RITORNA ALL'INDICE | PRECEDENTE | PAGINA 2 | SUCCESSIVA |
I Consigli di Frazione
Alle elezioni amministrative del 15 Giugno 1975 tutte le forze politiche democratiche avevano inserito nel programma elettorale l'istituzione dei consigli di frazione.
Pochi mesi dopo le elezioni, grazie alla spinta imposta da MF,PSI,PSDI e PCI, si è avuta la prima riunione della Commissione Comunale per i Consigli di Frazione, che è composta da un rappresentante per ogni Gruppo Consiliare. Purtroppo la legislazione italiana sull'argomento era, a quel tempo, molto carente. La Legge che ha permesso alla Commissione di preparare un regolamento è infatti dell'8 Aprile 1976.
Le riunioni della Commissione riprendono quindi solo dopo il terremoto, più o meno in Luglio/Agosto. E si riprendono sull'onda dell'esempio dato dalla popolazione con la nascita spontanea di quei comitati di borgata che, nati nei modi più disparati, tentano di coordinare le richieste della gente e di portarle all'attenzione degli amministratori quando non riescono a soddisfarle da sé.
Raramente tali comitati, pur riconosciuti ufficialmente a più riprese, riescono nel loro intento. L'abitudine ormai acquisita e la relativa facilità dei rapporti clientelari che alcuni cittadini riescono ad instaurare con alcuni amministratori pongono subito questi comitati in una posizione quasi insostenibile: sono tra l'incucine e il martello. Dopo simili esperienze lo slancio iniziale viene scemando lentamente senza che la Giunta Municipale faccia niente per ridare credito e possibilità a questi comitati.
Alla data odierna, se non ci sbagliamo, dei primi comitati resta in vita solo quello di Madonna, nonostante manchi di qualsiasi effettiva possibilità di azione. Sappiamo però che alla baraccopoli "Gjambarin" di S. Floreano i capifamiglia hanno messo in piedi qualcosa di molto simile ad un comitato.
Quindi non tutto è perduto. La gente continua a sentire e sempre in modo maggiore l'esigenza di chiarezza, di conoscenza, di partecipazione, in una parola di reale democrazia.
Non Vorremmo insegnar niente a nessuno ma ci pare doveroso, a questo punto, ricordare che democrazia significa sopratutto e prima di tutto "governo di popolo".
A Buja invece fino ad ora, il popolo che pure ha espresso delle volontà precise è solo venuto a conoscenza, dopo, delle decisioni che altri, sia pure sulla base della delega elettorale, avevano preso.
Le scuole, le aree per gli insediamenti produttivi (con l'unica eccezione per quella artigianale "des Polvaries"), il polianbulatorio, le mucche olandesi e via dicendo sono passati silenziosamente come alianti sopra le nostre teste e sembra che noi dobbiamo star solo a guardarli impotenti a dare un giudizio e per disinformazione (informarci fà quel che può ma non basta senz'altro), e perchè ci dicono che ormai è deciso e non è più possibile fare varianti (il che significa forse che non si è capaci di correggere i propri, comprensibi1i, errori).
Ora più che mai quindi bisogna premere perchè si facciano al più presto le elezioni dei comitati di frazione. A quanto ci risulta il regolamento studiato dalla Commissione ed approvato dal Consiglio Comunale nell'Ottobre 1976 è stato respinto in Gennaio dalla Commissione Provinciale di Controllo perchè necessitava di alcune modifiche. La Commissione si è riunita di nuovo ed ha apportalo le correzioni richieste.
In linea di massima si tratta di cambiamenti di tipo tecnico-burocratico, per cui la sostanza rimane praticamente immutata. Bisogna ora che si convochi il Consiglio Comunale per approvare il nuovo testo e sottoporlo di nuovo al giudizio della Comm. Prov. di Controllo. Percorso questo iter il regolamento entrerà in vigore ed entro sei mesi dalla definitiva approvazione si avranno le elezioni, i tempi tecnici sono quindi albbastanza lunghi e ci permetteranno di scrivere e discutere molto sull'argomento. Resta comunque doveroso per tutte le forze politiche portare a compimento nel più breve tempo possibile questa che sembra essere oltretutto la prima iniziativa realmente unitaria del nostro Comune.