«Rogamus Te mundi Regina...»

Maria vergine nella tradizione liturgica della chiesa di Aquileia secondo il processionale di Cividale

 

di Emidio Papinutti

 

Articolo inizialmente apparso

 sull'"Osservatore Romano 

 

 

 

Una delle note caratteristiche della tradizione liturgica della Chiesa di Aquileia è la particolare devozione verso la Madre di Dio. Ne sono prova la superba basilica di Popone, dedicata a Maria Assunta, e i numerosi canti mariani conservati nei codici liturgici. Quando il Patriarca di Aquileia fu costretto a trasferire la sua sede a Cividale, quel culto mariano, distintivo della Chiesa Madre, è continuato nella nuova sede. Infatti il duomo di Cividale, fin dalla seconda metà del secolo quinto, è dedicato a Maria Assunta.

Tra i codici liturgici conservati nel Museo archeologico di Cividale del Friuli, riveste particolare importanza il Processionale: codice musicale della fine del Trecento. Questo codice riporta dettagliatamente gli usi liturgici locali e i canti propri per l'estensione di tutto l'anno.

Non desta sorpresa il fatto che, tra i 185 brani musicali riportati dal Processionale di Cividale, quindici siano canti di carattere mariano, ma è indicativo il fatto che due di questi quindici canti siano ancora considerati inediti, in quanto non si trovano in altri codici già pubblicati.

In occasione della festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria, è bello ricordare questi due canti di probabile origine locale: canti che trasmettono un'eco della devozione e della musicalità del popolo friulano, quale si manifestava nel Medio Evo.

Il primo canto è un'antifona che veniva cantata ogni sabato da Pentecoste all'Avvento. Il clero e i fedeli si recavano in processione davanti all'immagine della Madonna, per cantarvi questa antifona. Un'antifona breve ma intensa di significato. «Audi, Virgo glorifica, -post Filium spes unica: - clemens et imperiosa, - nostra dele macula -acceptans nostra cantica - impetra fulcra coelica».

Il brano è evidentemente ritmico, caratterizzato dall'allitterazione della vocale finale di ogni verso, che finisce in A. I versi sono giambici dimetri.

Il contenuto è profondamente teologico: Maria è l'unica nostra speranza, dopo Gesù. L'appellativo «Virgo glorifica» potrebbe alludere alla glorificazione della Madonna nella sua Assunzione. Riconoscendo che caratteristiche della Madre di Dio sono la clemenza e la potenza, il popolo cristiano si rivolge a Lei per ottenere il perdono e i favori celesti.

«Ascolta, o Vergine glorificata, dopo il Figlio unica speranza, clemente e imperiosa: cancella le nostre colpe, accettando i nostri canti, dal cielo ottienici i favori».

La melodia di questa antifona è scritta in modo quinto: estensione fa-fa. La formula caratteristica di questo modo (fa-la-do) è ripetuta tre volte. Non è improbabile che questa antifona venisse eseguita a versi ripetuti e che il popolo riprendesse la melodia vocalizzando con la vocale A finale la melodia appena cantata dai solisti. Questa, infatti, era una tecnica usata frequentemente nelle processioni cividalesi. E questa melodia si presta ottimamente a una simile esecuzione, dal momento che ogni verso cadenza sulla tonica o sulla dominante del modo e che la nota conclusiva è sempre preparata da una terza discendente, che rende orecchiabile il motivo musicale ed efficace la nota finale.

La seconda antifona mariana inedita del Processionale di (dividale è una preghiera delicata e tranquilla. «Rogamus te, Virgo virginum, - Rogamus te, dignissima aeterni Regis porta; - Rogamus te, mundi regina quae sola meruisti esse ianua Christi, - ut ad proprium prò no-bis intercedas Filium».

«Ti preghiamo, Vergine delle vergini; ti preghiamo, o degnissima porta del re eterno, Ti preghiamo, regina del mondo; Tu che hai meritato di essere la porta di Cristo, intercedi per noi presso tuo Figlio».

Scritta in modo secondo, la melodia si mantiene sempre sulle note comprese tra la tonica e la dominante. Unica eccezione: lo slancio alla terza ripresa dell'invocazione iniziale (Rogamus té), che porta l'accento principale di tutto il brano. In questo caso troviamo la formula caratteristica, che appare in tanti brani scritti nel modo primo.

L'antifona Rogamus te veniva cantata il Mercoledì delle Rogazio-ni, quando la processione rientrava in chiesa. Questa antifona si trova anche nel Processionale di Aquileia, per essere cantata al rientro della processione del Lunedì Santo. Ciò fa pensare che questa antifona venisse cantata in diverse circostanze, ma sempre in un momento importante, qual è il rientro in chiesa di una processione.

A questi due brani inediti, ricavati dal Processionale di Cividale, se ne potrebbero aggiungere degli altri, presenti nei codici musicali aquileiesi. Ma questi due sono sufficienti a dimostrare l'originalità

della devozione mariana nel culto.

Normale il fatto che l'autore di questi due testi e della relativa melodia, sia rimasto anonimo. Noi possiamo immaginare l'ignoto autore, confuso nella collettiva estasi della preghiera comune, in un mattino di festa radioso di luce o al termine di una giornata di intenso lavoro e di fervente preghiera. Il suo nome si confonde nell'unica nostra lode; la sua preghiera diventa la nostra preghiera, traboccante di fede e di amore alla Madre del Signore.