Grande nella musica come nelle avversità La vita travagliata di uno dei massimi artisti del Settecento: Luigi Boccherini
di Emidio Papinutti
Articolo inizialmente apparso sull'"Osservatore Romano
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Chi non conosce il celebre Minuetto di Boccherini? Questo è uno dei brani più noti di tutto il repertorio musicale. Lo si trova riportato in tutte le antologie con la qualifica di «celebre»; lo si impara al pianoforte nei primi anni di studio; lo si ascolta e riascolta in tanti concerti. Il celebre Minuetto di Boccherini fa parte del quintetto d'archi op. 13, n. 5. Composto nel 1772, è stato pubblicato per la prima volta nel 1776 a Parigi e poi ripubblicato infinite volte. Varietà di melodia, slancio di ritmo, chiarezza di linee, delicatezza e arditezza: e le originali sincopi leggere e le belle riprese leggiadre e spontanee, e le variazioni sempre nuove: un vero gioiello. Pensando al «celebre» Minuetto vien da dire che, anche in questo caso, la composizione è più celebre del compositore. Perché il povero Boccherini continua a giacere sepolto nell'ombra. Un musicista di tutto rispetto, un compositore di una fecondità inesauribile. Ha scritto oltre cinquecento composizioni: un'opera, alcuni oratori, messe, salmi e quintetti, quartetti, sestetti, terzetti. È considerato uno dei primi e dei massimi compositori di musica da camera. Fanciullo prodigio: a tredici anni dava concerti di violoncello. Era nato a Lucca il 19 febbraio 1743. Aveva iniziato gli studi nel Seminario diocesano, aveva imparato la musica dal padre. Si perfezionò a Roma dove, per sua confessione, rimaneva incantato dalle esecuzioni della polifonia vocale della Cappella Sistina. Quindi passò di città in città, tenendo concerti in Italia, Austria e Francia, per stabilirsi definitivamente a Madrid. Non pochi musicisti sono morti in miseria ma Boccherini, probabilmente, li supera tutti. A Madrid perde la madre, che lo aveva seguito in Spagna; perde la moglie, che gli aveva dato cinque figli; perde due figliole, vittime di un'epidemia. Deve affrontare l'ostilità di Gaetano Brunetti, sovrintendente della musica di corte. L'Infante Don Luis lo nomina violoncellista della camera ma, alla morte dell'Infante, Boccherini rimane disoccupato. Federico Guglielmo II di Prussia gli assicura una buona pensione annua; ma il successore revoca quel sus. Si mette a servizio dell'ambasciatore di Francia Luciano Bona-parte; ma quando il Bonaparte deve abbandonare l'ambasciata, il musicista viene a trovarsi in bolletta. Potrebbe guadagnare con l'edizione delle sue opere, ma resta impegolato in penose querele con editori spregiudicati. Intanto le sue composizioni vengono eseguite in tutta Europa. Luigi Boccherini, considerato il primo grande perfezionatore della musica moderna e il più schietto rappresentante del Settecento strumentale italiano, muore nella più assoluta povertà, a settentadue anni, in un alloggio composto da un'unica stanza. Grande musicista, si rivela grande anche nella sua povertà, sopportandola con dignitosa fierezza e con nobile rassegnazione. Uomo dolce, paziente e civile. Dimentica le avversità per consolarsi con la musica. Molte sue pagine sono inondate di luce serena, sono pervase di pura dolcezza. Affranto dalle prove ma sorretto dalla fede, Boccherini trova conforto nella meditazione dei dolori della Madonna ai piedi della croce di Gesù. Scrive allora una delle sue opere più significative: lo Stabat Mater. I versi di Jacopone da Todi eccitano la mente dello sfortunato musicista e ne nasce un'opera da venir giudicata «romantica», per la profondità della concezione e per la potenza dell'espressione. Lo Stabat Mater di Boccherini è stato eseguito recentemente a Verona, nella Basilica di S. Zeno, in occasione della 13a edizione di «Veneto festival - Serenata all'Europa». Sosteneva la parte solista Cecilia Gasdia. Una meraviglia. Sul frontespizio della partitura, conservata nella biblioteca del Conservatorio di Lucca, l'Autore ha scritto, con la sua chiara calligrafia: «Stabat Mater a tre voci - Con accompagnamento di due soli violini, viola, violoncello e contrabbasso - Composto da Luigi Boccherini -Nota. Per ordine del Sig. Inf. D. Luigi, l'Autore scrisse quest'Opera per una sola voce l'anno 1781. Ma per evitar quella monotonia, e la troppa fatica alla parte Cantante, l'ha ordinata a tre voci, senza cambiarla in niente». La nuova versione è del 1800: cinque anni prima della morte. Pellegrino Santucci commenta: «È un'opera troppo poco conosciuta, quando invece è senz'ombra di dubbio, un'autentica perla fra le sue composizioni. Scritta in prospettiva della sua morte, ne ha sigillato le pagine col crisma di un'inventiva ferace, altamente lirica e tecnicamente agguerrita. Qui Boccherini rivela una maturità profonda e una sensibilità eccezionale». I critici si stanno domandando ancora come mai Boccherini abbia scelto, per lo Stabat Mater, una disposizione di voci piuttosto inconsueta. Una ragione la dà lo stesso compositore: per evitare la troppa fatica alla parte cantante. Ma un'altra ragione se ne può aggiungere: ha voluto affidare il non breve testo dello Stabat Mater a tre voci alte (due soprani e un tenore), escludendo le voci più basse, per conferire al brano un tono «angelico», elevato per mezzo dei timbri vocali più acuti. Perfino nella scelta dell'organico vocale dello Stabat Mater, Boccherini dimostra un riflesso del suo sentimento e della sua profonda pietà. |