«La perfezione della moderna musica»

Claudio Monteverdi, considerato il riformatore del melodramma

 

di Emidio Papinutti

 

Articolo inizialmente apparso

 sull'"Osservatore Romano 

 

 

 

Quasi sconosciuto nel secolo scorso, oggi Monteverdi è considerato uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi. Un genio che, in una società caratterizzata da contrastanti tendenze artistiche, quando la sensibilità musicale oscillava tra il gusto polifonico-madrigalistico e il gusto monodico-operistico della Camerata Fiorentina, è riuscito a proporre e a imporre una «seconda pratica» musicale: la «perfettione della moderna musica».

Claudio Zuan Antonio Maria Monteverdi era stato battezzato a Cremona il 15 maggio 1567. Aveva avuto per maestro di musica il concittadino Marco Antonio Ingegneri. A quindici anni pubblica una raccolta di Madrigali spirituali. Quando, a ventiquattro anni, entra a far parte dell'orchestra del duca Vincenzo Gonzaga di Mantova, è già conosciuto e apprezzato in quasi tutta Europa.

Monteverdi ci tiene ad essere e a proclamarsi «moderno». Ma la modernità della sua musica lo fa presto oggetto di polemiche e di aspre critiche. Il canonico bolognese Giovanni Maria Artusi gli dedica uno scritto: «L'Artusi, ovvero delle imperfettioni della moderna musica». Monteverdi risponde dopo cinque anni: «Per il trattamento delle consonanze e delle dissonanze, bisogna prendere in considerazione altre cose, oltre le regole di Zarlino, ossia ciò che soddisfa un sano buon senso, giustifica anche la maniera moderna di comporre». L'Artusi, in seguito, riconoscerà che Monteverdi aveva trovato «una nuova meravigliosa maniera di composizione, così pel canto, come per gli strumenti». E Monteverdi dichiarerà la sua soddisfazione: «Si quetò in maniera che per l'avvenire, volgendo la penna in lode, cominciò ad amarmi e stimarmi».

Monteverdi è considerato il riformatore del melodramma. Purtroppo, delle ventitré sue opere teatrali, di cui si ha memoria, se ne conservano solo due complete e parti di altre cinque. Ma dalla prima sua opera, «L'Orfeo», rappresentata a Mantova nel 1607, all'ultima, «L'Incoronazione di Poppea», rappresentata a Venezia nel 1642, le innovazioni apportate a questo genere musicale non si contano.

I tocchi moderni dello stile di Monteverdi sono innumerevoli: liberazione dai formalismi della polifonia, riscatto dalla retorica dei fiorentini, conquista dell'espressione drammatica delle passioni umane, caratterizzazione dei personaggi. E ancora abbandono del sistema diatonale per sostituirvi il cromatico, uso ricercato delle dissonanze, nuovi colori nell'orchestrazione e nuovi effetti di tremolo e di pizzicato. Un gigante che segna un'epoca: che precorre i tempi nella tecnica e nell'espressione, che lascia impronte indelebili in ogni campo della musica.

Il contemporaneo Marco da Gagliano, dopo la rappresentazione dell'Arianna, attesta: «Il signor Claudio Monteverdi, musico celebratissimo, compose l'arie in modo sì squisito che si può in verità affermare che si rinnovasse il pregio dell'antica musica, perciò che visibilmente mosse tutto il teatro a lagrime».

A quarantasei anni Monteverdi ottiene la nomina a Maestro di musica della Serenissima Repubblica di Venezia, cioè direttore della Cappella musicale della basilica di San Marco. Lascia Mantova e si trasferisce a Venezia, dove rimarrà fino alla morte.

Anche a Venezia porta un tocco di modernità. Lo avevano preceduto in quel posto Willaert, Archadelt, Zarlino, i due Gabrieli. Un posto ambitissimo. Monteverdi riordina la Cappella musicale, restaura il coro polifonico, insegna personalmente il canto, tre volte alla settimana offre pubbliche esecuzioni di musiche corali e strumentali. La sua popolarità sale alle stelle. Le cronache del tempo acquistano tocchi esaltanti: «Monteverdi, gloria del nostro secolo, fece uscire con le trombe squarciate, con isquisita e maravigliosa armonia».

Ottiene di essere ordinato sacerdote e, a sessantacinque anni, viene nominato canonico. Muore a settantasei anni, il 29 novembre 1643. I funerali si svolgono nella basilica di San Marco e la sua salma viene inumata in Santa Maria dei Frari.

L'Opera Omnia di Monteverdi è stata pubblicata, dal 1926 al 1942, in sedici volumi, a cura di Francesco Malipiero. Oltre centoquaranta titoli si riferiscono a composizioni di carattere sacro o religioso: messe, inni, salmi, mottetti, canzoni spirituali.

Tra la vasta produzione religiosa del Monteverdi, emergono i Vespri della Madonna: «Cantus / Sanctissimae Virgini / Missa senis vocibus / ac Vesperae pluribus decantandae / cum nonnullis sacris concentibus», pubblicati a Venezia nel 1610.

I Vespri della Beata Vergine sono considerati il capolavoro monteverdiano nel genere sacro. Ma dal complesso di molte circostanze, si ricava l'impressione che Monteverdi doveva nutrire una devozione particolare per la Madonna. Ha musicato cinque volte il «Magnificat» e cinque volte la «Salve Regina». Tra le sue opere figurano ancora le Litanie della Madonna, l'Ave Maria, Tirino Ave maris stella, la Sonata sopra Sancia Maria e quel Pianto della Madonna che, benché la melodia sia ricavata dal «Lamento di Arianna», costituisce una delle espressioni più profonde del dolore umano.

Monteverdi ha dedicato i Vespri della Madonna al Papa Paolo V. Nella dedica lascia scritto il suo testamento spirituale, la sua professione di fede. Fa voti che «con alacre animo e con grande impegno, io possa servire Dio, la Beata Vergine e Vostra Santità». Sono questi gli ideali e le devozioni del grande Claudio: Dio, la Beata Vergine, il Papa.