Amadeus: un nome che non si smentisce Educato dall'infanzia ai sentimenti religiosi, Mozart si commoveva sempre di fronte ai misteri divini
di Emidio Papinutti
Articolo inizialmente apparso sull'"Osservatore Romano
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L'esecuzione della Messa dell'Incoronazione (K 317) di Mozart nella solenne celebrazione liturgica presieduta dal Santo Padre il 29 giugno 1985, è stata definita un «avvenimento di portata storica». Importante quella esecuzione per la presenza di complessi sinfonici dei Wiener Philarmoniker e del Coro Singverein di Vienna; importantissima per il prestigio del Direttore, Herbert von Karajan; ma importante l'avvenimento in se stesso, perché era la prima volta che veniva eseguita nella Basilica Vaticana, alla presenza del Papa, una Messa di Mozart. La musica sacra di Mozart è stata oggetto di valutazioni divergenti: giudicata piuttosto severamente dai Ceciliani tedeschi, Franz Xaver Haberl scrive: «Per ciò che concerne Mozart come compositore di musica liturgica, egli certo ha superato il suo tempo, in quanto a gusto musicale, è stato tentennante, superficiale, e per conseguenza privo di vita». Più riduttivo il giudizio di Kretschmar: «Se l'importanza delle Messe di Mozart, sotto l'aspetto personale e storico è grande, il loro valore oggettivo è appena discreto». L'esecuzione della Messa dell'Incoronazione a San Pietro, evento di portata storica, ha costituito un momento felice per una nuova indagine sul valore religioso della musica mozartiana. Anche in quell'occasione qualcuno ha parlato di «Messa-concerto». Enrico Cavallotti invece esaltava la «capacità di fondere il Bello al Vero e al Santo». In quest'anno bicentenario della morte di Mozart, le sue Messe verranno eseguite ogni domenica nel Duomo e nella Franziskanerkirche di Salisburgo; a Vienna, nella Michaelkirche, tutte le domeniche verrà eseguita musica sacra di Mozart. Ma si sa che le Messe di Mozart sono da sempre eseguite, e con particolare preferenza, nelle cattedrali di Vienna, Graz, Klagenfurt, Linz, Salisburgo, Bressanone, Praga, Budapest, Monaco. Uno dei direttori d'orchestra più appassionati di Mozart, Riccardo Muti, dichiara: «Mozart è sempre teatrale». Verissimo. Teatrale anche nella sua musica sacra. Ma è altrettanto vero che, come ricorda Muti: «Quello che Mozart ha scritto è quasi sempre divina perfezione». Ed è proprio questa «divina perfezione» che rende tanto apprezzata la musica di Mozart anche nella Liturgia. Musica non corrispondente pienamente all'ideale della musica sacra ma che, per la profondità dell'ispirazione e per la grandiosità dello stile, fa dimenticare ogni principio estetico e supera ogni obiezione. Un terzo della produzione musicale di Mozart è di carattere sacro o religioso. Il catalogo comprende diciotto Messe, due Oratori (La Betulia liberata, e Davide penitente), una cinquantina di Salmi e mottetti, alcune cantate, due Vespri, quattro litanie e sonate da chiesa e altri brani sciolti. Il primo brano di musica sacra Mozart lo scrisse a Parigi il 12 giugno 1766, all'età di dieci anni (il Kyrie in fa maggiore); l'ultimo è quel Requiem, scritto sul letto di morte e lasciato purtroppo incompiuto. La breve vita di Mozart è stata un viaggio infinito: un affannato rincorrere l'occasione propizia, una instancabile ricerca di impiego definitivo, un perpetuo scontro di orgoglio e di necessità. La morte lo colse quando sembrava che l'Imperatore stesse per nominarlo maestro di cappella del Duomo di S. Stefano di Vienna. Non ci resta che immaginare cosa Mozart avrebbe potuto lasciare se avesse potuto ricoprire a lungo quell'incarico, che gli avrebbe finalmente dato una sicurezza economica bastevole per dedicarsi completamente alla musica sacra. Per capire e gustare pienamente la musica sacra di Mozart bisognerebbe conoscere a fondo la sua religiosità. Aloys Greither, Francesco Maria Bauducco, Domenico Cipriani e altri hanno tentato di scandagliare la sua anima. Chissà che da questo centenario non emerga la profondità dell'anima del grande Salisburghese. Mozart sapeva immedesimarsi nel testo religioso e trasmettere i sentimenti che il testo gl'ispirava. Diceva: «Quando si è stati introdotti fin dalla prima infanzia, come è accaduto a me, alla mistica santità della nostra religione, e si ricorda il tempo in cui si era indotti a parteciparvi con sentimenti di trasporto, partecipando con pienezza di fervore ai divini Misteri, e si tornava via da essi più leggeri e più elevati; quando si è stati a tal punto da ricevere la santa Comunione inginocchiati, mentre veniva eseguito il toccante Agnus Dei... Quando prendo in mano per metterle in musica, quelle parole udite mille volte, tutto ciò torna interamente, e sta innanzi alla persona, e nuovamente mi commuove l'anima». Di fronte alla morte, Mozart ha toccato vette spirituali degne di un mistico. Scriveva il 4 aprile 1787: «La morte è il vero scopo finale della nostra vita; per questo da un paio di anni me la sono fatta amica... E ringrazio il mio Dio per avermi concessa la fortuna di aver l'opportunità di imparare a considerarla come la chiave per l'ingresso alla nostra vera beatitudine». Sembra riecheggiare il canto di san Francesco a «Sorella Morte». Stranamente la composizione più conosciuta di Mozart è una breve pagina di sole quarantacinque battute: il celebre Ave verum, composto il 18 giugno 1791, per la festa del Corpus Domini. Mancavano appena sei mesi alla sua morte. Ma questa è una pagina più che sufficiente per collocare Mozart tra i più grandi compositori di musica religiosa. Forse nessun altro ha interpretato in modo più liberante l'idea della morte, come lo ha fatto Mozart verso la fine di questo brano stupendo. |