«Stabat Mater»: fede e poesia

Spunti drammatici e sentimenti dolcissimi nell'opera che ha aperto il bicentenario della nascita di Rossini

 

di Emidio Papinutti

 

Articolo inizialmente apparso

 sull'"Osservatore Romano 

 

 

 

Il bicentenario della nascita di Gioacchino Rossini ha messo in evidenza non solo la musica teatrale di questo grande compositore ma anche, e si direbbe in forma privilegiata, la sua musica di carattere religioso. Il bicentenario, infatti, è cominciato con lo «Stabat Mater» a Milano e a Bologna, con la «Messa di Gloria» a Pesaro e a Roma, con la «Petite Messe Solennelle» a Firenze e a Napoli.

Lo «Stabat Mater» è attribuito a Jacopone da Todi (M- 1306). Si trova riportato già in un Messale francescano dell'inizio del '300. Benedetto XIII lo ha introdotto nel Messale romano. Oggi è utilizzato nella liturgia della Beata Vergine Maria Addolorata (15 settembre) come «sequenza» alla Messa e come inno alle Lodi, ai Vespri e all'Ufficio delle Letture. La pietà popolare continua ad usare le strofe di questa commovente poesia nella pia pratica della Via Crucis.

Ricchezza a profondità di partecipazione umana al dolore di una Madre che assiste alla morte del Figlio: spunti drammatici e sentimenti dolcissimi, slanci di generosi affetti e di profonde emozioni s'intrecciano, si sviluppano e si sovrappongono. Poesia drammatica, passionale: esuberanza di termini e varietà d'interpretazione, contemplazione e stupore, invocazione e commossa partecipazione, fede e pietà.

Lo «Stabat Mater» è uno dei testi più musicati di tutta la letteratura. Pellegrino Santucci, nella sua opera monumentale «La Madonna nella musica», cita oltre trecentocinquanta nomi di musicisti che hanno musicato queste strofe. E vi figurano i più bei nomi della storia e della musica: Palestrina, Lasso, Gaffurio, Vivaldi, Scarlatti, Haydn, Pergolesi, Boccherini, Schubert, Liszt, Gounod, Verdi e via via fino ai contemporanei Poulenc, Perosi, Refice, Penderecki, Labroca, Testi, Montani, Pannain. Nicola Zingarelli ha musicato diciotto volte questo testo e lo stesso Santucci l'ha musicato sette volte.

Ma lo «Stabat Mater» di Rossini fa storia a parte. Il grande Pesarese era ormai sulla quarantina quando prese in mano questo testo per musicarlo. Nel 1831 era stato invitato a visitare la Spagna dal ricchissimo marchese Alessandro Aguado. A Madrid gli chiesero di comporre uno «Stabat Mater». Dopo aver scritto sei numeri, Rossini affidò l'incarico a un altro musicista perché lo completasse. La composizione venne eseguita per la prima volta l'anno seguente, il Venerdì Santo, nella Cappella di San Felice del Real.

La prima edizione dello «Stabat» ha patito varie peripezie. Dopo dieci anni, Rossini rifece la partitura e, nella nuova versione, lo «Stabat» venne eseguito, il 7 gennaio 1842, nella Sala Ventadour di Parigi. L'esecuzione suscitò grande entusiasmo. Un trionfo!

È doveroso sottolineare il fatto che l'esecuzione dello «Stabat Mater» di Rossini abbia avuto luogo a Parigi in una sala pubblica e non in una chiesa. Da questo si può dedurre che l'Autore non pretendeva di aver composto un'opera destinata alla liturgia ma piuttosto al teatro. Rossini si considerava «nato per fare l'opera buffa». Mai avrebbe pensato di far eseguire il suo «Stabat» durante una celebrazione liturgica. Come la poesia di Jacopone, anche la musica di Rossini è un'espressione drammatica, una sintesi di cupa tragedia e di affettuosa cantabilità. Appena l'«Amen» conclusivo potrebbe essere considerato musica di chiesa.

Anche la prima esecuzione italiana avvenne in una sala e non in una chiesa. A Bologna, il 18 marzo dello stesso anno, nella sala dell'Archiginnasio, alla presenza dell'Arcivescovo e del Cardinale Legato, lo «Stabat Mater» di Rossini, diretto da Gaetano Donizetti, ottenne un trionfo superiore a quello di ogni altra opera teatrale. Fu perfino coniata una medaglia commemorativa di quella memorabile esecuzione.

Le successive repliche dello «Stabat» furono sempre accolte con entusiasmo: la critica esaltava le qualità musicali e drammatiche di quello spartito. Tuttavia non sono mancate aspre critiche e interminabili discussioni. Chi esalta quella partitura, dove «la musica trabocca e un'onda sonora liricamente accesa, fervida e prepotente, molto spesso tocca i vertici dell'espressione drammatica e fa di questo "Sabat" un capolavoro con un successo colossale»; chi, al contrario, vi trova molte incongruenze e troppa confusione di stili, con l'aggiunta di arie degne dell'opera comica.

Era allora in atto una intensa campagna tesa a purificare la musica sacra dalle sfacciate infiltrazioni di musica profana e teatrale. Un gruppo di benpensanti lottava per riportare la musica sacra alle sue pure origini. Ora lo «Stabat Mater» di Rossini veniva quasi ad indicare una via diametralmente opposta a quella indicata da coloro che volevano purificare la musica destinata alla liturgia.

Luigi Ferdinando Casamorata, il fondatore dell'Istituto Musicale (oggi Conservatorio) di Firenze, compositore e critico musicale rispettato, così si esprimeva: «Mentre in troppo piccolo numero i buoni tentano con generosi sforzi ricondurre i traviati compositori di musica ecclesiastica sul retto cammino pretermesso da loro, che ne avverrebbe se si lasciassero tranquillamente armarsi, a scusa dei loro travisamenti, dell'esempio imponente di un grande come Rossini?». Non giudizi negativi sulla musica, ma piuttosto angustia per facili confusioni derivanti da quello stile.

Ma le polemiche sullo «Stabat Mater» di Rossini non si sono ancora placate. Emblematico il giudizio di Michel Ciry: «Ho ascoltato or ora lo Stabat Mater di Rossini. Incredibile musica che suscita sia l'indignazione che un folle sorriso... Non si può andare oltre nella incoscienza di una ridicola profanazione». Giudizio che francamente appare smoderato.