Il fantasiosissimo maestro

Fra i grandi anniversari del 1991, il duecentocinquantesimo della morte di Vivaldi, insuperato compositore


di Emidio Papinutti

 

Articolo inizialmente apparso

 sull'"Osservatore Romano 

 

 

 

Questo è un anno ricco di celebrazioni musicali. Mozart si è già imposto come dominatore dell'anno, nel ricordo del bicentenario della sua morte (5 dicembre 1791). Ma questo è anche Tanno quadricentenario della morte di Vincenzo Galilei (2 luglio 1591), del bicentenario della nascita di Jacob Meyerbeer (5 settembre 1791), del centenario della nascita di Sergej Prokofiev (23 aprile 1891) e via dicendo.

Fra tanti centenari non è possibile tralasciare il ricordo dei duecentocinquant'anni della morte di Antonio Vivaldi. Resta ancora oscura l'attività del Vivaldi nell'ultimo anno di vita. Dal maggio 1740 cade su di lui una cortina d'inspiegabile silenzio. Si ignorava la data e il luogo della sua morte fino al 1938, quando Rodolfo Gallo li scoprì nel necrologio della Parrocchia di S. Stefano di Vienna. Antonio Vivaldi è stato sepolto nel Cimitero degli indigenti di Vienna il 28 luglio 1741. Per conseguenza è logico pensare che sia morto il 26 o 27 luglio di quell'anno.

Oggi nessuno si sentirebbe di sottoscrivere il giudizio di Carlo Goldoni: Vivaldi è un eccellente violinista ma un mediocre compositore. D'accordo sull'eccellente violinista, anche se noi non abbiamo avuto la fortuna di ascoltare le sue ammirate esecuzioni; ma è impossibile essere d'accordo col Goldoni nel giudicare Vivaldi un «mediocre compositore». Vivaldi, a 250 anni dalla sua morte, è universalmente riconosciuto come compositore sommo.

Antonio Vivaldi era nato a Venezia il 4 marzo 1678. È stato battezzato lo stesso giorno nella parrocchia di San Giovanni in Bragora, perché in pericolo di vita. È stato ordinato sacerdote il 23 marzo 1703. Per tutta la vita, Vivaldi ha ricoperto l'ufficio di insegnante, maestro di cappella e maestro dei concerti nel conservatorio della Pietà a Venezia. L'attività musicale delle ragazze della Pietà era ammirata dai veneziani. Per quelle ragazze Vivaldi ha scritto la maggior parte dei suoi concerti, delle sue cantate e delle sue musiche sacre.

In questo modo il «Prete rosso» ha avuto la possibilità di fare eseguire direttamente una quantità enorme di musica. Era infatti dotato di una facilità di scrittura che ha dell'incredibile. Si vantava di comporre più in fretta di quanto un copista potesse copiare la musica. Riusciva a comporre dieci concerti in tre giorni. Nella sua opera «Tito Manlio» si trova questa annotazione: «Musica di Vivaldi, fatta in cinque giorni». La sua attività creativa non conosceva soste neppure durante i suoi frequenti viaggi. E pensare che era di salute cagionevole, di costituzione gracile, di carattere difficile; che durante tutta la vita ha sofferto di stomaco e di «strettezza di petto».

Allo stato attuale delle ricerche, è impossibile giungere alla compilazione completa delle sue opere. Il catalogo delle composizioni vivaldiane ha del prodigioso: 46 opere (18 scritte per il teatro Sant'Angelo di Venezia), 180 Cantate, 734 Concerti, 22 Sinfonie, 73 Sonate, 3 Oratori: Juditha Triumphans, Mosè e l'Adorazione dei tre re magi al Bambino Gesù. E ancora musica vocale e musica sacra.

Della sua immensa produzione, solo una piccola parte (meno di un quarto) è stata pubblicata durante la sua vita, da editori olandesi, inglesi e francesi. I suoi manoscritti sono conservati nelle biblioteche di Dresda, Bologna, Parigi, Washington. Nella Biblioteca Nazionale di Torino esiste il fondo Foà-Giordano, che conserva 309 Concerti, 19 opere teatrali, 40 opere sacre, 300 composizioni strumentali e cantate e arie. L'Oratorio «Juditha Triumphans» è stato rappresentato per la prima volta a New York nel 1951. Incredibile!

È stato acutamente osservato che, dai titoli di alcune sue opere, è possibile capire la concezione personale dell'arte musicale che aveva Vivaldi. Nelle sue raccolte di Concerti infatti ha usato dei titoli veramente significativi: «L'estro armonico, La stravaganza, il cimento dell'armonia e dell'improvvisazione». La musica, secondo Vivaldi, consisterebbe in un doppio ordine di elementi: la fantasia (estro, stravaganza, invenzione) e il sapere, la salda dottrina musicale (armonia).

Vivaldi deve la sua riscoperta e la sua attuale popolarità al grande Bach. Dopo la sua morte, la musica di Vivaldi era caduta in oblio. È stata riscoperta grazie alla conoscenza delle trascrizioni che Bach aveva fatto di dodici concerti vivaldiani. Infatti la rinascita di Vivaldi comincia con l'anno 1945.

Tuttavia non si fa onore a Vivaldi chiamandolo il «Bach italiano». Benché nato sette anni prima di Bach, Vivaldi appare molto più fresco, più originale, più «moderno» del grande tedesco. Con la trascrizione dei dodici concerti vivaldiani, Bach ha assimilato lo spirito di Vivaldi, si è impossessato della tecnica strumentale e del modo di far cantare gli strumenti. Forse le musiche del Vivaldi hanno convinto Bach ad abbandonare le antiche forme derivate dalla danza (gavotta, giga, ecc.) per adottare l'alternanza fra tempi allegri e lenti, fra ritmi concitati e distensivi.

È vero che c'è chi confonde la musica di Vivaldi con quella di Torelli, di Corelli e di Albinoni: forse a motivo della tecnica e talvolta anche della forma. Ma è lo spirito che è nuovo in Vivaldi: quello spirito permeato di un lirismo moderno che anticipa il romanticismo; Temozione che s'insinua nella sua musica; il conflitto appassionato che suscita fra il solista e l'orchestra; la forza contemplativa dei tempi lenti; il colore smagliante che deriva dal suo ritmo.

Non è improbabile che Vivaldi ci riservi ancora qualche bella sorpresa negli anni a venire.