Il primo dei moderni l'ultimo romantico? Nel 1943 moriva il compositore russo Sergei Rachmaninof, stile eclettico e virtuosismo brillante
di Emidio Papinutti
Articolo inizialmente apparso sull'"Osservatore Romano
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Forse la «primavera» musicale russa è cominciata nel 1978, quando il coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretta da monsignor Domenico Bartolucci, ha effettuato una tournée artistica in Unione Sovietica. Allora alcuni avevano pensato o che i russi stavano impazzendo o che cominciava ad avverarsi la profezia della Madonna di Fatima. Una serie di sei concerti corali: in programma esclusivamente musica sacra di Giovanni Pierluigi da Palestrina. La Messa «Papae Marcelli», lo «Stabat Mater», il Cantico dei Cantici risonarono nelle sale da concerto della Russia sovietica. A tournée compiuta, Bartolucci commentava: «Cose incredibili. Un pubblico meraviglioso. Un entusiasmo indescrivibile. Al termine dei concerti applaudivano per oltre mezz'ora: battevano le mani, battevano i piedi, gridavano, chiedevano bis... Un fatto musicale sorprendente». Per il pubblico russo non si trattava solo di un fatto musicale sorprendente: si trattava di un'autentica scoperta. Allora in Russia la musica di Palestrina nessuno la consoceva. Nei concerti, la musica sacra era bandita in modo assoluto. Venivano eseguite musiche di compositori russi o di compositori occidentali, se sufficientemente «rivoluzionari». Mai si sarebbe potuto pensare a un concerto di polifonia romana. La proclamazione del «Credo» in pubblico, nel cuore di Mosca, assunse allora un valore storico e profetico. Questa memoria giova a comprendere meglio la personalità e l'attività artistica di un musicista russo, del quale stiamo ricordando il cinquantesimo anniversario della scomparsa: Sergei Rachmaninof, morto negli Stati Uniti il 28 marzo 1943. I musicologi diranno se Rachmaninof sia stato l'ultimo dei romantici o il primo dei moderni. Un primato nessuno glielo può togliere: è stato il primo dei compositori russi ad allontanarsi dalla Russia dopo la rivoluzione del 1917. Allo scoppio della rivoluzione riparò in Scandinavia e quindi si stabilì negli Stati Uniti d'America. Quando si allontanò dalla Russia, Rachmaninof aveva ormai quarantaquattro anni. Le prime esperienze musicali non erano state esaltanti. La sua prima opera non aveva avuto successo; la prima sinfonia non aveva incontrato il favore del pubblico. La delusione era stata tale, che il giovane artista dovette sospendere l'attività, per curare i suoi nervi. Finalmente arrivò il momento del successo, con il Concerto in do minore per pianoforte e orchestra. Diventato presto famoso, compì numerosi giri di concerti in mezzo mondo. Arrivata la rivoluzione scelse la libertà e affrontò l'esilio volontario. Amava intensamente la sua terra. Per tutta la vita soffrì la nostalgia della patria, ma non volle più rimettere piede nel paese in cui era nato. Figlio di una famiglia di antica aristocrazia, Rachmaninof non era nato con un cuore di leone. Eppure seppe affrontare coraggiosamente perfino la persecuzione morale. Nel 1931 la sua musica fu bandida dall'Unione Sovietica, perché giudicata, dagli organi del partito, «di tendenza decadente e di qualità men che media: particolarmente pericolosa sul fronte musicale della lotta di classe». Lenin aveva sentenziato: «L'arte appartiene al popolo. L'artista deve partecipare attivamente alla costruzione della società comunista». Altri compositori si erano adeguati alle direttive ufficiali. È il caso di Dimitri Sostakovic che, nel 1936, fu costretto a ritirare pubblicamente la sua Quarta Sinfonia. Di nascosto, però, ha preparato quella feroce satira contro la dittatura, «Manuale pratico per il realismo in musica», portata in scena per la prima volta alla recente Settimana della Chigiana di Siena. A distanza di cinquant'anni, l'artista ha risposto così alle direttive della dittatura. Rachmaninof, in libertà, ha continuato ad esprimersi con la sua arte. Stile eclettico, cosmopolita. Melodie di chiara espressività romantica. Virtuosismo brillante e alquanto esteriore. Non nutriva simpatie pel nuovo. Diffidava dei musicisti «moderni», perché era convinto che alcuni di quei musicisti sovvertivano le leggi della musica prima di essersene resi padroni. Compositore, direttore d'orchestra, pianista brillante: dove si presentava raccoglieva successi. Senza assumere pose controrivoluzionarie, senza sovvertire il sistema musicale tonale, col suo personalissimo linguaggio armonico legato alla tonalità, con la sua profonda drammaticità d'espressione, trovava vie nuove alla musica in pagine originalissime. Rachmaninof ha sentito forte il richiamo del sacro e lo ha espresso in pregevoli composizioni. Il mottetto «Deus meus» richiama l'antica polifonia cattolica; la «Liturgia di S. Giovanni Crisostomo» rievoca i riti ortodossi. Interessante, per l'espressione con cui viene interpretato 218 il testo sacro, la sua Messa in fa: una composizione molto eseguita nelle Americhe, che raggiunge alti vertici d'ispirazione religiosa. Le preferenze musicali di Rachmaninof s'indovinano dai titoli di alcune sue composizioni: sinfonie, concerti, notturni, romanze. Gli autori preferiti, a giudicare dai brani da lui trascritti, sono Bach, Corelli, Chopin e Paganini. Grazie alla «primavera» musicale russa, iniziata nel 1987, è oggi sperabile che la musica di questo grande compositore venga eseguita e favorevolmente accolta anche nella sua patria. |