L'opera sua più importante è il Faust, la composizione più ponderosa è la trilogia «La Redenzione», la più solenne è la Messa di Santa Cecilia; ma se oggi, a cent'anni dalla morte, Carlo Gounod gode di una vasta popolarità, lo si deve a due semplici brani: l'Ave Maria e Virino Pontificio.
Incredibile: questo musicista che, in oltre mezzo secolo di attività, ha composto una ventina di opere teatrali, cinque oratori, venti Messe e innumerevoli mottetti e tanta musica per strumenti e per coro, è conosciuto soprattutto per questi due brani. L'Ave Maria, melodiameditazione adattata al primo preludio del Clavicembalo ben temperato di Bach, accompagna le celebrazioni nuziali e viene eseguita nei concerti vocali; la Marcia Pontificia, composta per l'anniversario della Incoronazione di Pio IX e scelta da Pio XII come Inno Pontificio, viene eseguita nelle occasioni più solenni alla presenza del Santo Padre. Né giova ricordare che Gounod ha scritto tanta altra bella musica. Il popolo ragiona col cuore.
Carlo Gounod è un grande della musica. Ricordarlo nel centenario della morte (18 ottobre 1893) è più che un dovere. Molto a lui deve la musica; moltissimo gli deve la musica sacra.
Diceva che la musica l'aveva imparata sulle ginocchia di sua madre. È vero. Però la madre, pianista di professione, nutriva qualche dubbio sulle capacità musicali del figlio. Dovette ricredersi quando quel figlio, a vent'anni, vinse il Gran Prix de Rome: una borsa di studio concessa annualmente dall'Accademia francese di belle arti al vincitore di un concorso musicale, che offriva al giovane Gounod la possibilità di trascorrere tre anni a Roma, a Villa Medici, sede dell'Accademia francese.
Il primo impatto con la città di Roma non è stato entusiasmante pel giovane Gounod. Trovava che Roma era una città di provincia, volgare, incolore e sporca. A poco a poco ha scoperto il vero volto di Roma: la sua atmosfera severa, la sua storia, la sua arte. E allora se ne innamorò. A Roma ritrovò il suo compagno di liceo Carlo Gay, studente di teologia, che in seguito diventò Vescovo, e conobbe il grande Lacordaire.
Lo affascinavano le solenni celebrazioni papali in San Pietro, le esecuzioni musicali della Cappella Sistina: non ne perdeva una. Quegli anni furono determinanti pel giovane musicista. Palestrina divenne il modello da seguire nello stile corale. Compose una Messa in stile palestriniano, che gli valse la nomina a Maestro di cappella onorario della chiesa di S. Luigi dei Francesi.
Quando stava per finire il soggiorno romano, la mamma gli chiese dove preferiva stabilirsi a Parigi: se presso le Missioni Estere o vicino all'Opera. Scelse le Missioni e, benché la sua attività fosse divisa tra chiesa e teatro, accettò subito il posto di Maestro di coro e di organista in quella chiesa.
Il ruolo di musicista di chiesa, la compagnia dei Padri delle Missioni, uniti al temperamento profondamente religioso del giovane Gounod, fecero nascere in lui la vocazione religiosa. A ventisei anni pensava seriamente di farsi sacerdote: «Già da parecchio tempo i sentimenti di religione si sono impadroniti di me con tale intensità che non fa che aumentare di giorno in giorno: più mi avvicino a Dio e più mi sento attratto. Dal desiderio di vivere presso di Lui, sono venuto al desiderio di vivere in Lui. E ciò ho fatto. E come ero felice! Non basta. Mi sono anche sentito chiamato al sacerdozio. Ho tanto su ciò riflettuto davanti a Dio e questo pensiero diveniva di giorno in giorno più bello, più intimo, più familiare. Non voglio più resistere a questo appello».
Seguì gli studi di teologia, come esterno, nel seminario di San Sulpizio. «Troverò i vantaggi spirituali della vita di raccoglimento e lontano dal mondo ove mi tocca vivere».
Ma si convinse che non era quella la sua vocazione.
La sua religiosità andò via via approfondendosi fino agli ultimi anni della sua vita. Allora scrisse i suoi oratori più belli: Gli Angeli Custodi, Christus factus est, Mors et vita. Era diventato ormai celebre per le sue opere teatrali, tuttavia prediligeva dedicarsi alla musica di carattere religioso.
In tutto cercava la perfezione: salire sempre più verso quella bellezza ideale di spirito e d'arte che coltivava nel cuore.
Come autore di musica sacra, Gounod ha avuto innumerevoli ammiratori. Non gli sono mancati pure tenaci oppositori.
Alcuni trovavano che il suo stile conservava qualcosa di teatrale anche nelle composizioni scritte per la chiesa: quelle melodie troppo sentimentali e dolciastre, quelle armonie troppo ricercate... Gli è capitato perfino di litigare col Parroco della chiesa delle Missioni per colpa della musica.
Non poteva essere altrimenti. Gounod era uomo del suo tempo. E se talvolta nelle opere teatrali, sedotto dall'antica modalità, cedeva a melodie di carattere diatonico (come nella celebre aria: C'era un re, un re ài Thulé), non raramente nelle composizioni sacre, cedeva a invincibili sollecitazioni di carattere teatrale.
La sua musica è stata paragonata alla sua persona: ha qualcosa di fluente, ben ravviato, che ricorda singolarmente la sua candida barba ben tenuta, spartita in due attorno al mento.
La musica è l'uomo.