Tre donne al sepolcro

L'episodio evangelico delle tre Marie ha ispirato il più antico dramma musicale della Chiesa

di Emidio Papinutti

 

Articolo inizialmente apparso

 sull'"Osservatore Romano 

 

 

 

Il primo dramma sacro conosciuto, il più diffuso e il più popolare è la Visitatio Sepulchri, detto anche delle Tre Marie. Questo dramma sro ci è stato tramandato in più di quattrocento codici manoscritti, sparsi in tutta Europa.

Il dramma sacro Visitatio Sepulchri si presenta come una geniale elaborazione del testo di un responsorio pasquale: «Quem quaeritis in sepulchro». Comunemente si sostiene che il più antico documento musicale a noi giunto, che dimostri il responsorio «Quem quaeritis» incluso in un dramma autonomo e unitario da eseguirsi al Mattutino di Pasqua, sia il Tropario ms. 484 di San Gallo, della metà del decimo secolo. Il benedettino Pellegrino Ermetti invece sostiene una tesi molto suggestiva, che rivoluziona la storia dell'origine del dramma sacro. Lo studioso benedettino sostiene che il dramma sacro è nato nella regione aquileiese, verso il settimo secolo.

Che il dramma sacro sia nato verso il settimo secolo nella regione di Aquileia, Pellegrino Ernetti lo prova col codice 234 della Biblioteca Arcivescovile di Udine, uno dei codici aquileiesi più importanti, il quale si apre (mutilo) col dramma sacro che noi chiamiamo Visitatio Sepulchri. Questo manoscritto, con neumi in campo aperto, assai rudimentali e primitivi, è scritto con scrittura letteraria precarolina locale. Alcuni paleografi (Bischof e De Marinis) datano questo codice al secolo settimo.

Stando così le cose, bisognerebbe ammettere che il dramma sacro è nato nella regione del Patriarcato di Aquilelia nel settimo secolo.

Certamente il dramma sacro è sorto in maniera quasi spontanea dall'ufficiatura liturgica. Dalla liturgia al dramma il passo è breve, perché anche la liturgia, sotto certi aspetti, è dramma. La liturgia possiede i quattro elementi fondamentali del teatro: parola, azione, scena e musica. Questi quattro elementi della liturgia hanno contribuito insieme alla nascita del dramma sacro e del teatro moderno.

Il testo dal quale proviene il dramma della Visitatio Sepulchri, nel suo modello originale, è preso dal Vangelo di Marco (16, 1-7): «Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salomè comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. - Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?» - Quindi guardano e vedono che il masso è già stato rotolato via. Appare un Angelo che dice: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui».

Ecco il germe del dramma sacro. Il racconto di Marco, trasportato dalla forma descrittiva alla forma dialogata, cantato a due cori, e in seguito da due cantori, arricchito di interpolazioni e accompagnato da gesti, costituisce il fondamento del dramma sacro Visitatio Sepulchri. La ricchezza degli spunti suggeriti dalla narrazione evangelica e la fantasia di poeti e di musicisti, hanno apportato molte addizioni al primo nucleo: vengono aggiunti altri personaggi (Pietro e Giovanni), la Maddalena che invoca Gesù. Entrano in scena personaggi che non figurano nei vangeli, come il venditore di aromi, che talvolta assume tratti realistici e perfino comici.

Una delle redazioni manoscritte più interessanti della Visitatio Sapulchri è quella contenuta nel Processionale ms. CI, del Museo Archeologico di Cividale del Friuli, che risale al quattordicesimo secolo. Questo dramma (tardivo) rivela nei testi un'originale elaborazione degli elementi tradizionali e raggiunge nella musica grande e intensa efficacia. Manca l'inizio e l'azione comincia col lamento delle Tre Marie: «Colpito il Maestro, le pecore vagano miseramente, così partito il Maestro, i discepoli sono sconvolti e noi, essendo lui assente, siamo affrante dal troppo dolore». La Terza Maria invita le compagne ad andare al Sepolcro: «Se lo abbiamo amato da vivo, amiamolo anche da morto».

La struttura di questo dramma è molto elaborata: testi evangelici si intrecciano con testi di nuova creazione, melodie assunte dal repertorio del canto gregoriano s'alternano con melodie originali. Ma è proprio la musica che gioca il ruolo più importante in questo bellissimo dramma sacro. Impossibile descrivere la potenza drammatica del lamento di Maria Maddalena: «Cresce il dolore, il cuore trema per l'assenza del pio Maestro che ha salvato me, piena di vizi, liberandomi da sette demoni». Risulta a effetto splendente la graziosa fluidità della domanda di Cristo (Donna, perché piangi?), col ricchissimo vocalizzo che, sulla parola «Ploras», percorre in ventidue note tutta la gamma del modo di Re. Struggente la tenera eleganza melodica con cui Gesù chiama per nome la Maddalena (Maria!) e l'immediata forte risposta di Maria: «Rabbonì». Questo è il momento più drammatico: un dialogo serrato, sostenuto da melodie che, per bellezza espressiva, trovano pochi riscontri nella storia della musica.

Nel manoscritto del dramma sacro Visitatio Sepulchri di Cividale, assumono particolare interesse le didascalie che riguardano gli atteggiamenti che devono tenere gli attori: «Allora tutte le Marie vadano al sepolcro, lo incensino e ritornino al loro posto - Allora le tre Marie, in piedi, al loro posto dicano insieme - Maria dica in piedi - Gesù meravigliato le risponde - Gesù in piedi dice - Maria correndo verso Gesù dice - Maria si dirige verso il Coro e dice».

Il dramma delle Tre Marie termina col canto della Sequenza pasquale Victimae Paschali Laudes. La celebre Sequenza, attribuita al cappellano della corte di Enrico III, Vipone (+1050), s'inserisce spontanea nell'azione drammatica. All'annuncio di Maria di Magdala: «Davvero ho visto che il Maestro vive», il Coro entra con la richiesta: «Raccontaci, o Maria, cosa hai visto sulla via». E alla fine si scioglie il canto trionfale che unisce, in una sola voce, la voce delle Marie, del Coro e del popolo: «Sappiamo che Cristo è veramente risorto». La proclamazione gloriosa della Pasqua!