica sotto la guida del sacerdote Don Umberto Placereani e fu quindi avviato alla composizione nel Liceo Musicale "J. Tomadini" di Udine da Mario Mascagni, cugino ed allievo del grande Pietro, il quale comprese l'eccezionale musicalità dell'allievo e ben seppe guidarlo nel severo studio della disciplina contrappuntistica, dotandolo di solide basi, e portandolo a conseguire il diploma di magistero di Canto Corale. Garzoni studiò quindi a Bologna, nel Liceo Rossini, dove, superato l'esame di armonia, si iscrisse al corso di composizione, e poi a Roma ove conseguì un secondo diploma di magistero di Canto Corale. Si iscrisse anche alla facoltà di giurisprudenza presso l'Ateneo patavino, ma, alla vigilia della laurea, preferì allo studio delle Pandette quello della Musica, cui si dedicò completamente sia attraverso la composizione, sia attraverso l'insegnamento del canto corale che gli permetteva di comunicare agli allievi il suo grande amore per la nobile arte. Reduce della prima guerra mondiale, dove aveva combattuto sulle pendici del Podgora, esplicò anche una attività politico amministrativa ritenendo in tal modo di adempiere un preciso dovere del cittadino; fu a Tricesimo, fondatore del Partito Popolare locale, consigliere comunale e vicesindaco con il referato per la pubblica istruzione, e ricoprì altre cariche amministrative, quali quella di presidente della Cooperativa agricola di Tricesimo. Questo l'uomo. Pieno di energia, ricco di interessi, estroverso ed aperto ad ogni iniziativa culturale, egli non gli risparmiò e dette la sua collaborazione in vari campi. Ma tutte queste attività restavano per lui soltanto marginali, di sottofondo. La sua vita vera, le sue capacità intellettive, la sua sensibilità erano tutte impegnate a captare le piccole nascoste voci della sua terra per poterle tradurre in canto. Così nasceva la sua vasta e varia produzione musicale comprendente inni, salmi, messe, commedie musicali, canti e sopratutto villotte. Nel 1926 gli fu offerta la cattedra di Canto Corale del Conservatorio Tartini di Trieste, ma egli preferì essere libero per potersi dedicare meglio allo studio e alla interpretazione dell'anima della sua gente; accettò quindi di essere direttore tecnico per il folklore friulano alla Opera nazionale dopolavoro (il futuro ENAL). Sempre per un profondo attaccamento alla sua terra, più tardi, nel 1940, rifiutava l'offerta di dirigere una scuola di Canto Corale a Tirana, in Albania. Collaborò inoltre, quale critico musicale, a vari giornali e riviste; ma la sua attività più notevole, quale divulgatore dell'arte della musica, fu quella di creatore e direttore di gruppi corali che come "pignarui" si accesero per lui sulle colline e sui campi del Friuli, da Comeglians a Villa Santina, da Paluzza a Remanzacco a Rivarotta, a Cargnacco, a Gorizia, a Lucinico, a Udine. Partecipava alla seconda guerra mondiale come ufficiale di fanteria, ma i canti non si spegnevano nel suo cuore, perché egli cantava i grilli, il sole e la primavera, l'eterna bellezza della natura. Con il gruppo corale "I Cantori del Friuli" ottenne alti riconoscimenti in Italia ed all'estero. Per i suoi grandissimi meriti nel campo del folklore venne insignito di numerose medaglie, conseguì primi premi, ebbe attestazioni di apprezzamento. Fu anche poeta, e l'Accademia Nazionale dei Poeti Dialettali d'Italia gli conferì la Penna d'Oro per i suoi meriti nel campo della poesia. Quest'ultima infatti fu, con la musica, l'altra passione della sua vita. I suoi versi in lingua italiana, latina e friulana, di cui si servì talvolta per comporre il testo di alcune villotte, sono raccolti in un volume dal titolo onomatopeico "Zinzilulando", edito dal Convivio Letterario Milano, 1964. Insignito di varie decorazioni, Commendatore di vari ordini cavallereschi, la sua vita fu ricca di riconoscimenti. Tra gli ultimi, quello ottenuto con la medaglia d'oro del Premio Epifania a Tarcento per i Canti epifanici da lui composti. Ma cerchiamo di analizzare le componenti della ricca personalità di Garzoni: legato ai valori perenni rappresentati dalla natura e dall'amore per la terra natia, rifiutò sempre di allontanarsene, di farsi sradicare dalla sua "Mutterheimat" per inseguire offerte di gloria altrove, rivelando con tale comportamento l'attaccamento che il friulano sente per la sua terra sempre e specialmente nella diaspora forzata. Attaccatissimo al suo Friuli, egli ne fu l'interprete, e non solo nella Piccola Patria. Ovunque si trovi un fogolâr, intorno al quale gli emigrati cercano di vincere la nostalgia di casa, i canti del Maestro Garzoni hanno il potere di evocare l'immagine del suolo materno. La sua musica è fatta perché ogni Friulano la faccia propria; ciò l'ha sentito anche un musicista friulano del nostro tempo, Tarcisip Todero, facendo tema caratterizzante di una suite friulana per piccolo coro e orchestra, in un nuovo contrappunto, la melodia delle campane di Passons (Lis Cjampanis di Sabide sere), che il Garzoni, in altro contrappunto, aveva composto in villotta. Ma non era questa la villotta del cuore per il Maestro. In segreto egli preferiva quel piccolo delicato gioiello che Enrico Fruch aveva scritto per la sua musica: "In che sere i gris cjantavin vie pai praz dal Natison". Egli interpretò musicalmente alcune bellissime composizioni di poeti friulani, e fu anche filologo musicale. Dietro invito della Filologica, di cui era membro, al fine di raccogliere e tramandare il folklore delle genti friulane, percorse infaticabilmente il Friuli e la Carnia che egli tanto amava e che considerava detentrice dei più genuini valori della friulanità, trascrivendo ed armonizzando melodie popolari tramandate oralmente da padre in figlio, con scrupolo e con rigore scientifico, annotando topicamente e cronologicamente ogni testimonianza, ed è auspicabile che, dopo il riordino del suo archivio privato, questa opera di certosina ed intelligente ricerca venga alla luce. Il 14 febbraio 1972 Luigi Garzoni moriva nella sua villa di Cassacco. Quando il ciclo di un'esistenza si chiude, spesso il silenzio ne disperde ogni voce. La voce di Luigi Garzoni non si perderà perché è affidata a 901 composizioni musicali (ma sono solo quelle ufficialmente registrate) di carattere sacro e popolare, i due poli che hanno sempre attirato i compositori friulani. Sarà facile e bello per ognuno di noi attingere direttamente al suo spirito ed alla sua sensibilità, ascoltando le sue canzoni. |