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Luce, acqua, vita: 
una prospettica premessa

di Domenico Zannier

 

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Il Vangelo di Giovanni ha per emblema simbolico l'aquila. È un volo dallo sguardo acuto nei cieli della Divinità rivelata e rivelatesi, uno scandaglio profondo del Mistero abissale e infinito dell'Amore.

I Vangeli sinottici di Matteo, Marco e Luca inclinano a cogliere nei particolari di biografia e di cronaca il messaggio del Cristo. Giovanni tende maggiormente ad esprimere il pensiero di Gesù a livello ideale e teologico, senza peraltro trascurare una concreta serie di episodi fondanti e probanti. Tre sono soprattutto le immagini-chiave che l'autore del quarto Vangelo fa risplendere all'intelligenza e al cuore umano in cerca di verità. Sono le icone della luce, dell'acqua, della vita.

Il tema della luce nasce nella Genesi in cui Dio crea la luce a rischiarare le tenebre di un informe caos e a trasformare l'Universo in armonia visiva della creazione. Pure l'acqua e la vita hanno in Dio fonte primordiale e primaria. Attraverso il linguaggio dei Profeti in ascesa verso il culmine della manifestazione, verbale e reale, della storia della salvezza, la luce, l'acqua e la vita si personificano nel Dio, fatto uomo. L'acqua diventa sostanza e figurazione della Grazia e della purificazione trasfigurante, che apre le soglie della Vita Eterna.

Luciano Turato, il maestro compositore di quest'opera musicale, corale e strumentale insieme, si è accostato ai testi giovannei come motivo ispiratore, consono alla sua visione teologale e contemplativa del trascendente neotestamentario. Vi si è avvicinato fino a compenetrarsi in una resa d'Arte e di Fede. Canto e suono hanno in Turato una sostanza sacrale. I testi eseguiti sono in lingua latina nella versione biblica della Vulgata geronimiana, perché il passato e la tradizione liturgica bimillenaria della Chiesa non svaniscano per sempre. È la fedeltà di un uomo che crede nella perennità dei valori della cristianità e della civiltà di cui siamo eredi e tedofori. Concettualità della parola e mondo esplicativo dei suoni concorrono e convergono in un unico scopo, quello di proporre e ridestare le radici e le sorgenti della Fede.

"Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" scandisce Gesù. E di Lui sappiamo che "In Lui era la vita e la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno ascoltata". C'è stato però chi "ha reso testimonianza alla luce" in tanto squallore umano. Se ne deduce l'imperativo etico e morale di accogliere la luce e di essere figli della luce, in concreto accogliere Cristo e il suo messaggio ed essere figli della verità e del bene, contrapposti e vincenti di fronte alle tenebre del male. E la luce è amore.

L'acqua appare in tutte le religioni come elemento di purità e di vita. Nella bibbia l'acqua è il bene più prezioso e vitale per i contadini dei campi e per i pastori nomadi del deserto. La trasmigrazione dell'Esodo è costellata dalla sete di tutto un popolo e dallo scaturire dalla roccia di una fonte ristoratrice ai colpi della verga di Mosè dubitante. Ezechiele e Isaia si rivelano nelle loro speranze messianiche nel rifluire delle acque che fanno rifiorire le steppe e cancellano l'aridità e il vuoto dello spirito. Il battesimo di Cristo nel Giordano da parte del Battista inaugura la missione del Salvatore con

l'acqua della penitenza che nel nuovo rito di Gesù sarà il battesimo dello Spirito e della santificazione. È attraverso l'acqua spirituale del Cristo che si nasce al Regno di Dio. Con l'acqua materiale offerta al Cristo la Samaritana riceve l'acqua della vita eterna: Grazia e Fede. È una fontana che zampilla nel suo stesso cuore. Nel mondo biblico il lago, il mare e il fiume assumono talvolta figurazioni del pericolo, della minaccia, del male. È la potenza delle acque che tutto travolgono. Gesù nel lago di Tiberiade doma il vento e la tempesta delle onde. Dall'acqua nasce la vita e le pesche miracolose prima e dopo la Resurrezione confortano e nutrono gli apostoli. Con le acque è tutto il mondo nelle loro mani.

Gesù è la via, la verità la vita. Dio dà la vita a chi vuole e ama. La restituisce a chi l'ha perduta. È il Signore dei morti e dei vivi. Potremmo dire solo dei vivi poiché anche i morti risorgeranno. Per tutti un giorno varrà il grido "Lazzaro, vieni fuori". Nella vita definitiva nessuno potrà toglierci la nostra gioia. Cristo ci comunica la sua stessa vita nella creazione, nella redenzione, nell'eternità.

Queste riflessioni sui testi evangelici di Giovanni, che sono il punto di partenza per l'opera di Turato, sono utili alla comprensione della sua realizzazione artistica musicale. Permettono anche di comprendere le figurazioni pittoriche che accompagnano l'esecuzione del suo lavoro, evidenziandone la visibilità espressiva. Con questi quadri o acquarelli di Anna Sonvilla, proiettati sul video in sequenza, ci troviamo davanti a una particolare e moderna sacra rappresentazione. L'organo, il coro, le pitture interagiscono davanti allo spettatore-uditore. La parte pittorica e grafica e la parte musicale o concertistica rimangono tuttavia autonomi e la loro associazione può essere temporanea e suscettibile di scioglimento alla ricerca di percorsi propri a ciascuna. Possiamo parlare di concerto meditato più che di spettacolo. Per gli acquarelli della Sonvilla sono individuabili levità e sfumature di linguaggio figurativo tra formale e informale, correlato a un aspetto mistico. I personaggi e i paesaggi che li accolgono vivono nella medesima atmosfera rarefatta e cangiante. I colori trapassano senza sbavature.

Il discorso musicale di Luciano Turato è naturalmente più impegnativo e maggiormente sostanziato. Le tematiche armoniche del compositore sono originali. La forma è libera sia nel canto che sul piano strumentale. La struttura dei brani, che variamente, ma sempre logicamente, si susseguono, si situa tra forme classiche e innovazioni contemporanee. Il discorso sul piano armonico è molto sviluppato senza ingabbiature di parametri limitati. L'architettura compositiva richiama echi e spazi di volte romaniche e gotiche, di una sacralità gregoriana emergente a tratti dall'arco melodico. La corrente fluisce lineare con momenti di accentuazione, dettati dall'importanza delle enunciazioni e degli eventi. La vivacità si impenna in una ritmicità lenta e religiosamente maestosa, non priva di mistico pathos. I bagliori sonori che si accendono nel colloquio dell'ascesi si riconducono a una situazione di calma e di meditazione. La musica fa suo il mistero. La luce, l'acqua, la vita germogliano dal Verbo (Logos) e fioriscono nelle aspre zolle dell'uomo.

Majano-Buja 15.10.2006