RITORNA ALL'INDICE PRECEDENTE PAGINA 9 SUCCESSIVA

LETTERA APERTA di William Covasso

 

Queste quattro righe vorrebbero essere uno spunto, un'idea per un modo diverso di gestire, o meglio di "vivere" il nostro giornale.

Spunto e proposta che vorrei indirizzare non solo agli amici e compagni che aderiscono all'A.R.C.I. ma in special modo a quanti leggono I 'InformARCI.

Fino a ora, vi e stata nel gruppo di redazione l'idea che "InformARCI" debba essere un periodico aperto a tutti e possibilmente scritto da tutti. Non mi pare che siamo riusciti a tanto. L'idea é senz'altro ottima ma si e, secondo me, arenata almeno per due motivi.

Il primo è la poca dimestichezza che noi tutti abbiamo con la penna e con lo scrivere; la nostra gente usa come mezzo di espressione principale la forma orale: i perché sono molti e ne potremmo anche discutere nei prossimi incontri o sui prossimi numeri del giornale.

Il secondo motivo é, a mio giudizio, dovuto alla nostra estrazione pliitico-culturale. Mi spiego: noi tutti proveniamo dalla militanza in questo o quel partito o comunque arriviamo a una organizzazione di massa come l'ARCI con l'esperienza dei partiti a cui aderiamo privatamente. Siamo quindi, come associazione, una unione di diversi. E siamo abituati al modo di agire dei partiti, con una linea da portare avanti, con organi di stampa che sono doverosamente e giustamente di parte. Ma l'ARCl non è un partito e il nostro giornale non deve essere solo l'organo della nostra associazione.

Invece, nel fare I'InformARCI, noi abbiamo creduto opportuno, consapevoli delle diversità che sono tra noi; discutere gli articoli "prima" di pubblicarli e quindi ci siamo autocensurati. Abbiamo cercato di uscire in pubblico presentandoci come un fronte unico più che unitario. Abbiamo cercato cioè l'unanimità. E' qui, secondo me, che abbiano sbagliato. Per due ragioni abbastanza importanti: la prima che non è giusto che io che sono comunista debba smettere esserlo, come non e giusto che chi e qualsiasi altra cosa debba rinunciarvi; la seconda, che non e giusto che il lettore abbia a leggere sempre e solo le conclusioni di un dibattito interno a noi senza assistervi.

Spetta secondo me ai lettori trarre le conclusioni e quindi sia il nostro giornale la sede del dibattito. Ognuno di noi scriva ciò che crede su ciò che ritiene importante o comunque di pubblico interesse assumendosene la piena responsabilità. Siano i lettori a giudicare ed esprimano i loro pareri attraverso il giornale.

Questa è quindi fa mia proposta. Facciamo di InformARCI un giornale vivo e vissuto da quanti lo leggono e da quanti lo scrivono, sperando che entrambe le categorie abbiamo a crescere numericamente e qualitativamente.

E' uno spunto indirizzato, come dicevo, a tutti e che non trae origine da disaccordi o insoddisfazioni mie personali ma dalla ricerca di fare di più e meglio che anima, ne sono convinto, tutti noi.

Il nostro fine, secondo me, non è quello di fare un giornale tanto per farlo, ma quello di crescere assieme agli altri facendolo crescere. Se siete d'accordo datemi una mano scrivendolo, se non lo siete, scrivete per farmi capire dove sto sbagliando.

 

P.S. Ho partecipato, alcuni anni fa, alla stesura del primo e unico numero di "PUNTO A CAPO" che forse qualcuno ricorderà ancora.

Nell'articolo di fondo dicevamo: "...così porteremo avanti le nostre opinioni, felice di poter sentire anche quelle degli altri senza pretesa di unificarle, perché, come disse ne! 1943 il giudice Jackson della Virginia occidentale negli Stati Uniti d'America, la unificazione obbligatoria delle opinioni si conclude solamente nella unanimità dei cimiteri...". Punto a Capo é uscito nel febbraio del 1972.