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Un appello per l'arte e la cultura popolare

Andreina Ciceri scriveva sul Messaggero Veneto:

"Ho percorso in bicicletta la mia Buia martoriata, così vasta e tutta appiattita dalle ruspe, polverosa e arsa dal sole nei vasti spiazzi artificiali: non ho ritrovato più qualche antico pozzo sacrificato senza ragione, non ho trovato più gli ombrosi porticati, oramai divenuti macerie nelle pubbliche discariche, ma ho ritrovato con sollievo un mio vecchio amico, ancora intatto benché un poco ruotato su sé stesso: uno stipite di portone che il vecchio Gherbezza di Solaris chiamava "il Turco", uno stipite lavorato nella tipica pietra delle cave buiesi, "Piere di Buje, no val nuje!" dicevano i vecchi. Eppure: eccola intatta! L'anonimo autore, che ha abbellito tanti portoni della, zona, scolpendo leoni o mascheroni nelle chiavi di volta, ..., ha lanciato in questo stipite il suo capo d'opera, ... Mi è parso un miracolo rivedere intatto il mio Turco, ma, trovandosi nella frazione di Madonna, dove le macchine della demolizione ... hanno mutato completamente l'aspetto del luogo, mi domando se domani esso mostrerà ancora ai passanti il suo grottesco cipiglio."

Purtroppo, cara Andreina, il "tuo" Turco non lo rivedrai più al suo posto passando per Madonna. E' stato venduto per poche migliaia di lire; adesso mostrerà il suo grottesco cipiglio in qualche soggiorno o giardino da qualche parte d'Italia.

Se vogliamo però che i paesi della nostra infanzia conservino e ritrovino domani quei segni del passato a cui siamo così tenacemente legati occorre promuovere una vasta azione di sensibilizzazione della popolazione.

Occorre cioè spiegare alla gente che quelle vecchie pietre del por-ton o quei quattro ferri battuti vanno messi da parte con la stessa cura e pazienza che si usano per i fagioli e le patate. Con la stessa attenzione con la quale si sono sottratti alle ruspe i vecchi mattoni della casa demolita. Occorre convincere tutti, per il bene di tutti che vanno decisamente rifiutate quelle poche migliaia di lire che troppo spesso vengono offerte in cambio delle "robe vecchie".

E' necessario quindi sollecitare i nostri amministratori affinché mettano subito a disposizione un locale nel quale raccogliere e difendere tutti questi ricordi. Ci impegneremo a trasformare questo luogo in "Museo", museo di storia e cultura popolare dove tutta la gente di Buia potrà ritrovare la propria infanzia, il proprio patrimonio artistico collettivo e, camminando fra pietre, ferri arrugginiti dei vecchi portoni, quella parte del proprio paese che non e stata cancellata dal terremoto e che non è stata abbandonata nelle pubbliche discariche.