Alle soglie del mistero dell'Adorazione Girolamo Frescobaldi, insuperato organista della basilica di San Pietro
di Emidio Papinutti
Articolo inizialmente apparso sull'"Osservatore Romano
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Girolamo Frescobaldi, a trecentocinqFreuant'anni dalla morte, appare più grande che mai. L'insuperato organista della Basilica di San Pietro in Vaticano continua a dispensare sorprese sempre maggiori ai cultori della musica. Quando ormai pareva che di lui si sapesse tutto e che tutto fosse stato già detto, c'è chi annunzia una ripresa degli studi frescobaldiani, con la certezza che molte cose nuove si potranno ancora scoprire. Il «Maestro degli organisti» è grande per la vastità della sua produzione, per la varietà delle sue composizioni, per l'originalità del suo stile. Quella meraviglia che prendeva i suoi contemporanei, trasportandoli fino all'entusiasmo, contagia ancora gli appassionati, a distanza di oltre tre secoli. Pochi musicisti hanno ricevuto in vita tanti consensi e tanti applausi quanti ne ha ricevuti Frescobaldi. Lo stupore per quell'arte prodigiosa con cui suonava, la modernità di quelle «durezze e ligature» che caratterizzano le sue composizioni, le riedizioni delle sue opere che si succedevano in breve spazio di tempo: tutto fa pensare a un fenomeno di esaltazione collettiva. Un suo ammiratore, Saverio Bonini, sentenziava: «Oggi chi non suona secondo il suo stile, non è stimato». Frate Agostino Superbi, predicatore francescano, scriveva di Frescobaldi nel 1602: «Uomo di bellissimo talento e di spirito elevato. Egli si segnalò non solo nella musica e nella composizione, ma specialmente sull'organo si segnalò tanto che acquistò nome e fama... Possiede un'abilità tale che al momento dev'essere annoverato fra i primi organisti del nostro tempo». Non solamente uno dei primi ma addirittura il modello di tutti gli organisti. Scriveva Andrea Maugars nel 1637: «Non senza motivo questo famoso organista di San Pietro gode così grande fama in Europa: benché le sue opere stampate diano una larga testimonianza della sua bravura, pure per poter giudicare del suo profondo sapere, bisogna sentire le sue Toccate improvvisate, piene di finezze e di scoperte meraviglie. Per questo merita che tutti gli organisti lo salutino quale modello». Il tifo per Frescobaldi ha toccato punte incredibili. Trent'anni dola morte del grande musicista, uno storico annotava: «Suonò con la mano rovesciata cioè con la palma della mano rivolta in su, le Sinfonie più difficili e le Toccate spiritose, tanto movimentate, agili e snelle erano le sue mani». Frescobaldi ebbe la sorte, piuttosto rara tra i musicisti, di essere apprezzato perfino dagli stessi colleghi. Non senza una punta di orgoglio, ce lo fa sapere nella dedica del Primo Libro dei Madrigali: «Avendo questi Signori Musici mostrato di gradire sommamente la mia composizione...». Ma il riconoscimento più ambito al valore della musica di Frescobaldi viene dal fatto che musicisti egregi, come Bernardo Pasquini, hanno ricopiato a mano le sue opere. Più tardi lo stesso Giovanni Sebastiano Bach ha studiato a fondo l'opera del grande organista italiano e ne ha accolto l'alto insegnamento. Anche in questo caso, la verità storica si tinge di leggenda. Il fratello maggiore di Sebastiano, Giovanni Cristoforo, possedeva una copia dei Fiori Musicali di Frescobaldi. Era gelosissimo di quella musica: la eseguiva volentieri ma non permetteva che il fratello la copiasse. Così Giovanni Sebastiano ha dovuto copiarsela di nascosto, di notte, al chiaro della luna. In questo modo Frescobaldi, che aveva imparato dai musicisti fiamminghi, è diventato maestro dei grandi organisti tedeschi. Frescobaldi ha ottenuto il posto di organista della Basilica di San Pietro in Vaticano a soli venticinque anni. Da dieci anni occupava quel posto Ercole Pasquini. Il 19 maggio 1608 Pasquini venne licenziato «per giusti motivi». Per un mese e mezzo la supplenza fu affidata ad Alessandro Costantini. Il consiglio per la nomina del nuovo organista si riunì il 21 luglio. Concorrevano lo stesso Costantini e Frescobaldi. Su dodici votanti, dieci furono favorevoli a Frescobaldi e due contrari. Frescobaldi assunse l'incarico a novembre e lo mantenne per tutta la vita. Le trentamila persone, che avrebbero assistito al suo primo debutto in San Pietro, non sono mai esistite, pel semplice motivo che, nel 1608, la Basilica non era ancora completata e non poteva contenere tanta gente. Alcuni storici moderni riducono quel numero a tremila. E allora ci si può credere. A San Pietro, Frescobaldi aveva a disposizione due organi. Uno di questi due organi esiste ancora e lo si può ammirare nella Cappella del Santissimo, in alto, sulla parete di sinistra. La stupenda cassa dorata ostenta lo stemma di Papa Gregorio XIII e riporta la data di costruzione: 1582. Quell'organo viene ancora chiamato «L'Organo di Frescobaldi». Su quell'organo Frescobaldi ha accompagnato le celebrazioni liturgiche della Basilica. Diffondeva per le volte del grande tempio quella musica «che esce dall'ambito della tecnica e diventa un valore dello spirito» (M. Mila); preludiava con la Toccata avanti la Messa, «disponendo l'animo ad entrare in un mondo che non conosce i turbamenti del senso» (L. Ronga); alternava il canto dei Kyrie «con poche note, con tocchi lievissimi, raggiungendo un'altissima tensione di spiritualità» (I. Fuser) e, all'Elevazione, «il mistero dell'adorazione si compiva lentamente alle frontiere del silenzio e rapiva in pieno Cielo» (F. Raugel). Frescobaldi, l'Organista Vaticano, è il musicista che, superando la materia, raggiunge le più alte sfere della concezione pura. |