RITORNA ALL'INDICE | PRECEDENTE | PAGINA 2 | SUCCESSIVA |
la questione
Il ripetersi degli attentati e della pratica del terrorismo a, Roma, a Sesto S. Giovanni e a Brescia, se da una parte non può non suscitare il nostro sdegno e la nostra condanna, dall'altra, ci fa riflettere sul fatto che il loro moltiplicarsi non è altro che il risultato di contraddizioni non risolte, di bisogni non soddisfatti. Tante volte sentiamo ripetere che la nostra società è violenta. Ciò manifesta la esistenza di un clima, di tensione che ognuno di noi, in determinate condizioni, percepisce.
Magari in Friuli, nelle sue campagne come nelle sue piccole città la gente vive ancora in condizioni di relativa armonia, di quasi sicurezza, di affetti. Il Friuli, infatti, non ha provato, ancora, gli effetti di un tumultuoso sviluppo industriale, incontrollato, contraddittorio come è avvenuto in alcune zone dell'Italia.
E' più facile che la nostra Regione viva ancora un'esperienza di sottosviluppo piuttosto che di sviluppo.
Ma pensiamo alle grandi città industriali, popolate da milioni di persone ammucchiate, negli enormi condomini-dormitorio delle periferie, pensiamo ai rapporti tra di esse, basati sul mero "pagamento in contanti", pensiamo alle enormi ricchezze di alcuni in contrasto al "tirare avanti" della, maggior parte, pensiamo ai bombardamento continuo e pressante delle menti e delle volontà operato da mezzi di comunicazione di massa, (cinema, pubblicità, ecc.), e non avremo difficolta, a renderci conto di come, in quelle società, da queste contraddizioni, si sviluppi un clima di tensione, violento, un bisogno fondamentale di "sfogarsi", di tutti e contro tutti, di cui questi attentati sono un prodotto non secondario.
La "colpa" di questi "delinquenti" è, in base a queste riflessioni, nient'altro che quella di voler esasperale, probabilmente per fini politici eversivi e fascisti, una situazione che rispecchia una "qualità di vita" ormai stabilizzatasi. La loro "strategia" e quella di creare nei singoli una situazione di confusione, di paura, e di sfiducia nei confronti sia del prossimo sia delle istituzioni che dovrebbero proteggerli.
Può parere strano che, su queste pagine, parliamo di questi fatti; in effetti non lo e poi molto se pensiamo ai ritardi ed alle inadempienze di cui i Friulani terremotati sono vittime di questi tempie Ciò contribuisce ad aumentare quel clima di sfiducia, e di scetticismo che il velo di silenzio che copre questi fatti o, peggio, il trionfalismo falso di certe "consegne" di prefabbricati non aiutano certo a dissipare. Per esempio: creare delle situazioni in cui la gente possa, discutere concretamente di ricostruzione, come nel caso dell'incontro-dibattito con il poeta, friulano L. Zanier a Ursinins, e notare l'assenza, dei principali responsabili dell'Amministrazione comunale non ci pare né di buon auspicio né di aiuto alle istituzioni stesse.
In fondo, questo non-governo, la mancanza di un'azione-guida positiva e concreta da parte dei nostri amministratori locali e nazionali, o peggio, l'assenza di essi laddove qualcosa di positivo e concreto nasce dalla gente, producono gli stessi effetti di disorientamento e di sfiducia degli atti terroristici.