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Il nuovo Museo Cittadino

dal nostro passato

le radici per il futuro

di Luca Marcuzzo

 

State ascoltando l'intervento del Sindaco Luca Marcuzzo all'inaugurazione della mostra "1982-2006 I primi 25 anni di Chei di Ursinins Pizzul"  - 18-3-2006

Con vera soddisfazione e con grande entusiasmo continua la redazione e la stampa di “BUJE PORE NUJE!” da parte del gruppo di “Chei di Ursinis Pizzul” mantenendo quella forte tradizione storica e culturale di ricerca e documentazione della nostra storia di Buja.

Questo numero che accompagna l’anno 2006 risulta molto importante, per la concomitanza del 30° anniversario del terremoto, e per quanto è stato importante quell’anno per questa pubblicazione. Nasce in effetti da amicizie e rapporti nati e consolidati in questo terribile anno, la possibilità materiale e lo stimolo a raccontare Buja con costanza e sostanza come ormai siamo abituati da questo incredibile e straordinario strumento di comunicazione.

Divenuto un vero e proprio libro periodico atteso dai lettori per i testi e le immagini raccolte ma soprattutto per la lucida trasparente esposizione delle storie raccontate, ci richiama ogni anno l’attenzione sul trascorrere del tempo e degli avvenimenti, tracciando un profilo di quello che siamo stati e che siamo oggi. Insomma un vero e proprio biglietto da visita, tanto è che, come Amministrazione, sappiamo di fare cosa molto gradita quando ci capita di omaggiare gli illustri ospiti del nostro Comune con questa pubblicazione.

Ma prendendo spunto da questa importante tradizione mi sento di fare alcune considerazioni importanti riguardo a ciò che siamo stati, a ciò che siamo ma anche riguardo a ciò che potremo essere.

Leggendo le varie edizioni di “BUJE PORE NUJE!”, scorgiamo la travagliata vita del nostro paese rivivendo drammi dibattiti e eventi memorabili che hanno segnato non solo il paese nei suoi aspetti paesaggistici ma soprattutto in quelli umani e sociali attraverso i quali Buja ha sofferto lottato e raccolto soddisfazioni. Dal 1976, anno del terribile terremoto, sono passati 30 anni e tutti quanti ci siamo visti impegnati a mantenere vive il più possibile, le nostre tradizioni con gran parte del nostro impegno rivolto alla ricostruzione. Ricostruzione che si è dimostrata, agli occhi dell’umanità, dall’aspetto quasi miracoloso, tanto è stata la capacità, la volontà ma anche la grande solidarietà che abbiamo avuto. In questa ricostruzione però abbiamo dedicato piena attenzione agli aspetti architettonici, paesaggistici, strutturali a volte molto bene, a volte meno bene, ma lo abbiamo fatto con dignità e con impegno credendo fin dall’inizio che saremmo ritornati come prima e perché no anche meglio. Da questa rincorsa contro il tempo, nel seguire tutti quegli aspetti di un grande cambiamento strutturale, abbiamo forse trascurato il fatto, che anche la nostra società stava subendo grossi cambiamenti, con l’avvento di uno stile di vita completamente diverso e basato su valori e principi con i quali ancora non eravamo abituati a confrontarci. A 30 anni dal terremoto, conclusa la ricostruzione possiamo pensare a ripartire per una crescita del nostro paese, sia dal punto di vista strutturale che dal punto di vista ambientale e l’inaugurazione del Museo Cittadino di Monte di Buja prevista per il 6 maggio di quest’anno, vuole essere la dimostrazione che questa fase è già iniziata. Per affrontarla correttamente però, è necessario riflettere su ciò che abbiamo lasciato indietro sotto l’aspetto umano e della vita sociale, su quei valori quali la famiglia, la solidarietà, il senso di appartenenza alle proprie radici e al proprio paese, al senso civico e al reciproco rispetto, che sono stati fondamentali e che ci hanno permesso di essere, in periodi storici difficili, una società solida unita ma anche reattiva e capace di grandi imprese come lo è stata la ricostruzione.

Qualche volta mi soffermo a pensare se questa nostra società di oggi sarebbe in grado di affrontare con lo stesso coraggio, la stessa determinazione, la stessa dignità e con lo stesso risultato un altro 1976.

Spero vivamente di non dover affrontare realmente tale dilemma ma effettivamente molto è cambiato in tutti noi da allora e molto abbiamo ancora da fare per ritrovare quei valori e quelle virtù che ci hanno resi così esemplari. Se utilizziamo ora il nostro passato per leggere nel futuro riusciremo mi auguro trovare quelle tracce di base per riscoprire le cose buone perse, per evitare di commettere di nuovo errori fatti in passato, e per crescere in questa nostra società con la consapevolezza e la voglia di migliorare e crescere ancora, riscoprendo e consolidando quel forte spirito di comunità che ci ha resi celebri e vittoriosi di una sfida iniziata 30 anni fa e che oggi, in buona parte, possiamo considerare vinta.