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LA QUESTIONE
Già nella prima emergenza, lo Stato aveva dato ampia delega alla Regione per la risoluzione dei problemi creati dal terremoto. La Giunta regionale ha dimostrato di non saper gestire tale potere, rifiutando di delegare agli Enti locali, quei compiti ai quali solo essi avrebbero potuto corrispondere con realismo e tempestività.
Con la legge regionale 17 si era cercato di ovviare con soluzioni insicure alla grande richiesta di prefabbricati. Tale legge si e dimostrata un ottimo modo per sprecare soldi e lavoro per ritrovarci dopo quattro mesi con un pugno di calcinacci in più.
Nel contempo la Giunta regionale appaltava a due ditte sole la fornitura delle baracche, e al CORIP i lavori di urbanizzazione. Le amministrazioni comunali venivano tagliate fuori da ogni intervento e non potevano fare altro che aspettare come la gente.
Le promesse che ci sono state fatte le conosciamo purtroppo tutti. Fine luglio consegna primo lotto di prefabbricati. Poi fine agosto, poi fine settembre. Alla fine di settembre, dopo la seconda emergenza, si inizia a lavorare sui terreni destinati alle baraccopoli. Ogni lavoro precedente e stato fatto dai militari e non dal CORIF.
La paura generata dalle ultime scosse e incrementata dall'allarmismo di certa stampa locale induce all'evacuazione volontaria della zona (ci ritorna in mente il detto "libars di scugnì là"). La gente comincia ora a notare che nella zona disastrata mancano l'assistenza ed i servizi più necessari, mentre a Lignano gli evacuati vengono sovvenzionati ed assistiti pienamente. Anche coloro che sono rimasti, gli ultimi, si chiedono se sia ancora giusto rimanere in tenda a lavorare rendendosi conto che sarebbe molto più comodo fuggire e lasciar fare ai volontari ed all'esercito. Il nostro popolo, definito anche con accenni retorici "sant, onest, lavoradôr", corre il rischio di perdere la volontà di rinascere acquistando contemporaneamente una deleteria mentalità da assistito, da terremotato di professione. Il falso benessere che aleggia tra gli sfollati di Lignano può essere il primo passo verso il disinteresse e la perdita di quella carica critica e costruttiva che contraddistingueva la stessa gente quando viveva in tendopoli e doveva, per forza di cose, collaborare alla soluzione delle cose. Vi e anche il rischio che il trasferimento a Legnano non sia che un parcheggio di forza-lavoro che potrà essere ingaggiata da imprese nazionali ed internazionali mentre si continuano a lanciare appelli per avere volontari ed operai e le industrie locali lamentano una grave mancanza di manodopera. Già da un pò di tempo la stampa locale riporta annunci economici che giudichiamo scandalosi. E' vergognoso approfittare del terremoto per farsi la domestica fissa e il giardiniere ammantandosi di carità cristiana.
E' indispensabile parlare fin d'ora di ricostruzione e deve essere la gente a farlo assieme ai tecnici ed agli amministratori. Bisogna sfruttare questi mesi inutilizzabili per la ricostruzione pratica e cercare assieme le soluzioni più adatte ad una pianificazione generale che rispetti le caratteristiche socio-culturali della regione.
Bisogna anche pensare ai problemi della scuola. Il fatto che buona parte della popolazione stia ancora a Buia, rende impossibile una soluzione unica? Nello stesso tempo, la permanenza, a Lignano dovrà per forza di cose terminare entro marzo; questo rende estremamente difficile completare l'anno scolastico laggiù. Bisogna quindi, secondo noi, che la parentesi "balneare" venga chiusa al più presto. E' necessario che si riporti la gente a Buia e negli altri paesi disastrati per cominciare in loco un anno scolastico diverso nei tempi ma tuttavia efficiente.
Tutti i problemi che emergono da questo articolo, hanno una sola soluzione: l'immediata installazione di ricoveri sicuri ed il conseguente rientro della gente ai paesi d'origine. Chiediamo quindi al Commissario straordinario Zamberletti un impegno concreto di attuazione delle sue promesse in tempi quanto più brevi possibile. Garantendo tale impegno, l'onorevole Zamberletti risponderebbe pienamente all'ampia delega di poteri che gli è stata data dal Governo e dimostrerebbe la volontà, che riteniamo lo animi, di dare inizio ad un reale processo di ricostruzione.