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A proposito del documento D.C. sulla ricostruzione

 

E' apparso in questi giorni il "Documento programmatico per la ricostruzione e la rinascita del Comune di Buja", contributo del gruppo consiliare della DC.

Tale documento costituisce uno sforzo, anche se in alcune parti appare nebuloso e contraddittorio, di approfondimento ideologico riguardo alle direttrici che dovranno presiedere alla fase di ricostruzione. La preoccupazione principale, ci sembra, e quella di tener fede all'"identità storica, spirituale, sociale e culturale" della popolazione e alla "organizzazione sociale che gli ha dato fisionomia ed unità inalterabili". Si afferma che: "Il terremoto non e da ritenersi come fase di soluzione di continuità (non costituisce, riteniamo di capire, una frattura con quanto ha preceduto),... e, nella valutazione concreta del trauma fisico e psicologico della popolazione friulana, non si pone come fattore dilacerante della struttura storico-sociale".

Al dilà del cerebralismo dì questa frase, in essa, vediamo riassunta la principale contraddizione del documento: il fatto che da una parte si ammetta il trauma fisico e psicologico della popolazione friulana, dall'altra si afferma che, tutto sommato, questa disgrazia non costituisce un "fattore dilacerante", non e un avvenimento storico, interpretiamo, che rompe con il pre-terremoto, e che colpisce dritto dritto nel cuore della gente di Buja e del Friuli, sradicandola violentemente dai suoi affetti, dai suoi punti di riferimento (la casa, la piazza, la chiesa, l'osteria, il paese,...) e dalle sue abitudini.

Stupisce, a questo punto, che si riponga tanta preoccupazione e tanta, ansia, si direbbe, nel voler ristabilire e rispettare le tradizioni popolari della storia precedente il terremoto quando nulla, nelle intenzioni della Democrazia Cristiana, e cambiato e perciò nulla ha bisogno di essere ristabilito o recuperato.

"Ogni discorso sulla ricostruzione sconta un fondo di ambiguità e limitatezza nelle misure in cui ripropone come riferimento le condizioni precedenti di utilizzazione del territorio friulano" (C.R.D.). Questa e la nostra idea, che ci distanzia dalla posizione della DC: E' sulla consapevolezza che la ricostruzione del Friuli non si può far risalire al 6 maggio del 1976 che si fonda la nostra attività di circolo culturale ricreativo, contro chiunque altro veda la rinascita semplicemente come un momento di ripristino di strutture che non eliminino quegli elementi che storicamente opprimono il Friuli, E ci riferiamo al mancato sviluppo economico, causa principale della forte emigrazione, alla sfrenata utilizzazione militare del nostro territorio che, con le servitù militari, impone vincoli e difficoltà a non finire, alla repressione delle nazionalità friulana, slovena e tedesca, che avviene in vari modi.

Coloro che si riempiono la "bocca parlando di ricostruzione ma, ripropongono sostanzialmente l'immagine del Friuli sottosviluppato ed emarginato (in particolare ripropongono la struttura familiare della produzione agricola e il part-time senza nemmeno accennare alle possibilità produttive ed economiche delle Forme associate di produzione), non potranno certo soddisfare i "bisogni fondamentali" del popolo friulano e di Buja.

Ciò che i friulani non vogliono, e che hanno sempre condannato come vuota e inconcludente "politica" sono i politicanti parolai e venditori di fumo, la demagogia spicciola e l'arroganza di chi ricerca il potere per il potere senza risolvere i problemi che tradizionalmente ormai pesano sulle spalle dei friulani.